Editore Medusa Edizioni - Ultime novità | P. 7

Medusa Edizioni

Il futuro dell'Africa. Lettera a un amico africano

di Emmanuel Mounier

Libro: Copertina morbida

editore: Medusa Edizioni

anno edizione: 2017

pagine: 97

Questi brevi scritti sull'Africa di Emmanuel Mounier, apparentemente poco più che appunti di viaggio, in realtà strutturano un discorso sul Continente Nero fortemente coerente con l'impostazione "personalista" del filosofo e uomo di cultura francese. Tra il 1946 e il 1947, pochi anni prima della sua morte, avvenuta nel 1950, il fondatore della rivista "Esprit" visita buona parte delle colonie francesi nell'Africa occidentale. Chiare le preoccupazioni politico-culturali: nell'avviarsi del processo di decolonizzazione quale futuro è prevedibile, e auspicabile, per territori che offrono una quantità inalterata di problemi alle genti che con fatica li popolano? Sono trascorsi settant'anni da queste pagine ma lo sviluppo dell'Africa non si è realizzato. Anzi, è diventata terra per lo shopping dei potenti della globalizzazione che si accaparrano risorse, grandi appezzamenti, fomentano contrasti fra i popoli del continente nero che sfociano in guerre sanguinose. Oggi si sente dire spesso, a fronte della massiccia immigrazione dai paesi del nordafrica, "aiutiamoli a casa loro", che alla luce della storia recente e dello sfruttamento che l'Occidente ha fatto di questi popoli e di queste terre suona certo un po' ipocrita. Era, pur con le evidenti ipoteche paternalistiche dell'europeo civilizzato, anche l'idea di Mounier. Ma come metterla in pratica oggi con senso di giustizia?
13,00

Lettere dalla torre ed epigrammi politici

di Tommaso Moro

Libro: Copertina morbida

editore: Medusa Edizioni

anno edizione: 2017

pagine: 164

«Fu certamente una questione di principio, quella per cui morì: e tuttavia, ancor oggi, non sappiamo bene quale. Eppure un principio per cui si è disposti a dare la vita non pare che possa restare nel vago, e non lasciarsi dichiarare in tutte lettere: a qual pro sacrificarsi? Ma Moro enunciò quel principio solo da ultimo, al termine della prigionia; e, per di più, in una forma non chiara fino in fondo. Se si aggiunge che si tratta di una considerazione molto sottile, le cui implicazioni, forse, erano presagite più che consapute dallo stesso Moro, non meraviglia che i suoi amici non capissero perché volesse morire... La questione non era (non occorrerebbe ripeterlo, se l'equivoco non si fosse radicato a livello popolare) di esorcizzare il divorzio. Enrico VIII non pensò mai di divorziare. Anzi, la difficoltà nacque, semmai, precisamente dal fatto che, tra gli espedienti con cui sperare di cavarsi d'impiccio, non suppose mai che potesse esserci il divorzio» notava Vittorio Mathieu in un saggio dove, quasi quarant'anni fa, metteva a fuoco bene la questione fondamentale: rimanere fedeli a una verità che esiste e non è un prodotto della storia. «La storia - scrive Mathieu - sarà giudicata dalla verità e non ne sarà il giudice. Difendere questa posizione - e, per difenderla, anzitutto ritrovarla e ripensarla - è di gran lunga il compito più importante dell'uomo del nostro secolo. Se essa cadrà definitivamente, non ci sarà più l'uomo, perché non ci sarà più nessuno dei valori in funzionerei quali l'uomo si definisce. Se continuerà a mescolarsi, per mancanza di riflessione, con una posizione assolutamente incompatibile, l'uomo continuerà a esistere nella condizione di stallo, di disorientamento essenziale, di autolesionismo, di alienazione in cui si trova. Solo se sarà riaffermata l'indipendenza della verità da ogni volontà e da ogni potere, e il diritto della verità di giudicare ogni volontà e ogni potere, l'uomo tornerà ad avere un rapporto, anche se sempre problematico, col valore». Questa è la lezione insuperata e attualissima di Moro e del suo martirio, che emerge nelle lettere e negli epigrammi.
17,50

Il canto della vita. Testo latino a fronte

di Tito Lucrezio Caro

Libro: Copertina morbida

editore: Medusa Edizioni

anno edizione: 2017

pagine: 134

Al misterioso Lucrezio si deve un poema didascalico in sei libri «sulla natura delle cose», nel quale l'autore si propone di diffondere la dottrina epicurea presso le classi colte di Roma. Scopritore di una verità rivoluzionaria che può trasformare la vita dell'uomo e guidarlo sulla via della sapienza e della felicità, Lucrezio resta fedele al sistema filosofico delineato dal suo grande maestro, che egli esalta come salvatore dell'umanità, un eroe benefattore che ha sottratto l'uomo alle tenebre della paura e della superstizione, utilizzando gli strumenti della ragione e dell'indagine scientifica. Eppure, mentre procede nel grande compito che si è dato, Lucrezio non può nascondere la verità ai suoi lettori-discepoli: il mondo non è fatto per l'uomo, il progresso acuisce il nostro senso di disagio e di infelicità, la natura è indifferente ai nostri bisogni. Il saggio lucreziano è ora un naufrago scampato alle tempeste della vita, che vive nascosto nei giardini felici della filosofia; ora un uomo tormentato dall'angoscia, soggiogato dalla passione amorosa, terrorizzato dai fantasmi dei sogni e della mente. Il centro dell'ispirazione lucreziana risiede proprio nella percezione dinamica delle forze della natura e del cuore umano: nello slancio fantastico e immaginoso del linguaggio poetico, che tanto ha affascinato i poeti postromantici, Lucrezio riesce contemporaneamente nell'impresa di svelare il senso dei magmatici sconvolgimenti materici dell'universo, e di consegnare ai suoi lettori un modello di virtù e di saggezza realmente applicabile nella vita di tutti i giorni.
15,00

Derrida e Artaud. La maschera e il filosofo

Libro: Copertina morbida

editore: Medusa Edizioni

anno edizione: 2017

pagine: 91

«Quanto è sempre stato facile per Derrida "decostruire" i testi filosofici, ovvero rivelare le loro crepe, le faglie, le contraddizioni, gli oblii, i non-detti, a causa dei quali sono molto più fragili di quanto vorrebbero, altrettanto il suo metodo di commento filosofico dei testi letterari non può essere in nulla una "decostruzione". Solo la filosofia è oggetto della decostruzione. E la decostruzione della filosofia, giustamente, si fa quasi sempre a partire dalla letteratura. Questa asimmetria permette di misurare l'importanza dell'errore che consisterebbe nel vedere in Derrida un autore non veramente letterario, né veramente filosofo, situato in uno spazio intermedio piuttosto vago» scrive Charles Ramond. Ed è con Artaud che questa asimmetria emerge in tutta la sua forza, e anzi Derrida «mostra anche come i filosofi e i commentatori che hanno cercato di cogliere Artaud, di pensarlo, di farne un "caso", sono sempre stati compresi da ciò che credevano di comprendere, situati da ciò che credevano di situare. Ma (questa sarebbe forse la lezione paradossale e inattesa della lettura di Artaud fatta da Derrida) questa decostruzione a senso unico, ben lungi dal confondere la differenza tra letteratura e filosofia, potrebbe al contrario rivelarsi come uno dei tratti che la rimarcano con il massimo della nettezza».
12,00

Il sangue che vince la morte. Storie di vampiri

Libro: Copertina morbida

editore: Medusa Edizioni

anno edizione: 2017

pagine: 157

Non sono nati nel medioevo oscurantista i vampiri e i fantasmi che conosciamo dalla letteratura. Sì, l'irrazionale è sempre esistito, ma è nel secolo dei lumi che il vampiro e l'angelo nero sono usciti dalle tenebre e hanno cominciato a volare sulle pagine dei libri. Francis Lacassin ci introduce in un viaggio che parte dal 1751, con i racconti dell'abate Calmet su strani personaggi quasi sempre provenienti dall'Est (Ungheria, Serbia) che escono dalle tombe e tornano a inquietare le nostre notti. Con Byron e Polidori è l'inizio della letteratura moderna sul vampiro, ma un classico come "La morta innamorata" di Théophile Gautier e altre apparizioni inquietanti come quelle narrate da Dumas e Maupassant, fino a Bloy e Lorrain ci fanno capire quanto i vampiri siano sorprendentemente simili all'uomo e come il bene e il male in loro siano ancora una volta i poli contrapposti ma comunicanti di una ricerca della vita eterna. Così il sangue diventa l'emblema di quella lotta per sconfiggere la morte, e l'incantamento che il vampiro porta con sé quando veste i panni femminili una delle grandi seduzioni della modernità con intrinseci presupposti freudiani. In "Paris-Vampire" di Claude Klotz, il racconto più recente di questa antologia, assistiamo a una singolare parodia del "povero vampiro" che, in cerca di sangue, si trova a bussare a un centro trasfusionale dove invece di ricevere sangue viene coinvolto nell'insolita parte del donatore. E così la modernità riscrive il mito di Vlad Drakul (celebrato dal più famoso romanzo di Bram Stoker) con una ironia tutta postmoderna. Con un saggio di Francis Lacassin.
16,00

La realtà vola più in alto. Dieci interviste sulla pittura

di Georges Charbonnier

Libro: Copertina morbida

editore: Medusa Edizioni

anno edizione: 2017

pagine: 111

Uno dei maggiori giornalisti culturali del secolo scorso, Georges Charbonnier, incontra dieci pittori del '900 per interrogarli sul tema oggi più importante per le arti, che sembrano aver perso il contatto con il mondo e si sono trasformate in un megaspettacolo dove l'unica cosa che conta è stupire. Quale realtà ha davanti la pittura? Che senso ha il realismo, oltre le dispute ideologiche del secolo scorso? Le risposte degli artisti, tutti grandi nomi della modernità e tutti diversi per stile e poetica, concordano su un punto: se l'arte non ha più un chiaro concetto della realtà, ciò testimonia, per prima cosa, che l'uomo non ha più chiaro in quale mondo vive e vuole vivere. La finzione ha preso il comando e ha disegnato attorno all'uomo un mondo dove l'artificio è lo strumento della grande manipolazione visiva che affascina ma allontana l'arte dalla sua funzione: la ricerca della bellezza e del vero.
15,00

L'origine delle specie. Abbozzo del 1842. Comunicazione del 1858 (Darwin-Wallace)

di Charles Darwin

Libro: Copertina morbida

editore: Medusa Edizioni

anno edizione: 2017

pagine: 137

L'"Abbozzo" del 1842 è una sorta di abrégé dell'evoluzionismo darwiniano. Non ancora pienamente formulato è però già consapevole degli effetti e delle implicazioni teologiche che comporta. Alle sue spalle la mole di osservazioni e schizzi raccolti durante il famoso viaggio, ma anche la solida esperienza, molto english, nella campagna del padre medico. Letta nel 1858 alla Società Linneana, la memoria sulla "Variazione degli esseri organici allo stato domestico e allo stato naturale" rappresenta, invece, la sintesi immediatamente precedente l'"Origine delle specie". Il saggio di Alfred Russel Wallace, "Sulla tendenza delle varietà ad allontanarsi indefinitamente dal tipo originario", nella sua straordinaria sintonia con le tesi non ancora completamente formulate di Darwin, è la dimostrazione del convergere quasi casuale di idee e ipotesi in un'unica prospettiva di successo.
15,00

Democrazia e poesia. Conversazioni Derek Walcott

Libro: Copertina morbida

editore: Medusa Edizioni

anno edizione: 2017

pagine: 95

«Nelle tre interviste riunite in questo volume scrive Luana Salvarani nell'Introduzione -, Walcott disegna una semplice, radicale, razionale teoria della formazione umana attraverso l'arte: la poesia (la pittura, il teatro...) devono essere per tutti, ma non sono cosa da tutti. Democratizzare la fruizione dell'arte è un dovere preciso dell'artista, mentre democratizzarne la produzione è il grande errore della società moderna - o il grande trucco che consente di confondere le voci forti, le voci di dissenso del poeta dentro il chiasso di innumerevoli voci che non esprimono alcuna qualità. Una riflessione ripetuta diverse volte dal poeta tra gli anni Novanta e i Duemila, ma la cui attualità sembra diventare sempre più cogente, mentre un fenomeno nuovo e potenzialmente fruttuoso il ritorno alla produzione collettiva di arte - si mescola, in modo non sempre consapevole, con l'emissione incontrollata di prodotti autoespressivi privi d'ogni rigore mentale e formale. Urge, ci ammonisce Derek Walcott, una rinnovata consapevolezza del duro apprendistato delle arti e della loro necessariamente elitaria concezione e costruzione».
12,00

Il senso di Simenon per la fuga

Libro: Copertina morbida

editore: Medusa Edizioni

anno edizione: 2017

pagine: 117

La presente antologia raccoglie saggi di critici e studiosi dell'opera di Georges Simenon come Francis Lacassin (1931-2008) che a più riprese ha indagato la narrativa del papà di Maigret. Tra gli altri autori che danno vita a questo volumetto Giuseppe Bonura, scrittore e critico letterario scomparso nel 2008, Robert J. Courtine (1910-1998), scrittore e giornalista gastronomico, Ralph Messac (1924-1999), giornalista e avvocato. Il volume si completa con una breve antologia di brani degli scrittori François Mauriac, Jean Paulhan, Henry Miller e André Gide.
13,00

Il diario di Adamo ed Eva

di Mark Twain

Libro: Copertina morbida

editore: Medusa Edizioni

anno edizione: 2017

pagine: 115

Tra il 1904 e il 1905 Mark Twain scrisse, a partire da una ispirazione autobiografica che riflette il suo rapporto con la moglie Livy, un inno alla bellezza e all'amore della donna che illumina il Giardino dell'Eden. Due brevi racconti che attingendo al tipo del manoscritto ritrovato narrano la storia dei nostri progenitori e della Creazione. Adamo si ritrova un bel giorno a dover fare i conti con una nuova creatura «dai lunghi capelli». Pur nella forma della narrazione umoristica, il racconto si dipana rendendo in modo commovente e allegro il senso della creazione. Inizia con l'apparizione di Eva, che Adamo vede come una creatura bizzarra e fantasiosa, sempre dedita a dare nomi agli animali, alle piante e alle cose del creato, smania che Adamo non prova affatto, ma che lo affascina. Giunti al momento fatale in cui Eva mangia la mela, comincia il tempo nuovo che segue la caduta; entrano in scena Caino e poi Abele, esseri che Adamo per molto tempo non riconosce come umani, paragonandoli ad animali - un pesce, un canguro, un orso - di una nuova specie. Alla fine è costretto ad ammettere che «sono due bambini». Il cerchio si chiude con Adamo che scopre di essere innamorato di Eva. Il diario della prima donna seguì quello di Adamo di un anno. La storia si svolge dai primi istanti della nascita fino alla morte di Eva e si conclude con la sua sepoltura da parte di Adamo. Nel mezzo la scoperta dell'Eden, i primi contatti con Adamo, che dapprima è sospettoso e la evita, la sua scoperta dell'innata predisposizione al linguaggio, alla cura del creato, al sentimento della bellezza e all'amore. In questo volume i due racconti sono stati riuniti in successione, a formare una sola narrazione.
13,00

I Balti

di Marija Gimbutas

Libro: Copertina morbida

editore: Medusa Edizioni

anno edizione: 2017

pagine: 190

Scritto successivamente alla formulazione dell'ipotesi Kurgan, "Balti" è la prima monografia che Marija Gimbutas dedica a una cultura preistorica e ai suoi contatti, intrecci e conflitti con gli invasori venuti dalle steppe uraliche. Il fatto che l'autrice di tale monografìa provenisse proprio dal ceppo di quella cultura preistorica, e avesse visto con i propri occhi gli esiti distruttivi delle invasioni, non può essere considerato una semplice coincidenza. "I Balti" segna una svolta decisiva nell'epistemologia di Marija Gimbutas, nel suo modo di guardare i segni del passato: fino ad allora si era concentrata sulle origini degli indoeuropei e sul dibattito secolare che tali origini hanno suscitato; improvvisamente si assiste a uno scarto decisivo sul piano epistemologico e culturale, per non dire teoretico. Non si osservano più i tracciati degli invasori, ma - a partire da quei tracciati - si risale, come dal calco di un'impronta, alla forma che avevano i popoli invasi. Se sul piano strettamente scientifico e accademico la mossa di Marija Gimbutas è stata appena avvertita, è sul piano della storia della cultura che questa svolta ha avuto gli esiti più dirompenti, perché ha dato l'opportunità di intonarsi a un intero universo di narrazioni, interpretazioni, correnti, ideologie, movimenti, opere d'arte e di teatro, tutte volte a dar voce ai dannati della terra, agli esclusi, agli emarginati, a chi per secoli e millenni era stato sempre sepolto dalla storia ufficiale e che ora, finalmente, poteva essere riesumato. Togliere la patina di polvere dalle tracce dell'Europa antica significava per Marija Gimbutas disinnescare un'idea di storia come documento del vincitore.
22,00

Chat noir. Il cabaret della modernità

di Jean-Loup Deville

Libro: Copertina morbida

editore: Medusa Edizioni

anno edizione: 2017

pagine: 107

Lo Chat Noir, il cabaret aperto nel novembre 1881 da Rodolphe Salis, iniziò servendo vino di poco pregio in un ambiente privo di sfarzo ma già, sulla porta, i clienti erano accolti da uno svizzero splendidamente gallonato, coperto d'oro dalla testa ai piedi, incaricato di far entrare i pittori e i poeti lasciando fuori gli «infami curati e i militari». Lo frequentavano scrittori, musicisti e artisti come Verlaine, Henri Rivière, Debussy, Toulouse-Lautrec, Satie, Steinlen, Laforgue, Bruant, Signac, Strindberg, Proust. I poeti e gli chansonnier che vi si esibivano attirarono la miglior Parigi, i cui rappresentanti venivano apostrofati con battute salaci: «Guarda un po'! Sei finalmente uscito di prigione?» oppure «Cosa ne hai fatto della tua sgualdrina di ieri?» rivolto a un nuovo cliente accompagnato dalla moglie. Secondo Jean Lorrain, lo Chat Noir fu «un calderone di tutti gli stili e tutte le stravaganze, la bottega dell'artista rigattiere, di tutto un quartiere d'imbrattatele e poeti, un museo picaresco e barocco delle elucubrazioni di scapigliati venuti ad arenarsi tutti là per vent'anni, di tutti questi relitti: il cattivo gusto accanto a deliziose trovate, voli di nudità gracili e perverse, sferzate di rose e nimbi d'oro, gufi impagliati, ferri battuti e gatti di maiolica...». Lo Chat Noir inventò il modo moderno di fare spettacolo, anticipando tutti gli altri cabaret. Questo libro ne restituisce la storia, le luci della ribalta, i tic e le atmosfere libertine.
22,00

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