Editore UTET - Ultime novità

UTET

La metà migliore. La scienza che spiega la superiorità genetica delle donne

di Sharon Moalem

Libro: Copertina rigida

editore: UTET

anno edizione: 2021

pagine: 250

Le donne combattono meglio degli uomini virus, infezioni e tumori; a parità di condizioni critiche hanno più possibilità di sopravvivere rispetto ai maschi; statisticamente sembrano superare di almeno quattro anni le aspettative di vita di un uomo e vedono persino il mondo in uno spettro di colori più ampio. Le donne sono meglio degli uomini, dunque? Non si tratta di una semplice generalizzazione ideologica. Sharon Moalem, medico genetista di fama internazionale, argomenta questa tesi attraverso l'analisi di pubblicazioni specialistiche ed esperienze personali - nei reparti di neonatologia, tra bambini sieropositivi o attraverso l'attività di ricerca neurologica sugli anziani - e ne individua il fondamento scientifico nel nostro codice genetico: più precisamente, nel doppio cromosoma x femminile. Sono alcuni dei geni presenti su questo cromosoma, infatti, ad attivare i processi di guarigione e a garantire dunque alla donna maggiore resilienza: come afferma Moalem, infatti, «quasi tutto ciò che è difficile da fare, dal punto di vista biologico, è fatto meglio dalle donne». In nome di uno stereotipo legato alla forza fisica, invece, per secoli la donna è stata confinata nell'angolo del focolare domestico, ne è stata esaltata la fragilità e la delicatezza, le è stata destinata una posizione ancillare. Un luogo comune a cui ha aderito anche la scienza medica. Tuttora le differenze genetiche sono ignorate in nome della visione maschiocentrica dominante, e le donne vengono inquadrate attraverso l'obiettivo degli uomini: per esempio, molti degli studi preliminari sulle malattie sono compiuti esclusivamente su campioni di sesso maschile, contribuendo alla costruzione di una dottrina parziale, incapace di tenere conto delle specificità del nostro patrimonio genetico.
22,00

Cosa loro, cosa nostra. Come le mafie straniere sono diventate un pezzo d'Italia

di Giampaolo Musumeci, Andrea Di Nicola

Libro: Copertina morbida

editore: UTET

anno edizione: 2021

pagine: 233

Le triadi cinesi riciclano denaro in tutta Europa (ma in epoca di Covid-19 si danno al cybercrime); i clan ucraini gestiscono il contrabbando di sigarette; i cult nigeriani amministrano il racket della prostituzione e controllano le piazze di spaccio a colpi di machete; i dealers marocchini trasportano l'hashish da Tangeri a Genova; le gang di latinos trasformano i parchetti di quartiere in zone di guerriglia. A poco a poco, le mafie d'importazione hanno guadagnato un loro spazio rispetto alle organizzazioni mafiose "tradizionali", stravolgendo l'universo del crimine così come lo conoscevamo, dove si alternavano cosche strutturate e piccolo malaffare. Cosa nostra, camorra, 'ndrangheta: nonostante le origini multiculturali, le nuove mafie si rifanno al modello della grande criminalità organizzata Made in Italy, con cui a volte guerreggiano ma spesso collaborano, prendendone a prestito i codici e le regole. Eppure, per quanto sia pervasivo nella cronaca nera il racconto di certi loro crimini efferati, continuiamo a sottovalutare la portata della loro infiltrazione, l'estensione delle loro reti, il potere dei loro boss. Lo stesso errore che per decenni fecero negli Stati Uniti occupandosi di Cosa nostra: per combatterla fu necessario ammetterne l'esistenza, studiarla, capire quanto fosse intrinseca al sistema economico e politico della nazione. E così dovremmo fare anche noi, perché le mafie straniere non sono il lato oscuro dell'immigrazione, ma il risultato dei nostri fallimenti politici, dell'incapacità dello Stato italiano di controllare davvero il territorio.
17,00

Libertà inutile. Profilo ideologico dell'Italia repubblicana

di Gianfranco Pasquino

Libro: Copertina rigida

editore: UTET

anno edizione: 2021

pagine: 223

Quando scelse la repubblica, il popolo italiano, appena uscito dalle rovine di una dittatura e di una guerra mondiale, affidò all'Assemblea costituente l'impegnativo compito, condiviso da tutti (o quasi), di costruire un paese migliore. Ma la repubblica che ne è uscita è stata all'altezza di quelle speranze? Se lo chiedeva già Norberto Bobbio nel suo fondamentale "Profilo ideologico del Novecento italiano", fermandosi però sulle soglie del 1968, e se lo chiede oggi Gianfranco Pasquino, raccogliendo l'eredità del grande filosofo torinese e provando a impostare nuovamente una riflessione che riesca a cogliere l'accidentato percorso della nostra mutevole e inquieta storia repubblicana. A partire dalle fondamenta costituzionali, Pasquino sismografa gli smottamenti culturali gli umori e i contrasti che, di decennio in decennio, hanno attraversato la nazione e coinvolto i suoi protagonisti. Così ci immergiamo nelle contraddizioni delle tre grandi culture politiche del Novecento: il liberalismo, fondamentale durante la Resistenza e sminuito nella ricostruzione del dopoguerra; il comunismo, lacerato all'interno dal dibattito fra i desideri di riformismo parlamentare e le pulsioni semirivoluzionarie, negli anni caldi delle contestazioni di piazza; l'area democristiana, appesantita dal troppo potere politico economico e sociale accumulato senza controlli, fino alla resa dei conti di Tangentopoli. E poi ancora i mutamenti delle stagioni recenti: la personalizzazione della politica propiziata dal berlusconismo e l'affermarsi di nuove culture che strizzano l'occhio all'antipolitica e al populismo. Il quadro che ne viene fuori è un'inedita biografia della nazione: un paese di passioni ideologiche ed enormi contraddizioni, in cui le fortune dei leader durano il tempo di una stagione. E allora, attraversando le riflessioni di Pareto, Calamandrei, Gramsci, Sartori, prende forma il dubbio di Pasquino: la democrazia italiana ha disatteso le promesse costituzionali? Quella conquistata con tanta fatica è stata forse una Libertà inutile?
18,00

Marcia fatale. 1812. Napoleone in Russia

di Adam Zamoyski

Libro: Copertina morbida

editore: UTET

anno edizione: 2021

pagine: 576

La campagna di Napoleone in Russia è ricordata come uno degli avvenimenti più drammatici della storia europea, nonché il primo esempio di guerra totale, che vide i maggiori imperi dell'epoca scontrarsi per il dominio sul Continente. Da due secoli questo evento è impresso nell'immaginario collettivo, eppure alla sua straordinaria forza evocativa non è sempre corrisposta un'analisi storiografica imparziale e approfondita. Con "Marcia fatale", Adam Zamoyski prova a invertire la tendenza, attingendo a una serie di documenti, spesso inediti, recuperati in archivi e biblioteche di tutto il mondo. Dalle lettere di semplici soldati ai diari personali dei protagonisti, dai bollettini ufficiali agli appunti manoscritti: facendo parlare gli uomini, Zamoyski ci fa rivivere il loro dolore, le loro speranze, le loro paure. E così, accanto alla voce dei grandi protagonisti della storia, sentiamo anche quella degli "ultimi", di quei francesi e russi, polacchi e italiani, tedeschi e portoghesi impegnati a tornare vivi dal campo di battaglia. Tableau vivant intenso, "Marcia fatale" è un'opera che riesce a far convivere il rigore storiografico e l'interpretazione dei documenti con la potenza narrativa, facendoci osservare la lenta e inesorabile disfatta dell'esercito più potente mai messo in campo. E del suo comandante supremo.
19,00

Le molte feritoie della notte. I volti nascosti di Fabrizio De André

di Marco Ansaldo

Libro: Copertina morbida

editore: UTET

anno edizione: 2021

pagine: 189

La vita e l'opera di Fabrizio De André sono al centro di saggi e documentari, omaggi e celebrazioni che hanno contribuito negli anni a trasformare l'uomo in un mito, in un'icona musicale e poetica. Una specie di totem, che incute un timore reverenziale a tratti schiacciante. E pensare che invece lui si riconosceva soprattutto nel protagonista di Amico fragile, "evaporato in una nuvola rossa, in una delle molte feritoie della notte". Il giornalista Marco Ansaldo si mette sulle tracce di questo amico fragile, partendo dai vicoli della Foce, le zone che lui stesso, genovese doc, aveva esplorato da ragazzino di strada. Nel ripercorrerle oggi, così diverse eppure identiche, ricostruisce un'inedita topografia fatta di stradine e piazzette, di panchine e bar, in quel fermento musicale e intellettuale da cui scaturì la "Scuola genovese" dei cantautori e il genio di "un giovanotto della buona società". Ma Genova da sola non basta per spiegare De André, che in quarant'anni di carriera ha mostrato mille volti, anche molto diversi: l'uomo dalla voce profondissima, che scandisce parole dolci e terribili; l'uomo feroce con i potenti, anarchico, ruvido e solitario; l'"ateo a modo suo", lontano dalla Chiesa ufficiale ma vicino a Gesù e agli ultimi. In questo libro, Ansaldo ricostruisce un'immagine di Faber a partire da singoli dettagli, frammenti della sua fragilità e della sua forza, lasciando che la luce di ogni nuovo frammento ne illumini un altro.
12,00

Scusi per la pianta. Nove lezioni di etica pubblica

di Giovanni Grandi

Libro: Copertina rigida

editore: UTET

anno edizione: 2021

pagine: 125

Un biglietto di scuse, lasciato da un undicenne dopo aver colpito una pianta giocando a calcio nel giardino condominiale. Un episodio all'apparenza insignificante, che, partendo da un tweet lanciato da Giovanni Grandi, professore di Etica all'Università di Trieste, conquista le pagine dei giornali, rimbalza sui social, viene letto, commentato, lodato. Non è l'evento in sé a richiamare l'attenzione, com'è ovvio, quanto piuttosto il sussulto etico di cui il ragazzino ha dato prova: un sussulto che, nel paese travolto dalla pandemia, forse riporta tutti ai valori fondamentali della convivenza civile. Giovanni Grandi, a distanza di qualche mese, prova a prendere sul serio i temi e i problemi che quel bigliettino, apparentemente banale, solleva. E, così facendo, ci offre un piccolo libro che pone interrogativi enormi: come mai siamo tanto bravi a prenderci cura dello spazio privato, e così poco attenti a quello pubblico? Perché insegniamo ai bambini a essere responsabili e attenti, ma non siamo altrettanto coscienziosi da adulti? Per cosa vale veramente la pena impegnarci, e magari combattere? Come possiamo migliorare la nostra capacità di fare del bene? Esplorando i modi in cui la nostra forza morale viene messa (o meno) alla prova, indagando la capacità umana di provare empatia, riconoscendo infine l'influenza della comunità sulle azioni dei singoli, Grandi ci invita a tenere a mente la necessità di un'etica pubblica - le fatiche che comporta, ma anche i suoi frutti, di cui tutti possiamo godere. Una lezione che non vale solo in questi tempi difficili, da cui speriamo di uscire migliori: è quando la marea si ritira, dopotutto, che possono venire alla luce i tesori che la tempesta ha gettato a riva.
12,00

Prigionieri della storia. Che cosa ci insegnano i monumenti della seconda guerra mondiale sulla memoria e su noi stessi

di Keith Lowe

Libro: Copertina rigida

editore: UTET

anno edizione: 2021

pagine: 336

Le statue adornano le piazze e i parchi delle nostre città, testimoni silenti della storia collettiva. Eppure quasi mai rimandano a una memoria condivisa, pacificata: l'interpretazione dei fatti si evolve, vecchie credenze vengono messe in discussione, il passato viene riscritto e le statue si ritrovano di colpo fuori dal tempo, anacronistiche pietre dello scandalo. Prigionieri della storia, i monumenti osservano immobili e impotenti il mondo cambiare. Ci sono tuttavia nella storia recente degli eventi che sembrano resistere ai marosi del tempo: la seconda guerra mondiale, con il suo intreccio di eroismo epico e nero abominio, fosca tragedia e improvviso riscatto, sembra ancora svolgersi in un racconto riconoscibile di tutti, vincitori e vinti. Ma è davvero così? Lo storico Keith Lowe sceglie di scandagliare l'eredità dell'ultimo grande conflitto del Novecento attraverso la memoria che i paesi hanno voluto fermare nella pietra: venticinque monumenti dedicati di volta in volta a eroi e martiri, alle vittime ma persino ai carnefici, senza dimenticare le opere che hanno voluto auspicare l'inizio di una sterminata pace tra i popoli. Questo viaggio lo porta per esempio ai piedi dei colossi del Mamaev Kurgan a Volgograd, a riflettere sulle vestigia dell'Unione Sovietica; ad Arlington, di fronte al Marine Corps War Memorial, a esplorare il rapporto fra gli Stati Uniti, la guerra e il concetto di libertà; a Nanchino, passeggiando attorno al memoriale dell'omonimo massacro e ripercorrendo la vicenda del conflitto sino-giapponese che aprì in anticipo il fronte orientale; a Predappio, sulla tomba di Mussolini, per esorcizzare i fantasmi di un passato che proietta la sua ombra fino a oggi; ma anche fra i blocchi del Memoriale dell'Olocausto di Berlino per scoprire le polemiche che ne hanno accompagnato l'edificazione. Il grande racconto storico di Lowe è in grado di compiere una metamorfosi. Quei monumenti, da pesanti conglomerati di pietra esposti alle intemperie, tornano a vibrare di potenza simbolica: «sotto il granito e il bronzo c'è l'amalgama di tutto ciò che ci rende quello che siamo - potere, gloria, coraggio, paura, oppressione, grandezza, speranza, amore e rovina. Celebriamo queste e mille altre virtù pensando che forse potranno liberarci dalla tirannia del passato. Eppure, proprio il desiderio di scolpirle nella pietra le rende inevitabilmente ciò che ci tiene, a nostra volta, prigionieri della storia».
24,00

Compagni! Il romanzo del congresso di Livorno

di Federico Mello

Libro: Copertina morbida

editore: UTET

anno edizione: 2021

pagine: 381

Livorno, 15 gennaio 1921: da tutta Italia affluiscono giornalisti, intellettuali, dirigenti di sezione, sindacalisti, operai, futuri partigiani. I disordini e le mobilitazioni del biennio rosso si sono conclusi da poco, il Partito socialista ha guadagnato consensi elettorali ma è lacerato al suo interno proprio mentre cominciano le violenze fasciste. Nel frattempo, da Mosca è stato diramato un documento che indica le ventuno condizioni da rispettare per far parte della Terza internazionale. In questo clima politico teso si aprono i lavori del xvii Congresso. Il palco del teatro Goldoni vedrà accendersi lo scontro fra socialisti e comunisti e, mozione dopo mozione, l'ala estremista si allontanerà progressivamente, fino all'inevitabile scissione. In una narrazione coinvolgente ma sempre aderente alla realtà storica, Federico Mello ci racconta un momento cruciale, troppo spesso imprigionato nella mitografia, in cui si confondono interessi personali e differenti visioni politiche, errori di valutazione e intuizioni in anticipo sul corso dei tempi. Il momento in cui la sinistra italiana si divise, per la prima, proverbiale volta. Ci sono tutti i protagonisti dell'epoca: il giovane Antonio Gramsci, convinto che la rivoluzione sia alle porte; il carismatico Filippo Turati, leader delle forze socialdemocratiche; il focoso Nicola Bombacci, amato dalla base militante; l'incerto Giacinto Menotti Serrati, che cerca una mediazione tra le forze in campo. Intervento dopo intervento si delinea la spaccatura all'interno del partito e il dibattito si infiamma alternando politica estera e interna, strategie di comodo e valori irrinunciabili. Il Partito comunista nasce fra le polemiche: abbaglio politico o svolta storica? Grazie al rigore nel consultare le fonti, alla vivacità nel dipanare i conflitti più complessi e alla capacità di scavare dietro le versioni di parte Federico Mello riesce a trasportarci indietro nel tempo, seduti sulle tribune gremite, a indignarsi, applaudire e battere i pugni, acclamare le parole che colpiscono l'animo, ad assistere alla svolta fondamentale della storia della sinistra italiana.
18,00

Woody Allen dall'inizio alla fine. Un anno sul set con un grande regista

di Eric Lax

Libro: Copertina rigida

editore: UTET

anno edizione: 2020

pagine: 405

Nel 1968, i manager di Woody Allen, Jack Rollins e Charles Joffe, vengono ricevuti negli studios della Palomar Pictures a Los Angeles. Nonostante Allen sia solo un giovane autore tv e uno stand-up comedian, i produttori sembrano determinati a raggiungere un accordo per la realizzazione del suo primo film ma, quando chiedono dettagli sulla trama, il piano di lavorazione o il cast, la risposta di Joffe è sorprendente: «Mettete due milioni di dollari in un sacchetto di carta, dateci il sacchetto, andate via, e noi vi porteremo un film». Palomar accetta l'accordo e mesi dopo "Prendi i soldi e scappa" esce in sala; i giornali lo recensiscono entusiasti e in molti si accorgono del talento di questo giovane cineasta. Il processo creativo di Allen non permette intromissioni; lo sviluppo delle sue idee è strettamente legato a un metodo che è andato perfezionandosi film dopo film, calibrato al millimetro per permettergli di realizzare un'opera all'anno, sua personale forma di autopsicoanalisi. Una macchina perfetta, fatta di collaboratori fidati e consiglieri devoti, che Eric Lax, grande amico e biografo ufficiale di Allen, ha avuto la fortuna di seguire fin dal 1971. Grazie al privilegio di una prospettiva unica, Lax ci conduce all'interno di questo processo, ripercorrendo, dall'inizio alla fine, lo sviluppo e la realizzazione del film "Irrational man"; i primi appunti di trama scarabocchiati su un'agenda mentre è sdraiato sul letto nella sua casa di Manhattan, la ricerca dei finanziamenti, la meticolosa preparazione delle scene, le discussioni con il direttore della fotografia, le scelte di montaggio e colonna sonora, tutto, fino alla prima proiezione al festival di Cannes. Come nessuno aveva mai fatto prima, Lax raccoglie le indiscrezioni dei suoi assistenti, gli aneddoti degli attori o della troupe, registra il nervosismo sul set o l'euforia dell'ultimo ciak, e, durante le pause tra le riprese, ascolta Allen parlare a ruota libera di cinema e vita privata, dei registi che ama e di quelli che detesta... Scavando in profondità nella personalità di uno dei più grandi autori del nostro tempo, Woody Allen dall'inizio alla fine delizierà non soltanto i fanatici del cinema e i fan del regista, ma anche tutti coloro che si lasciano incantare dalla magia del grande schermo. Ebook compreso nel prezzo, scaricabile dal sito www.utetlibri.it fino al 31 dicembre 2017.
20,00

Il viaggio di Veronica. Una storia personale del ritratto fotografico

di Ferdinando Scianna

Libro: Copertina rigida

editore: UTET

anno edizione: 2020

pagine: 178

Secondo un vecchio ma efficace cliché, la prima fotografa della storia fu santa Veronica. La leggenda narra che vedendo Cristo piegato sotto il peso della croce, ricoperto di sudore e sangue, Veronica si sia avvicinata e gli abbia asciugato il viso con un panno, sulla cui tela rimasero impressi i tratti di Gesù. Ecco, allora, il primo ritratto "fotografico" della storia. Bisognerà aspettare l'inizio dell'Ottocento per un procedimento chimico e meccanico in grado di rivaleggiare con la Veronica, quando in pochi mesi, quasi in contemporanea, Niépce e Daguerre, Fox Talbot e Bayard arrivano a mettere a punto l'invenzione fatale che Sir John Herschel battezza col nome di fotografia. I primi ritratti fotografici servono per catalogare e studiare le tribù indigene di Asia e Africa, ma anche a Lombroso per mettere a punto il concetto di fisiognomica criminale e a Galton per cercare sostegno alle sue idee sull'eugenetica. Nel frattempo, per l'apparato burocratico statale la fotografia diventa una risorsa indispensabile, da declinare in milioni di ritratti in formato tessera, già prima che la propaganda la sfrutti per raccontare e sostenere il potere. Ma se da un lato il ritratto viene usato per analizzare e incasellare gli esseri umani, dall'altro sono presto evidenti le potenzialità estetiche di questa tecnica rivoluzionaria. Nadar la eleva all'altezza dell'arte figurativa classica, aprendo la strada ai grandi fotografi di ritratto: da Margaret Cameron a Lewis Hine, da Dorothea Lange a Richard Avedon, fino ai capolavori di Cartier-Bresson, "il Mozart della fotografia". Che siano immagini glamour accuratamente studiate in teatri di posa o scatti rubati alla realtà inconsapevole, i ritratti raccontano tanto sul soggetto rappresentato quanto sul fotografo, sulla sua visione del mondo e sull'idea che sorregge quello scatto. Un gioco di specchi affascinante in cui si riflette la storia di come l'uomo ha codificato la propria immagine, di come osserva e rappresenta se stesso.
29,00

Libri, istruzioni per l'uso. L'arte di scegliere, organizzare e disordinare le librerie di casa

Libro: Copertina rigida

editore: UTET

anno edizione: 2020

pagine: 224

Mettere ordine tra i libri, come sanno tutti i lettori, è un po' come mettere ordine nella vita: ognuno lo fa a modo suo e nessuno ci riesce mai veramente. Le variabili sono innumerevoli: l'argomento, l'affetto che ci lega ai diversi volumi, la loro altezza, larghezza e peso, ma anche le dimensioni del mobile libreria, la disposizione delle pareti e delle stanze di casa (i libri di cucina in cucina? I libri più letti sul comodino accanto al letto?). In più, si trasloca, si rompono convivenze (e si separano anche le librerie), si cambiano gusti. Il fatto è che i libri sono una tecnologia complessa: hanno una lunga storia, moltissimi usi, tradizioni estetiche disparate. Riuscire a tenere comodamente in mano un volume e decidere dove metterlo può sembrare un atto scontato, ma porta con sé il peso di secoli di addomesticamento del sapere: dalle tavolette alla pergamena al libro a stampa, dal tablinum degli antichi romani agli scriptoria medioevali alle boiseries vittoriane, dai monasteri ai palazzi nobiliari ai monolocali in periferia, i volumi hanno sempre richiesto un loro posto, un ordine, un metodo. Alessandro Mari, insieme a Ginevra Azzari e Matilde Piran, ci offre questo brioso manuale, dove la storia si mescola con la falegnameria, la filosofia con l'architettura di interni e il marketing editoriale con la vita quotidiana. Come dispongono i loro libri gli scrittori? Quanti libri contiene una libreria Billy di Ikea? È giusto disporre i volumi sullo scaffale per colore del dorso? O bisogna attenersi a un rigido ordine alfabetico (o cronologico)? Ci sono davvero risposte definitive a queste - e mille altre - domande?
23,00

Churchill. La biografia

di Andrew Roberts

Libro: Copertina rigida

editore: UTET

anno edizione: 2020

pagine: 1440

Si racconta che nel 1899 un giovane Winston Churchill, corrispondente del "Morning Post" durante la seconda guerra boera, abbia incoraggiato un uomo appena ferito di striscio al grido di: «Nervi saldi, ragazzo! Nessuno viene colpito due volte lo stesso giorno». È solo uno degli infiniti aneddoti sul suo conto, ma mette in luce lo strano mix di ironia e cinismo, decisione e combattività che lo portò a essere uno degli uomini più importanti del Novecento. Sono talmente celebri le sue battute, la sua risolutezza, il suo acume, da far venire il dubbio che in qualche modo Churchill abbia sfruttato le sue doti narrative per costruire in vita un monumento a se stesso: è pur sempre l'unico statista ad aver vinto un premio Nobel per la letteratura. Ma è stato davvero l'uomo del destino, che l'Occidente liberale ha contrapposto ai più bui totalitarismi? Reduce da "Napoleone il Grande", lo storico Andrew Roberts accetta questa nuova sfida e attinge a una sterminata documentazione (fra cui i diari privati di re Giorgio VI, usati per la prima volta) per redigere anche di Churchill la biografia definitiva. Ne rievoca l'infanzia all'interno dell'aristocrazia inglese, fino all'apprendistato militare in India, segue poi i primi incarichi politici e i compiti assegnatigli durante la prima guerra mondiale. Qui Churchill impara a risollevarsi dalle sconfitte, facendo tesoro dei suoi stessi errori: come stratega militare fallisce la campagna di Gallipoli, così che all'indomani del conflitto mondiale si trova progressivamente estraniato dal cuore della politica inglese. Eppure, con l'acume e la verve del polemista, è fra i primi a scorgere il pericolo dei totalitarismi. Così, quando il Regno Unito chiama, è pronto a rispondere: torna alla ribalta durante la seconda guerra mondiale, dimostrando di saper trattare alla pari con Unione Sovietica e Stati Uniti, e nell'ora più buia diviene la voce della nazione, l'uomo risoluto ma fiducioso nel futuro della democrazia attorno a cui si stringe un intero popolo e forse l'intero continente. Lontano dall'agiografia ma non immune al fascino del personaggio, "Churchill, la biografia" restituisce tutte le luci dell'intelligenza e le ombre del carattere (tra sospetti di alcolismo, cronica umoralità e crolli depressivi) di un uomo che non fu un predestinato, ma un fabbro del proprio, e del nostro, destino.
46,00

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