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colori del bene (I)   € 10,00
 
  Achille C. Varzi
       
 
 
ISBN   9788897806936
     
Editore   Orthotes
   
Collana   Festival
     
Genere   Filosofia occidentale: dal 1900
     
Pubblicazione   2015
     
Disponibilità   In commercio, di facile reperibilità

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  La filosofia è sempre stata coinvolta nella responsabilità di un autentico "vivere bene". Lo ricordava già Seneca a Meneceo. Al di là delle differenze derivanti dalla dimensione non semplicemente individualistica, ma etica e politica del vivere, noi contemporanei ci sentiamo chiamati a stabilire la possibilità di una "globalizzazione" del bene. Per uscire dalle strettoie del senso unicamente negativo, che al soggettivismo si può dare in questo campo, è richiesta la disponibilità ad accettare un mondo "policromo" di valori. Pertanto, muovendo dal pluralismo estetico e procedendo con rigorose argomentazioni, ci si sforza di dimostrare come solo una difesa adeguata del pluralismo etico possa tentare di dare soluzione al dilemma sull'oggettività o convenzionalità del bene.
       
Recensione a cura di: Orthotes RECENSIONE DI FRANCESCA RIGOTTI SU "IL SOLE 24 ORE" DEL 13 SETTEMBRE 2015 // Se qualcuno immagina che al Festival di Filosofia al mare, che si tiene a luglio tra Francavilla e Ortona, si parli di cose futili e leggere, basterà che prenda in mano questo volumetto, nato all'interno di quella iniziativa, per cambiare immediatamente idea. Achille Varzi vi affronta infatti di petto uno dei problemi centrali di tutta la filosofia, morale e non solo, quello che si chiede: esiste un fondamento necessario ed eterno del bene, o bene e male sono soggettivi e culturali? Il problema, di grandissima attualità, ha remote origini, che Varzi condensa nella domanda socratica contenuta nel dialogo Eutifrone: «Il santo viene amato dagli dei in quanto è santo, ovvero in quanto viene amato [dagli dei] è santo?». In altri termini, apprezziamo il bene perché è buono, o il bene è buono perché lo apprezziamo? E in altri termini ancora: il bene o il male delle cose è una loro caratteristica intrinseca (approccio realista) oppure è espressione di un certo modo di rappresentarsi le cose (approccio antirealista o convenzionalista)? Anticipo la preferenza di Varzi il quale, come molti di noi, propende per la seconda posizione, ma che oltre a dichiarare tale simpatia, la argomenta con grande chiarezza; ed è proprio la sua capacità di esporre e spiegare a tutti, erroneamente chiamata «divulgazione», che rende queste paginette così luminose. Il metodo prescelto per partire è quello dell'analogia, non condiviso da tutte le scuole filosofiche, ma che è di certo nelle nostre corde. Esso mostra che i valori etici corrispondono non alle qualità primarie delle cose, ma alle qualità secondarie, secondo la terminologia di Galileo, Locke e Hume: i valori di bene e male non risiedono nella natura delle cose dal momento che ne rappresentano caratteristiche estrinseche; come i colori, che non sono posseduti dalle cose se non relativamente alle esperienze che ne fanno gli osservatori esterni sotto l'effetto della luce. Ecco che ora si capisce il titolo, I colori del bene, il bene come colore, non intrinseco all'oggetto ma sensazione soggettiva dell'umano che guarda gli oggetti. Attenzione però, mette in guardia Varzi, dai limiti dell'analogia tra valori e qualità secondarie, che potrebbe persino portare acqua al mulino del realista morale; meglio rivolgersi allora ad altre analogie, pur sempre tali, per esempio a quella tra valori morali e valori commerciali, tali per convenzione: l'oro è prezioso perché noi lo riteniamo tale e per null'altro; l'anello d'oro è prezioso perché è fatto d'oro e perché è una fede che nella nostra società sancisce il legame del matrimonio, etc. La parte finale affronta la questione del relativismo etico che deriverebbe dalla posizione antirealista, vero spauracchio dell'oggettivista fondamentalista e intollerante; il fantasma del relativismo consentirebbe che tutto sia permesso alla luce della (falsa) inferenza che dice che tutti i valori sono uguali. Ma il relativismo afferma soltanto che i valori sono più di uno quindi diversi (pluralismo), e che con questa varietà occorre fare i conti tramite il dialogo e il confronto propri del metodo democratico, cercando di estendere il cerchio del «vivere bene», la sfida originaria della filosofia, affinché assorba settori sempre più ampi della collettività, in una globalizzazione del bene che vada al di là delle differenze culturali e sociali. Insomma Varzi afferma senza mezzi termini la sua predilezione per il soggettivismo e il non-realismo etico, per quanto riguarda il piano della prescrizione, lasciandoci il desiderio di altre analogie in merito alla descrizione della realtà. Come la mettiamo infatti con le proprietà intrinseche delle cose, massa, peso, caratteristiche chimico-fisiche? Al prossimo festival, al mare o in montagna.
 
 
 
 
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