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SE

Su Nietzsche

di Georges Bataille

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2019

pagine: 231

«L'aspirazione estrema, incondizionata, dell'uomo è stata espressa per la prima volta da Nietzsche a prescindere da un fine morale e dal servizio di un Dio. Nietzsche non può definirla con precisione ma essa lo anima, egli la assume sotto tutti gli aspetti. Ardere senza rispondere a qualche imperativo morale, espresso drammaticamente, è certo un paradosso. È impossibile predicare o agire partendo da queste premesse. Ne deriva un risultato sconcertante. Se di uno stato d'ardore noi non facciamo più la condizione di un altro, successivo e dato come bene attingibile, lo stato proposto sembra una pura folgorazione, uno struggimento vuoto. [...] Nietzsche non ebbe chiara coscienza di questa difficoltà. Dovette constatare il suo fallimento: seppe alla fine che aveva parlato al deserto. Eliminando l'obbligo, il bene, denunciando il vuoto e la falsità della morale, distruggeva il valore d'efficacia del linguaggio. La fama tardò e poi, quando venne, egli non poté più far nulla. Nessuno rispondeva alla sua attesa. Oggi credo di dover dire: quelli che lo leggono e lo ammirano, lo scherniscono, ed egli lo seppe, lo disse. Escluso me? (semplifico). Ma tentare di seguirlo come lui chiedeva significa abbandonarsi alla stessa prova, allo stesso suo smarrimento. [...] Oggi trovo giusto affermare il mio smarrimento: ho cercato di trarre da me stesso le conseguenze di una chiara dottrina, che mi affascinava come la luce: ho ricavato quasi sempre angoscia e l'impressione di soccombere. Ma anche soccombendo non lascerei l'aspirazione di cui ho parlato. O piuttosto questa aspirazione non potrebbe lasciarmi: morirei, ma non tacendo per questo (credo almeno): augurerei a quelli che amo di resistere o di soccombere a loro volta. C'è nell'essenza dell'uomo una tensione violenta, verso l'autonomia, la libertà dell'essere. Libertà certo interpretabile in diversi modi: ma chi oggi si stupirebbe che si muoia per essa? Le difficoltà che incontrò Nietzsche - abbandonando Dio e il bene eppure continuando a bruciare del fuoco di coloro che per Dio e per il bene si fecero uccidere - le incontrai anch'io a mia volta. La solitudine scuorante ch'egli ha descritto ora mi toglie le forze. Ma la rottura con le entità morali dà all'aria che respiro una verità così grande che preferirei vivere da paralizzato o morire piuttosto che ricadere nella schiavitù». Postfazione di Maurice Blanchot.
24,00

Religione, storia, ragione

di Jean-Pierre Vernant

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2019

pagine: 139

«Che cosa significa interrogarsi sulle origi¬ni della ragione greca, allorché ci domandiamo quali furono le condizioni sociali e psicologiche che permisero la comparsa, in un piccolo angolo dell'Asia Minore abitato da coloni greci, di una nuova forma di pensiero? Pensiero che a buon diritto possiamo già definire razionale in quanto rappresenta una rottura decisiva con quel tipo di immaginazione mitica che costituisce forse la forma più diffusa del pensiero umano. Significa chiedere alla Ragione stessa di render conto di quel che essa è. Per comprendere la natura e la funzione del pensiero razionale, in un certo modo gli rivolgiamo contro le sue stesse armi. Lo sottomettiamo all'esigenza di una indagine razionale, gli applichiamo le regole elaborate pazientemente dalle discipline scientifiche, specialmente dalla storia, in suo nome e sotto il suo segno. Questo modo di procedere implica conseguenze decisive. Si può dire che d'un tratto, per il suo stesso proposito, esso sradica una certa concezione della Ragione, immutabile, eterna, assoluta, ancora dominante, credo, in molti circoli "razionalisti" come il nostro. Si tratta dell'idea, cara agli uomini della Rivoluzione francese, di una dea Ragione che illumina il cammino dell'umanità, che dissipa le tenebre dell'ignoranza, i fantasmi della superstizione religiosa o le illusioni del sentimento.»
19,00

Rainer Maria Rilke. Un incontro

di Lou Andreas-Salomé

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2019

pagine: 115

"Rappresenta un'esperienza di scrittura insolita, nell'intimità del dialogo fra Lou Andreas-Salomé e il poeta, la monografia che lei volle dedicargli subito dopo la sua morte il 29 dicembre 1926. Pubblicato nel 1928, Rainer Maria Rilke. Un incontro raccontava "un incontro" senza precedenti. Vi erano trascritti, è vero, passi interi di un dialogo epistolare all'epoca ancora inedito, ma non si trattava qui di ricostruire un rapporto di amicizia o di salvaguardarne la memoria: il lavoro del lutto da cui il saggio prendeva avvio era, appunto, soltanto l'avvio di una valutazione complessiva dell'itinerario umano e poetico di Rilke. L'abituale agilità della scrittura di Lou Andreas-Salomé nel contravvenire alle regole dei generi letterari permetteva anche qui, allo stile, di muoversi fra l'indagine critica, il trattato scientifico, la prosa poetica, ma il suo libero movimento corrispondeva d'altro canto alla necessità di montare, in forma narrativa, un insolito dialogo. Al di là del dialogo, e a quasi un secolo dalla sua pubblicazione, l'intelligenza critica di queste pagine rimane incontestata." (Amelia Valtolina)
13,00

Diario di una giovinetta

di Hermine Hug-Hellmuth

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2019

pagine: 227

Il "Tagebuch eines halbwüchsigen Mädchens" venne pubblicato nel 1919 dalle Edizioni Internazionali di Psicoanalisi, con una prefazione anonima (in realtà di Hermine Hug-Hellmuth, pioniera dell'analisi infantile) che si fa garante della sua autenticità, e una lettera di Sigmund Freud, del 27 aprile 1915: «Questo diario è una gemma. Credo che mai prima d'ora sia stato scritto nulla che ci permetta di vedere così chiaramente quel che accade negli anni della pubertà nell'animo di una ragazza appartenente alla nostra classe sociale e alla nostra sfera culturale. Vediamo i sentimenti staccarsi a poco a poco dal semplice egoismo dell'infanzia e raggiungere la maturità; vediamo i rapporti con i genitori e gli altri membri della famiglia prendere forma, assumere via via maggior serietà e intimità; vediamo il formarsi e lo spezzarsi di amicizie. Assistiamo al primo nascere dell'amore, ancora in cerca di un oggetto su cui fissarsi. Soprattutto, queste pagine ci mostrano come il mistero della vita sessuale dapprima si imponga vagamente all'attenzione e poi prenda intero possesso di una mente che si va sviluppando, e come la bambina da principio soffra sotto il peso di una conoscenza segreta, poi gradualmente impari a reggere il fardello. Di tutti questi fenomeni troviamo qui una descrizione al tempo stesso così incantevole, così seria e così priva di artificio che non potrà non interessare profondamente studiosi di pedagogia e psicologi». Il libro fece scandalo ed ebbe un successo straordinario, ma ben presto venne alla luce la verità: il Diario era un apocrifo scritto da Hermine Hug-Hellmuth, e nel 1923 fu ritirato dal commercio. Dopo aver posto Freud nella situazione insostenibile di essere ostaggio della sua mistificazione, Hermine cadde in disgrazia e andò incontro a un destino tragico. Isolata, dimenticata, preda di una profonda depressione, venne infine uccisa il 9 settembre 1924 dal nipote Rudolf Hug, che aveva cresciuto e di cui aveva analizzato i gravi problemi. Con uno scritto di Anne-Geneviève Roger.
24,00

Storie del buon Dio

di Rainer Maria Rilke

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2018

pagine: 126

La presente versione di Giorgio Zampa delle "Storie del buon Dio" di Rainer Maria Rilke apparve per la prima volta presso Cederna nel 1948 e successivamente presso Rizzoli nel 1978, e viene qui ripresentata sostanzialmente immutata.
19,00

Nietzsche

di Gilles Deleuze

Libro

editore: SE

anno edizione: 2018

pagine: 124

«Noi, lettori di Nietzsche, dobbiamo evitare quattro possibili fraintendimenti: 1. sulla volontà di potenza (credere che la volontà di potenza significhi "desiderio di dominare", o "volere la potenza"); 2. sui forti e i deboli (credere che i più "potenti", in un dato regime sociale, siano per ciò stesso dei "forti"); 3. sull'eterno ritorno (credere che si tratti di un'idea antica, ripresa dai Greci, dagli Indù, dai Babilonesi...; credere che si tratti di un ciclo, ovvero di un ritorno dello Stesso, di un ritorno allo stesso); 4. sulle opere dell'ultimo periodo (credere che queste opere siano eccessive o già squalificate dalla follia).»
19,00

Il libro dello splendore

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2018

pagine: 112

Il testo classico della Cabbalà è lo "Zohar" (Il libro dello splendore), per secoli considerato sacro all'ebraismo e ancor oggi venerato nei circoli mistici, al pari della Bibbia e del Talmud. Attribuito dai cabbalisti a Rabbi Shim'on bar Yochai, celebre dottore della Mishnà, è ambientato nella Palestina della seconda metà del II secolo dell'era volgare. I protagonisti del libro sono lo stesso Shim'on, suo figlio El'azar e un gruppo di amici e di scolari, che dissertano sul problema dell'uomo e di Dio, partendo dall'interpretazione mistica dei versetti della Bibbia. Il discorso che ne scaturisce non è organico, ma si sviluppa in maniera asistematica, risolvendosi in una molteplicità di omelie dai temi più disparati e spesso prolisse. Le intuizioni emergono quindi con diversa intensità, accavallandosi, ripetendosi e congiungendosi in mille combinazioni differenti. Il quadro che si apre ai nostri occhi è profondamente suggestivo. L'aramaico, la lingua in cui il testo è scritto a richiamare la parlata delle genti di Palestina dei primi secoli della nostra era, ne accresce il vigore e la solennità. Quanto alla data di composizione dello Zohar, i cabbalisti ne sostengono calorosamente l'antichità, riportandolo all'epoca di Rabbi Shim'on bar Yochai. Molti studiosi invece, pur ammettendo che nel testo siano state incorporate tradizioni assai antiche, risalenti anche a quel periodo, sono portati a ritenere che gli elementi principali dello Zohar vadano collocati in epoca più recente. Altri critici, e in primo luogo lo Scholem e la sua scuola, che hanno fornito un eccezionale contributo allo studio del misticismo ebraico, negano risolutamente che in esso si possano comunque ravvisare delle tradizioni tanto antiche da risalire al periodo di Shim'on bar Yochai, e ne stabiliscono la data di composizione, almeno per quanto concerne il nucleo principale del libro, alla fine del XIII secolo. L'autore sarebbe da identificarsi con Moshè de Leon di Valladolid, esponente della Cabbalà spagnola, nel cui ambito si ritrovano molte delle teorie mistiche di cui lo Zohar si fa autorevole portavoce ed entusiasta sostenitore. (Dallo scritto di Elio e Ariel Toaff).
19,00

La Vienna di Freud e altri saggi

di Bruno Bettelheim

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2018

pagine: 315

«Tante volte nel corso degli anni mi è stato chiesto quali siano state le più importanti influenze formatrici della mia vita. È ovvio che l'influenza più importante è sempre quella dei genitori e della famiglia, ma se mi concentrassi su questo aspetto dovrei scrivere un'autobiografia. Una volta, a proposito delle biografie, Freud ebbe a dire che chi si accinge a scriverne "si vota inevitabilmente alla menzogna, all'omissione e all'adulazione"; e io, in quanto freudiano, credo che, a maggior ragione, queste parole valgano anche per le autobiografie. Infatti, quando ho cercato di richiamare alla mente gli avvenimenti più importanti della mia vita, mi sono accorto che tendevo a conferire eccessivo valore a certi fatti e a dimenticarne per mia convenienza altri, proprio come Freud aveva ammonito. Pensai dunque che se volevo presentare in un libro materiale di natura personale, dovevo conferirgli una forma diversa dall'autobiografia. La formula che alla fine decisi di usare fu la selezione di un certo numero di saggi, la cui stesura copre un lungo arco di tempo e che non sono mai stati pubblicati in volume. Per il loro contenuto e per il fatto di essere stati da me scelti, ritengo che essi possano consentire al lettore di farsi autonomamente un'idea delle forze che più di altre hanno influito su di me».
30,00

Il labirinto della solitudine

di Octavio Paz

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2018

pagine: 172

«A tutti noi, in un dato momento, la nostra esistenza si è rivelata come qualcosa di particolare, inalienabile e stupendo. Quasi sempre questa rivelazione avviene durante l'adolescenza. La scoperta di noi stessi si manifesta come un saperci soli; tra il mondo e noi s'innalza un'impalpabile, trasparente muraglia: quella della nostra coscienza. Fin dalla nascita ci sentiamo soli; ma bambini e adulti possono superare la loro solitudine e dimenticare se stessi mediante il gioco o il lavoro, mentre l'adolescente, oscillando tra l'infanzia e la giovinezza, rimane sospeso per un istante di fronte all'infinita ricchezza del mondo. L'adolescente si stupisce di esistere. E allo stupore segue la riflessione: chino sul fiume della sua coscienza si domanda se quel volto che affiora lentamente dal fondo, deformato dall'acqua, è il suo. La particolarità di esistere - mera sensazione del bambino - diventa problema e domanda, coscienza che interroga. Ai popoli in fase di crescita succede qualcosa di simile. Il loro essere si manifesta come interrogativo: che cosa siamo e come realizzeremo quello che siamo? [...] Mi pare rivelatrice l'insistenza con cui in certi periodi i popoli si piegano su loro stessi e si interrogano. Destarsi alla storia significa prendere coscienza della nostra particolarità, pausa di riflessione prima di dedicarci all'azione. "Quando sogniamo di sognare, il risveglio è vicino" dice Novalis».
20,00

Lo spleen di Parigi

di Charles Baudelaire

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2018

pagine: 104

"Se vogliamo cogliere le segrete intenzioni di Baudelaire, quelle che tracciano le linee di forza di un genere molto libero destinato a un considerevole sviluppo, forse vedremo apparire tre temi centrali. Il primo è quello della fantasticheria, caratterizzata dall'assenza di argomento, o piuttosto di intreccio, e dalla ricerca di una particolare musicalità. Il secondo è quello dell'aneddoto che per il creatore diventa occasione di estrarre la poesia dal prosaicismo negando la nobiltà dell'argomento, prendendo le parole alla lettera, rigenerando i cliché, esercitando sul linguaggio un'ironia etimologica. Il terzo tema centrale è rappresentato dalla ricerca dell'ironia e del sarcasmo. La poesia può dare via libera all'indignazione e al sentimento di vendetta. Incompiutezza, frammentarietà e assenza di architettura, libertà nella concezione, innovamenti nelle definizioni: grazie alla sua apertura e alla sua modemità, contrastanti con la forma chiusa e tradizionale de 'I fiori del male', 'Lo spleen di Parigi' è diventato spontaneamente accessibile a lettori stranieri su cui ha esercitato più influenza che 'I fiori del male'. In Francia, per essere compreso - Mallarmé, successore immediato, fa eccezione - dovette attendere che strutture mentali ancora vecchie cedessero il passo a un'altra concezione della poesia, concepita come un atteggiamento e non più come un genere di regole codificate." (Claude Pichois)
19,00

Ideali dell'Oriente. Lo spirito dell'arte giapponese

di Kakuzo Okakura

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2018

pagine: 182

"L'Asia è una. L'Himalaya separa, accentuandone i tratti distintivi, due potenti civiltà - la cinese del comunismo confuciano e l'indiana dell'individualismo vedico. Nemmeno le barriere innevate possono però interrompere per un solo istante l'ampio fluire dell'amore per l'Ultimo e l'Universale, retaggio ideale che accomuna i popoli di tutta l'Asia. Spetta però al Giappone il sommo privilegio di realizzare, con particolare chiarezza, una tale unità nella complessità. La storia dell'arte giapponese diventa allora quella degli ideali asiatici, la spiaggia su cui il susseguirsi delle onde del pensiero orientale lascia la propria traccia andando a toccare la coscienza nazionale. Come la rete di diamante di Indra, in ogni suo anello l'arte riflette l'intera catena. Non esiste un momento storico in cui abbia forma definitiva. Si tratta invece di una crescita ininterrotta, che sfida il bisturi dello storico. Dissertare su una particolare fase dello sviluppo artistico significa considerare infiniti cause ed effetti, dal passato al presente. L'arte è per noi, come per ogni popolo, l'espressione più elevata e più nobile della cultura nazionale. Una storia degli ideali dell'arte giapponese è pressoché impossibile finché il mondo occidentale resta all'oscuro della mutevolezza dell'ambiente e dei correlati fenomeni sociali, in cui l'arte è incastonata come una gemma."
22,00

Linguaggio e mito

di Ernst Cassirer

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2018

pagine: 117

"Uno dei libri più celebri di Ernst Cassirer è 'La filosofia delle forme simboliche' (1923-1929), che sviluppa in tre volumi un particolareggiato resoconto di fatti e una lunga discussione di teorie. Libro assai citato; ma lo stesso Cassirer, quando si trovò in America tra gli emigrati dal nazismo, oppose un cortese rifiuto a chi insisteva per leggerlo in traduzione inglese. L'attenzione del lettore - a suo parere - sarebbe stata messa a dura prova dalla mole di quell'opera, dagli argomenti «difficili e astratti»; inoltre egli stesso aveva arricchito il proprio materiale, nuovi problemi gli erano sorti e anche i vecchi gli apparivano sotto nuova luce. Proprio per questo, nei suoi ultimi anni, dedicò parecchio del proprio lavoro a rielaborare, a ripresentare in iscorci quanto mai efficienti i fondamentali motivi dell'opus magnum. Questo libro è appunto una sintesi dei due primi volumi, dedicati a un'analisi del mito e del linguaggio. Temi essenziali per la coscienza contemporanea, che nell'indagarli spera di trovare risposta ai più assillanti interrogativi dell'uomo sull'uomo. Psicologi, etnologi, epistemologi, sociologi consacrano a essi le loro fatiche: università, istituti di ricerche umanistiche e scientifiche ne fanno argomenti di symposia, avidamente letti dal pubblico. In queste dispute, Cassirer sa ancora intervenire da maestro. La ricchezza dei dati e dei ragionamenti che egli mette a contributo dà ragione a una delle sue massime: «Ci sono strade differenti che conducono a un centro comune; compito di una filosofia della cultura, secondo me, è proprio quello di individuare e determinare questo centro»." (Giacomo Debenedetti)
19,00

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