Editore Giometti & Antonello - Ultime novità | P. 3

Giometti & Antonello

Metafisica della puttana

di Laurent De Sutter

Libro: Copertina morbida

editore: Giometti & Antonello

anno edizione: 2017

pagine: 102

«Nella sua maniera ambivalente, Lulu era dunque un'incarnazione della verità: il riflesso che rinviava a chi desiderava possederla era il riflesso del vero - ma di un vero che non era una qualità o una proprietà. Vero era soltanto l'attimo del riflesso, l'attimo dell'immagine vuota che rinvia a chi la osserva il suo stesso sguardo, permettendogli improvvisamente di coglierlo. Perché non è vero che non è possibile cogliere il proprio sguardo: è sufficiente avvicinare una puttana perché esso diventi improvvisamente visibile, ma di una visibilità impossibile, insopportabile».
16,00

Il ballo dei pescicani. Storia di un forzato

di Aldo Pomini

Libro: Copertina morbida

editore: Giometti & Antonello

anno edizione: 2016

pagine: 282

I libri che spingono a pensare facendo sorridere sono rari, e molto spesso sono frutti più o meno fortuiti di esperienze anomale, straordinarie. Anche nel caso de "Il ballo dei pescicani", autobiografia-romanzo-testimonianza di un irregolare puro, ci si trova di fronte a una sorta di anomalia della letteratura, un'eccezione alla regola, tanto più perché Aldo Pomini (1911-1979) non è un letterato, e forse non è nemmeno uno scrittore, se per scrittore si intende chi fa della scrittura una professione. Pomini, al contrario, è scrittore per accidente, per grazia. Nato a Bange, nel cuneese, e trasferitosi bambino a Tolone, cresce in un ambiente proletario e finisce per diventare un piccolo delinquente. A causa di una rapina maldestramente fallita ad un ufficio postale, sarà condannato ai lavori forzati, che sconterà in quella Guyana francese diventata famosa anche grazie al bestseller "Papillon". È la storia di questa prigionia che si racconta nel libro, con i tentativi di fuga e i suoi colpi di scena, nel mondo variegato e mirabolante di coloro che noi borghesi - come scrive Pasolini nella recensione che fece di questo libro nel 1974, qui ripubblicata - chiamiamo «banditi». È una realtà che confina con l'allucinazione, anche per il linguaggio «in purezza» usato da Pomini per descriverla, spontaneo, sgangherato e imprevedibile, in cui si mischiano francesismi e ispanismi, l'italiano regionale popolare, il patois provenzale, le parole gergali dei galeotti e della mala. Un linguaggio che è tutto il suo autore, e dà corpo a un'opera che, come dice il curatore nella prefazione, «è il frutto di un patto dell'autore con se stesso prima che col lettore: dirsi quello che è stato e quindi fare in modo che il lettore non legga ma ricordi quello che lui sta raccontando. Il lettore diventa un socio delle sue malefatte, un compagno della sua prigionia, un fantasmagorico testimone-spettatore, e la sua partecipazione ha i tratti irregolari di una logica immaginifica, la lettura è un ascolto, l'immersione nel resoconto di un sogno». Il testo di Pier Paolo Pasolini riproduce la versione pubblicata in "Descrizione di descrizioni".
18,00

Gilles

di Pierre Drieu La Rochelle

Libro: Copertina morbida

editore: Giometti & Antonello

anno edizione: 2016

pagine: 572

Romanzo-romanzo, romanzo-saggio, "Gilles" è la narrazione in terza persona della vita di un intellettuale francese tra le due guerre, preso nel gioco spietato delle idee e delle passioni estreme entro cui si attorciglia la sua ricerca di un senso ultimo. Autobiografico romanzo della decadenza, raffinato e cinico, è la storia di un giovane che piace alle donne e ama la guerra. Di ritorno a Parigi dopo le trincee della prima guerra mondiale, egli si scontra con la morale del mondo borghese, che cerca di superare dall'interno, fino a comprendere che l'unica via d'uscita, pur nella consapevolezza della sconfitta, è la distruzione di quel mondo. Fedele alla propria figura di scrittore moralista lucido e ostinato, Drieu La Rochelle, tagliente e contradditorio, antidemocratico e suicidario, "agente doppio" romantico e reazionario, in quello che è il suo romanzo maggiore non risparmia se stesso più della propria epoca. Così "Gilles", come il suo autore, per alcuni sarà uno specchio nitidissimo, per altri deformante, mentre qualcun altro ancora, dopo averlo infranto, si taglierà con i suoi pezzi.
28,00

Lenz

di Georg Büchner

Libro: Copertina morbida

editore: Giometti & Antonello

anno edizione: 2016

pagine: 109

Apparso postumo nel 1839 - il suo autore era scomparso due anni prima, appena ventiquattrenne - il "Lenz" è con tutta probabilità il frammento di un testo più ampio rimasto incompiuto e l'unico racconto di uno scrittore forse più noto per la sua produzione teatrale: "La morte di Danton", "Leonce e Lena" e quel "Woyzech" che ispirerà fra gli altri Alban Berg e gli Espressionisti. Anche qui, come negli altri suoi lavori, Büchner si basa su un fatto storico concreto, l'insorgenza della follia nel poeta del primo Romanticismo Jakob Michael Reinhold Lenz, amico e rivale di Goethe ed anima dello Sturm und Drang. Nel bicentenario dalla nascita dello scrittore e quale primo lavoro di una casa editrice nascente, la scelta del "Lenz", considerato da alcuni come un possibile esordio della modernità letteraria, vuole essere un paradigma sul quale basare scelte editoriali per un futuro catalogo, eleggendo il frammento e l'incompiutezza - stile e storia dell'anti-opera - quali segni distintivi della letteratura a venire. Corredano la novella, qui presentata nella storica versione di Alberto Spaini assieme a inedite illustrazioni fatte per l'occasione, i discorsi pronunciati da Gottfried Benn e Martin Walser per il conferimento del più importante premio letterario tedesco, significativamente intitolato a Büchner.
20,00

Il libro di un pazzo. Note autobiografiche e rime

di Giovanni Antonelli

Libro: Copertina morbida

editore: Giometti & Antonello

anno edizione: 2016

pagine: 177

Giovanni Antonelli nacque a Sant'Elpidio a Mare, nelle Marche, nel 1848 e morì nel manicomio di Ancona nel 1918. La sua vita tormentata e randagia e i suoi scritti sono composti di un'unica materia: tema costante sono manicomi, polizia, tribunali, poesia e sfortuna, il tutto nella sacra cornice dell'anarchismo di marca marchigiana, collinare e dalle mani grandi. Di lui si occuparono, quando era ancora in vita, anche Enrico Morselli (suo medico) e Cesare Lombroso, che gli dedica un intero capitolo in "Genio e follia". "Il libro di un pazzo" ebbe due edizioni tra il 1892 e il 1893 e da allora non è mai stato ripubblicato. È una raccolta di note autobiografiche che passano in rassegna tutte le esperienze più estreme occorse nell'esistenza del suo autore, ed è dunque al contempo un ritratto vivido e feroce dell'Italia postunitaria attraverso le figure adibite al controllo sociale: i medici, le forze dell'ordine, i giudici, ma anche gli esponenti più biechi e retrivi del popolo, le carceri e i manicomi di mezza Italia. La scrittura è sorprendentemente fresca, priva di retorica, dotata di un buon piglio narrativo dai tratti sovente anche umoristici. La seconda parte del volume è una breve scelta delle poesie di Antonelli - egli si riteneva soprattutto un poeta e a volte si procurava da vivere nei suoi vagabondaggi scrivendo componimenti poetici su commissione.
16,00

Kn

di Carlo Belli

Libro: Copertina morbida

editore: Giometti & Antonello

anno edizione: 2016

pagine: 200

Il saggio-pamphlet-manifesto Kn fu pubblicato per la prima volta nel 1935 presso le Edizioni della Galleria il Milione di Milano. La sua tesi di fondo sta nell'indicare l'arte astratta come il punto d'arrivo di ogni tentativo di fare arte, mèta, in pittura, ormai quasi raggiunta grazie a figure come Paul Klee ma soprattutto con Kandinsky, e nelle altre arti con i vari Le Corbusier, Mies van der Rohe, con gli architetti "razionalisti" come Giuseppe Terragni, e con molti musicisti che hanno Bach come capofila - il cui nome non a caso ricorre diverse volte nelle argomentazioni dell'autore, il quale, grazie alle sue notevoli competenze musicali, attinge dal campo della musica una gran varietà di materiali argomentativi. Il testo ha un effetto dirompente nel panorama spesso paludoso e arretrato della cultura italiana; e anche in virtù del suo andamento apodittico e categorico, suscitò grande scalpore e diede adito per diversi anni da un lato ad adesioni incondizionate, dall'altro a sprezzanti confutazioni. In questo agone scesero personaggi come Bontempelli, Anceschi, Marchiori, Bragaglia e moltissimi altri. Ma Kn, in realtà, ha un effetto di apertura e di chiusura, è sì un manifesto, ma qualcosa come un "manifesto retroattivo", in quanto, analiticamente, passa in rassegna con singolare pertinenza tutte le maggiori avanguardie artistiche. Con una nota di Manuel Orazi.
18,00

Finnegans Wake. Testo inglese a fronte

di James Joyce, J. Rodolfo Wilcock

Libro: Copertina morbida

editore: Giometti & Antonello

anno edizione: 2016

pagine: 140

Il "Finnegans Wake", l'ultima e più ambiziosa opera di James Joyce, che unisce all'estrema e continua sperimentazione linguistica il tentativo di forzare da ogni lato i confini della forma romanzo, vede la luce nel 1939 dopo ben 17 anni di gestazione. "Il libro - dichiara l'autore - è il sogno del vecchio Finn che, morto, giace disteso lungo il fiume Anna Liffey e osserva la storia dell'Irlanda e del mondo - passato e futuro - scorrergli attraverso la mente come rifiuti sul fiume della vita". Il racconto di un sogno, dunque, espresso in un linguaggio tanto intraducibile che ancora oggi non è stato possibile fornirne una traduzione integrale in italiano. Negli anni '60 quel poliedrico scrittore che era J. Rodolfo Wilcock, il "poeta" Wilcock, plurilingue inventore come lo stesso Joyce, tenta di elaborare un condensato in italiano di quest'opera, una traduzione che risulta ridottissima ma completa, quasi riconducesse quella che lui intitola "La veglia di Finnegan" alla perfezione della sua forma embrionale. Nella presente edizione, l'originale di Joyce fa da contrappunto alla versione di Wilcock. Questa è preceduta da un denso saggio di Samuel Beckett, scritto su richiesta dello stesso Joyce al fine di inquadrare la sua poliforme creazione. Chiudono il volume una serie di testi (finora inediti in volume) che Wilcock, nel corso degli anni, ha dedicato alla figura di Joyce. Prefazione di Edoardo Camurri.
16,00

Memorie di un editore. Kafka, Walser, Trakl, Kraus e gli altri

di Kurt Wolff

Libro: Copertina morbida

editore: Giometti & Antonello

anno edizione: 2015

pagine: 107

Kurt Wolff (1887-1963) è stato uno dei più importanti editori del '900. La casa editrice che portava il suo nome, da lui fondata a Lipsia nel 1913 dopo un breve sodalizio editoriale con Ernst Rowohlt, fu animatrice su vari fronti della cultura espressionista e mitteleuropea. Fin dall'inizio, infatti, Wolff si trova circondato, direttamente o indirettamente, da personaggi che influenzeranno in maniera durevole la cultura tedesca ed europea: si pensi a Franz Werfel, Max Brod o Karl Kraus. Ciò lo portò a essere editore di autori universalmente considerati decisivi: fra i tanti citiamo Franz Kafka, Georg Trakl, Robert Walser, Gottfried Benn. Nel 1930 Wolff lascia la guida della casa editrice per trasferirsi prima a Nizza, poi in Toscana, e infine approdare nel 1941 a New York, dopo un periodo assai travagliato in cui patì anche l'esperienza dei campi d'internamento francesi. In America, sebbene ormai quasi privo di mezzi di sostentamento, riesce grazie all'aiuto di altri espatriati tedeschi a ripartire con una nuova impresa editoriale: la Pantheon Books. Tornato in Europa nel i960, assume l'incarico di consulente per un importante gruppo editoriale statunitense. Nel 1963, durante una visita in Germania in cui aveva fatto tappa all'Archivio di Marbach (santuario della letteratura tedesca che conserva molti documenti relativi alla sua attività giovanile di editore), muore per le ferite riportate dopo essere stato investito da un camion.
14,00

In compagnia di Antonin Artaud

di Jacques Prevel

Libro: Copertina morbida

editore: Giometti & Antonello

anno edizione: 2015

pagine: 164

1950. Dal sanatorio per tubercolotici in cui è ricoverato, Jacques Prevel sente come imminente la propria fine e si rende conto che non riuscirà a scrivere quel libro sul suo maestro per il quale ha raccolto quasi quotidianamente appunti nei suoi quadernetti durante i due anni passati al suo fianco nella Parigi ancora devastata dalla guerra, la Parigi della Rive Gauche, dei Sartre e dei Breton, delle riviste letterarie e dei caffè. Il diario ha inizio nel maggio del '46, all'indomani del ritorno a Parigi di Artaud dopo nove anni di manicomio. Attraverso la descrizione degli incontri e dei luoghi, la trasposizione precisa dei dialoghi, delle lettere e delle parole di Artaud viene a delinearsi la storia di un'amicizia maledetta e sublime che terminerà soltanto con la notizia della sua morte nel marzo del '48. Documento di eccezionale importanza per conoscere il pensiero e la vita di uno dei più importanti poeti del '900, "In compagnia di Antonin Artaud" è anche un canto di morte e di liberazione, un'incursione nella realtà della follia e dell'arte.
18,00

Quaderni della Kolyma

di Varlam Salamov

Libro: Copertina morbida

editore: Giometti & Antonello

anno edizione: 2021

21,00

Lettere e altri testi

di Gilles Deleuze

Libro: Copertina morbida

editore: Giometti & Antonello

anno edizione: 2021

34,00

Il naufragio del Deutschland

di Gerard Manley Hopkins

Libro: Copertina morbida

editore: Giometti & Antonello

anno edizione: 2021

16,00

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