Sellerio Editore Palermo

Repertorio dei pazzi della città di Palermo

di Roberto Alajmo

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2018

pagine: 132

Una elencazione ragionata dei soggetti eccentrici che hanno popolato Palermo da due secoli a questa parte, ciascuno inventariato con la sua mania, le sue imprese e il destino che gli è toccato in sorte. Ritratti fulminei, microracconti, biografie minimali governate dalla ferrea logica dell'assurdo. Il risultato è un sorriso fra le lacrime, il malinconico divertimento che induce a riflettere anche sulla propria esistenza. Classificando se stesso fra i suoi matti, Roberto Alajmo spiega come queste storie siano state raccolte e si siano sedimentate l'una sull'altra, nel corso del tempo, così come fanno i coralli marini: «Uno faceva collezione di storie eccentriche. Ne trovò una e la mise da parte. Poi ne trovò un'altra, e così via. Quando ne raccolse un certo numero, ne fece un libro. Ma l'uscita del libro fece sì che altre persone venissero a raccontargli le storie che conoscevano». Attraverso queste figure si può ascoltare il cuore della città. Sono bottegai, vagabondi, artisti, donne di casa, avventori di taverna, artigiani di mestieri in via di sparizione, parecchi aristocratici. Raro è il deragliamento della classe media, ma quando avviene è disperato: «Cinque erano, madre e quattro figlie, che abitavano in via Giusti. Una di loro ogni tanto si faceva il bidet sul balcone e poi gettava l'acqua di sotto. Si erano divise i compiti di casa in maniera rigorosa: una stirava, una cucinava, una faceva la spesa, una faceva il bucato e una, che indossava sempre i guanti di gomma, puliva. Scendevano in strada solo la sera per gettare la spazzatura. In pigiama, tutte e cinque assieme».
12,00

Una giornata in giallo

di AAVV

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2018

pagine: 340

Un'intuizione, un'illuminazione o solo il colpo del fato e basta una giornata per risolvere un caso. Certo ci vuole una giornata particolare, che l'investigatore non potrà più dimenticare: lunga, avventurosa, paurosa e molto eccitante, che lo farà riflettere su quanto strano può essere il mondo del delitto. Ecco il tema su cui i nostri autori hanno ingaggiato i loro eroi (e antieroi) in questa nuova antologia del giallo. Il commissario Montalbano, in un giorno che sembrava di bonaccia, constata quanto è scomodo stare tra l'incudine dello Stato e il martello della mafia. Saverio Lamanna (racconta Gaetano Savatteri) a Gibellina, città d'arte, scopre una vendetta contro l'arte stessa. Tiziana la banconista del BarLume è ad Amsterdam, il suo autore Marco Malvaldi l'ha messa lì per inseguire un gioiello. Il giovane Daquin, il poliziotto di Dominique Manotti, è a Marsiglia nel 1973 in un giorno di caccia all'algerino. C'è una biscia ammaestrata, nel racconto di Piazzese, di cui trovare al più presto i padroni e scoprire un mistero. Al pensionato Consonni della Casa di Ringhiera (autore Francesco Recami) in un giorno succedono tante involontarie peripezie da incastrare un delinquente. La giovane poliziotta Angela Mazzola (creatura di Gian Mauro Costa) nel suo giorno di riposo si chiede perché si usino i kalashnikov per rubare dei carciofi. Petra Delicado (di Alicia Giménez-Bartlett) ha un giorno di ordinaria follia per sperimentare quanto per alcuni «l'infelicità è un destino».
14,00

Il delitto di Kolymbetra

di Gaetano Savatteri

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2018

pagine: 247

Il famoso archeologo Demetrio Alù viene trovato ucciso a Kolymbetra, il giardino incantato della Valle dei Templi di Agrigento. Un delitto inspiegabile, consumato tra mandorli, rovine e ulivi saraceni, sotto lo sguardo indifferente del Tempio dei Dioscuri. La morte di Alù scuote la comunità di studiosi riunita ad Agrigento per risolvere un interrogativo vecchio di secoli, il grande mistero della Valle: dove scavare per trovare l'antico teatro sepolto mai venuto alla luce. «Eppure doveva esserci e anche bello grande, visto che Akragas contava trecentomila abitanti, era una delle città più importanti della Magna Grecia». Il giornalista Saverio Lamanna, disoccupato di successo, in trasferta dal suo buen retiro di Màkari per raccontare una scoperta archeologica, si trova così a dover dipanare la matassa intricata dell'omicidio. Di intuito rapido, col vizio cronico della freddura indisponente, Lamanna viaggia con l'amico Peppe Piccionello che a sua volta deve svolgere una piccola faccenda familiare, apparentemente semplice: rintracciare una giovane parente che da qualche tempo non dà notizie di sé. Scomparsi lei e suo marito? Quasi. Una strana sparizione a intermittenza, molto incomprensibile. Una storia che sa di mafia. Ma la disincantata lucidità di Lamanna per la prima volta è offuscata da qualche affare di gelosia. Ad Agrigento è piombata la sua fidanzata Suleima, architetta a Milano, accompagnata dal titolare dello studio dove lavora. Non sarà facile per Saverio Lamanna continuare ad essere irriverente e appassionato, icastico e disincantato nel condurre le sue indagini svagate e serrate accanto a Piccionello: due investigatori involontari dotati solo delle armi dell'intelligenza e dell'ironia. Questo secondo romanzo con il personaggio di Saverio Lamanna (cui bisogna aggiungere i racconti nelle varie raccolte pubblicate da questa casa editrice) è sempre più movimentato e dissacrante. L'autore usa una doppia chiave narrativa. Da un lato un umorismo senza sosta, fatto di battute e controsensi che fustigano tutti i luoghi comuni più pop; dall'altro, una specie di «Sicilia come metafora», specchio di un mondo di disuguaglianze e miserie. Una forma romanzesca di cronaca diretta dall'Isola, delle sue magagne, delle sue piaghe, del suo quotidiano affondamento nel surreale di cui nessuno ha voglia di accorgersi. Sicilia alla Alfred Jarry: un posto assurdo dentro un mondo feroce.
14,00

Breve storia della Sicilia

di John Julius Norwich

Libro

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2018

pagine: 509

John Julius Norwich (scomparso nel giugno del 2018) oltre che storico era stato un documentarista ed un reporter di viaggi. Il suo modo di scrivere storia aveva quindi come scopo indispensabile anche una forma di intrattenimento, quello di avvincere il lettore in resoconti del passato «interessanti e piacevoli da leggere» e mirati alla ricerca di un «senso». Per cui, questa breve storia non è soltanto una sintesi documentata o un incuriosito viaggio dai Fenici e dai Greci agli anni di mezzo del Novecento in terra di Sicilia. È la ricerca, in duemila e cinquecento anni di storia, di una spiegazione alla fortissima impressione che a lui, persona, diede la Sicilia quando per la prima volta la incontrò e sentì di aver fatto una scoperta che lo avrebbe accompagnato per la vita intera. Si riversa, nella sua narrazione storica, la sorpresa per la straordinaria varietà, la meraviglia per la bellezza, la desolazione per un destino testardo, e una quieta disperazione. E queste complesse sensazioni cerca di condividere con il lettore riportandogli le cose le persone e i fatti notevoli della vicenda dell'Isola. Con grande attenzione per gli intrecci sorprendenti, per le ricorrenze che sembrano rivelare una tendenza generale, per i personaggi dai colori più vivi. Norwich era lo storico che scrisse i due volumi sui Normanni nel Sud; testi che furono a lungo, sulla loro materia, la fonte principale, se non l'unica, di conoscenza per i lettori appassionati. Questa "Breve storia della Sicilia", terminata nel 2014 - e che qui proponiamo per la prima volta ai lettori italiani -, è stata in certo modo un ritorno.
15,00

Il talento del cuoco

di Martin Suter

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2018

pagine: 370

Nelle cucine di un ristorante di lusso a Zurigo lavora Maravan, un giovane tamil che viene dallo Sri Lanka. Come molti suoi connazionali è fuggito dalla guerra per giungere in Europa, sperando nell'asilo politico e con la responsabilità di sostenere la famiglia rimasta in patria. Nel ristorante gli vengono assegnati solo i compiti più umili e noiosi, ma lui non se la prende. Ha un carattere amabile e ottimista, possiede una fede devota, con i suoi riti e le sue divinità, e soprattutto è un cuoco dall'olfatto e dalle qualità straordinari. La prima a scoprirlo è la disinibita Andrea, una cameriera dello stesso locale. Per lei Maravan cucina il vero curry, ispirato alla tradizione culinaria di famiglia con qualche personale innovazione. La ragazza, nel corso di una cena indimenticabile, avrà un'idea che cambierà il loro futuro: dovranno mettersi in proprio e aprire una ditta. Si chiamerà «Love Food» e proporrà un Love Menu, consegna a domicilio di raffinati manicaretti afrodisiaci capaci di stimolare il desiderio delle coppie annoiate. I primi clienti arrivano grazie a una terapista specializzata, ma la voce si sparge rapidamente. In un contesto che diviene sempre più instabile e ingiusto, i piaceri del corpo, della mente, del palato sono merci preziose e le sensuali ed efficaci ricette di Maravan sanno restituire gusto ed emozione alle serate di coppie abbienti, a personalità della politica, a uomini d'affari in cerca di sensazioni forti. Ma attraggono anche figure ambigue, che vivono ai margini del potere e della ricchezza... "Il talento del cuoco" racconta con tono sagace, ironico e riflessivo l'aspra complessità di un ingranaggio sociale che rimescola il destino di persone lontane e diverse e le porta sullo stesso palcoscenico, in uno spazio in cui i gesti e le parole di ognuno riguardano e influenzano le vite degli altri. E allora tra noi e loro, tra gli abitanti di nazioni e città che si vogliono solide e antiche, e quei popoli che crediamo spuntare dal nulla per turbare il nostro ordine e il nostro benessere, nasce un legame profondo, che ha bisogno di una scoperta continua, di una curiosità che può svelare quei mondi quasi del tutto invisibili che convivono quotidianamente accanto a noi.
14,00

Phineas Finn

di Anthony Trollope

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2018

pagine: 923

Phineas Finn è il secondo dei romanzi trollopiani appartenente al cosiddetto Ciclo Politico. A differenza degli altri romanzi e degli altri cicli in cui è difficile individuare l'attore principale, qui chi sia sotto la lente di ingrandimento è chiaro. Questo romanzo è il corposo, minuzioso, opulento ritratto di un giovane che si forma alla maturità, in cammino verso l'affermazione politica. E quanto lo scopo generale dell'autore sia quello di raffigurare senza giudizio tipi e ambienti, e anche una città, Londra, risalta nel fatto che Phineas è soltanto una brava persona senza eccessi, un «gentiluomo» che merita un ragionevole rispetto. E che incontrerà, perdonata qualche pecca, l'approvazione del lettore. L'autore lo dipinge obiettivamente, così lo inquadra da vari punti di vista; il proprio ovviamente, ma anche quello delle tante persone che l'eroe incontra: opinioni, esperienze e pettegolezzi che si rimandano a vicenda come in un gioco di specchi. Quando Phineas arriva dalla provincia irlandese a Londra, eletto al Parlamento grazie a una congiuntura favorevole, cerca appoggi perché la carica di parlamentare allora nel Regno Unito non era retribuita e lui aveva quindi bisogno di un reddito all'altezza. Frequenta perciò vari ambienti e si incontra con le tre dame che di molti di questi sono, per così dire, le registe (e in qualche modo lo diventano anche della sua vita). L'allargarsi del quadro d'insieme, dalla provincia irlandese alla metropoli centro del mondo, dalla vita privata alla stagione eccitante e dinamica dell'apprendistato politico-mondano, consente a Trollope di fare, non senza una taciuta e quasi repressa punta critica, quello che sa meravigliosamente fare e lo ha posto, assieme a Dickens e Thackeray, tra i sommi scrittori vittoriani: raccontare l'avventura dell'ordinario.
20,00

Gli arancini di Montalbano

di Andrea Camilleri

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2018

pagine: 421

«Venti racconti si dispiegano l'un dietro l'altro: in un crescendo di estri imprevedibili, e di complicazioni drammatiche, secondo un disegno di inesausto diletto che in ogni singola trama si disvela con la levità e la sottigliezza di un giocar di scene «stramme» dentro l'unità di luogo dell'arena vigatese, non senza tuttavia una qualche malinconica trasferta del primo attore. Tutto è elusivo a Vigàta, e stravagante. Vi predomina una logica che sembra sgangherata. Una coppia di vecchi attori prova la scena estrema della propria morte, a turno sul letto e sulla sedia della veglia. Una congiura di scippatori tenderebbe «alla desertificazione delle chiese», sparando a salve, di buon mattino, su vecchiette insonni o su bigotte che corrono alla prima messa. Del complotto comunista è convinto l'ottuso cronista di «Televigàta». E Montalbano, per spiegare al questore Bonetti-Alderighi la non «valenza tragica» degli attentati, fa ricorso alla semiologia di Roland Barthes fatto passare per «criminologo francese». L'ignoranza fantastica del questore è riluttante. Non si lascia persuadere da quel «Marthes», come lui lo chiama. L'innocenza fragorosamente rustica e la logica scompaginata di Catarella danno prove strabilianti. Il centralinista vuole essere coinvolto nelle indagini. A Vigàta è stata uccisa una prostituta vecchia. Catarella ha visto un telefilm su un tale che, per vendicarsi della madre malafemmina, è diventato un serial killer di prostitute. E si convince d'avere risolto il caso. Entra nell'ufficio di Montalbano. Chiude a chiave la porta dietro di sé. Ha un'« ariata» di segreto cospiratore. Spara: l'omicida è «un clienti della bottana che è figliu di bottana». Eppure un caso lo risolve davvero. E lui a scoprire il «porco maiale» che si è approfittato di una povera giovane mentalmente instabile. Montalbano è un esperto di quei geroglifici che sono i particolari minuti, da tutti trascurati, una mosca, per esempio, presa in pugno da un imputato durante il processo. Lui è il solo che sa decifrarli. Gli piacciono «assà» i 'Racconti di Pietroburgo' di Gogol', con la loro immaginativa. E visionariamente gogoliana è la telefonata che Montalbano fa al suo autore, per proibirgli di destinargli storie truculente. Il commissario arriva a farsi scrittore di frodo. Entra in due racconti di Camilleri e, dentro le tracce avviate, si scrive da solo, in forma di lettere, le relazioni di due sue indagini: fra l'altro condotte a distanza, basandosi solo sulla scienza della deduzione e dell'analisi. Montalbano merita alla fine, dopo una serie di virtuosi trucchi, di festeggiare il capodanno alla mensa pingue della cameriera Adelina: abbandonandosi alla ghiottoneria languorosa e sensuale di un eccelso mangiatore di arancini. La raccolta "Gli arancini di Montalbano" è stata pubblicata la prima volta dalla Mondadori, nel 1999.» (Salvatore Silvano Nigro)
15,00

Vite bruciate

di Dominique Manotti

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2018

pagine: 295

Lorena, Nord-Est della Francia, zona di industria siderurgica una volta fiorente. Anni Novanta, quando la parola «globalizzazione» era ancora incomprensibile ai più. In una fabbrica, l'arroganza di un manager vanitoso provoca la protesta dei lavoratori che sfocia nell'occupazione degli stabilimenti. Potrebbe essere un'accesa vertenza sindacale e finire con un accordo, ma qualcuno vi vede un rischio maggiore. Allora un incendio può servire a bruciare tutto. A Parigi, che sembra molto lontana, si sta giocando una grossa partita. E in via di privatizzazione un colosso dell'elettronica di proprietà statale che produce armamenti. Due gruppi sono in gara per l'acquisto; il vincitore assumerà una posizione dominante nell'industria mondiale della guerra. Lo scontro senza esclusione di colpi coinvolge un ex poliziotto, che si tira dietro alcuni fantasmi del passato. Presto dovrà fronteggiare una domanda minacciosa: che c'entra l'affare di Parigi con le piccole vite bruciate in quella cittadina del Nord-Est ? Fin dove arriva la combine della fabbrica d'armi?
14,00

Il diario segreto del cuore

di Francesco Recami

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2018

pagine: 210

Tra i protagonisti che animano la Casa di ringhiera, in questo nuovo episodio la ribalta è per la famiglia Giorgi, composta da: la mamma Donatella, da poco disoccupata e sempre sull'orlo di una crisi di nervi; il figlio maggiore Gianmarco tredicenne svogliato; Margherita undicenne di senno e talento; Claudio, il marito alcolizzato, cacciato di casa e in severa cura detox. Questo nuovo capitolo della storia nera di un condominio di Milano, che vuol essere specchio e lente di ingrandimento del Bel Paese in cui ci troviamo, ci fa conoscere il diario della quasi adolescente Margherita. Tra pensieri e confessioni lei rivela al Diario quello che succede veramente in un anno scolastico, a casa sua e tra i vicini, inserisce le lettere edificanti del padre, qualche racconto morale che le assegna la scuola in cui primeggia: insomma è la struttura del Cuore di Edmondo De Amicis, alternarsi di cronaca e segreti di un'anima fanciulla, pur già provata. Ma un Libro Cuore perfido e politicamente scorretto in cui scorre il neosquallore di Facebook e della prevalente devianza giovanile, tra narcisismi infantili e precoce sfrontatezza sessuale. Quello che succede è che per salvaguardare la figlia Margherita dal bullismo più o meno pedopornografico delle amiche, la madre Donatella si lascerà prendere da un istinto iperprotettivo di vendetta, e si scatenerà sui social, inconsapevole delle conseguenze. La sarabanda che ne deriva serve a Francesco Recami per mettere a fuoco la sua radiografia delle miserie della vita quotidiana nell'era di un mediocre e infelice narcisismo sottoconsumistico. Un teatro tanto più caustico ridicolo e urticante quanto più la vicinanza con cui normalmente li osserviamo rende questi modi di vivere umani e accettabili. Con buona pace del De Amicis.
14,00

La funesta docilità

di Salvatore Silvano Nigro

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2018

pagine: 210

Questo libro ha una intricata relazione con il racconto giallo, il saggio letterario, e l'«affaire». Ha un inquilino scomodo. Si chiama Alessandro Manzoni. E lo scrittore, ha rilevato Sciascia, «su cui si verificano sconcertanti paradossi, disastrose incongruenze: molto italiano senza gli italiani; molto cattolico senza i cattolici; molto laico senza i laici». Già il titolo del libro è un ossimoro. La «funesta docilità» è una colpa di condiscendenza: l'attitudine a conformare il proprio animo «all'affermare appassionato» della moltitudine. La definizione si trova nei Promessi Sposi. Manzoni l'attaglia a Renzo che, nella Milano della carestia, ha fatto sua l'opinione della massa fanatica che nel vicario di Provvisione ha additato «la cagion principale della fame». L'acquiescenza di Renzo si esaurì però nella partecipazione convinta al tumulto. Cessò di fronte alla «proposta» di «omicidio». Renzo si prodigò per salvare la vita al malcapitato vicario. Senza afflizione, «funestamente docile», risultò invece lo stato d'animo di Manzoni relatore (in una lettera del 1814) dell'assassinio, immotivato e truce, dell'inerme ministro delle finanze del Regno Italico, Giuseppe Prina; così aderendo al clima di una città che si dichiarò priva di «delitti» e che non volle che ci fosse una bara o una tomba da baciare. In una delle sue «inquisizioni», Sciascia tornò su quell'omicidio che risulta opaco nella lettera manzoniana: lettera che «ci inquieta», disse, «e che, in quel momento scritta senza inquietudine, crediamo sia poi diventata sostanza di una inquietudine profonda, drammatica e segreta dell'intera sua vita e dell'opera». Per «amore» di Manzoni, Sciascia si fece investigatore. L'efficienza analitica della sua indagine entrò nelle pieghe più riposte della scrittura dei Promessi Sposi alla ricerca di un «rimorso». Non lo trovò. Il giallo morale viene ora sciolto in questo racconto critico. La soluzione era nascosta nelle illustrazioni che Manzoni «dettò» e controllò, fino a correggerle, per l'edizione definitiva del suo romanzo. Nell'« affaire » si intrecciano le voci di Sciascia, Pomilio, e Natalia Ginzburg; e con esse le letture critiche in forma figurativa di Guttuso, Caruso, e Paladino.
15,00

La lunga eclissi. Passato e presente del dramma della sinistra

di Achille Occhetto

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2018

pagine: 230

Una libera e spregiudicata analisi dell'odierna crisi della sinistra che si legge come un viaggio, compiuto su un veicolo panoramico, nel tempo e nello spazio: lo spazio della teoria, il tempo della storia e il veicolo dell'esperienza vissuta. Achille Occhetto, ultimo segretario del Pci e primo della nuova formazione politica che ne nacque grazie alla « svolta della Bolognina », muove da una constatazione netta. La radicalità della crisi odierna ha origine dal crollo del muro di Berlino perché nessuno è stato capace di interpretare quell'evento gigantesco per quello che era in realtà, ossia la «fine politica» del Novecento che ha travolto non solo le aggregazioni che si richiamavano al comunismo ma anche tutte le altre che con esso si rapportavano in qualsiasi modo e ha coinvolto rovinosamente, in ultima analisi, tutte le forze politiche nate nel secolo scorso. Quella caduta ha origini più antiche: i «tarli» e «i vizi capitali» risalenti alla nascita e alle necessità di sopravvivenza del primo paese socialista; l'illusione di un'identità unica e pura del comunismo e, in generale, della sinistra; la teoria dei «due campi»; l'aver permesso e giustificato che nel «socialismo reale» si instaurassero i metodi autoritari e polizieschi che erano stati combattuti nei fascismi. Di queste origini Occhetto insegue i fili nel loro insinuarsi nella storia italiana e nella esperienza della sinistra (con tutte le eccezioni, le resistenze, le «diversità» e i memorabili anticonformismi), fino all'oggi che ha assistito alla marcia trionfale del globalismo neoliberista e vede il prevalere paradossale dell'egemonia della destra sui ceti popolari. E tra storia e teoria, durante questo percorso l'autore fa rivivere, grazie al ricordo personale e dentro il proprio «tessuto psicologico e sentimentale», «cosa fu il comunismo per noi». Rievocando, senza una separazione netta dall'esposizione sistematica, il calore e il sapore della sua passione politica, così comune a molte generazioni. Ma c'è un futuro per la sinistra? A questa domanda l'autore dedica la parte terza della sua riflessione, la sezione propositiva e più interna al dibattito. «Ho pensato che la parola "eclissi" nel titolo esprimesse meglio l'idea di un offuscamento, del passaggio in un cono d'ombra da cui fosse possibile uscire attraverso "un nuovo inizio" ». Un risveglio che non può che avere, nella visione di un leader che ha visto con i suoi occhi tanti drammi e rinascite della speranza socialista, un nome: Contaminazione.
16,00

Fate il vostro gioco

di Antonio Manzini

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2018

pagine: 391

«Non ci abbiamo capito niente, Deruta. Forza, al lavoro». Due coltellate hanno spento la vita di Romano Favre, un pensionato del casinò di Saint-Vincent, dove lavorava da «ispettore di gioco». Il cadavere è stato ritrovato nella sua abitazione dai pochi vicini di casa dell'elegante palazzina, e serra in mano una fiche, però di un altro casinò. Rocco Schiavone capisce subito che si tratta «di un morto che parla» e cerca di decifrare il suo messaggio. Si inoltra nel mondo della ludopatia, interroga disperati strozzati dai debiti, affaristi e lucratori del vizio, amici e colleghi di quel vedovo mite e ordinato. Individua un traffico che potrebbe spiegare tutto; mentre l'ombra del sospetto sfiora la sua casa e i suoi affetti. Ed è ricostruendo con la sua professionalità la tecnica dell'omicidio, la scena del delitto, che alla fine può incastrare l'autore. Ma il morto è riuscito a farsi capire? Forse non basta scavare nel passato: «Favre ha perso la vita per un fatto che deve ancora accadere». Il successo dei libri di Antonio Manzini deve probabilmente molto al loro andare oltre la semplice connessione narrativa tra una cosa (il delitto) un chi (il colpevole) e un perché (il movente). Con le inchieste del suo ruvido vice-questore, Manzini stringe il sentire del lettore a una vicenda umana complessa e completa. Così i suoi noir sono in senso pieno romanzi, racconto delle peripezie di un personaggio che vale la pena di conoscere, sentieri esistenziali. Sono, messi uno dietro l'altro, la storia di una vita: Rocco Schiavone, un coriaceo malinconico che evolve e cambia nel tempo, mentre lavora, ricorda, prova pietà e rabbia, sistema conti privati e un paio di affari. Sicché, in "Fate il vostro gioco", il vice-questore riconosce apertamente un semifallimento: ha smascherato il criminale ma troppe cose non tornano. Resta un buco nella sua consapevolezza che gli rimorde come una colpa, e deve colmarlo. Lo farà, si ripromette, la prossima volta e, per il lettore, nella prossima avventura.
15,00

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