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Libri di Francesco Lisanti

L'Italia è su un sentiero di spine. La storia di piazza Fontana nei documenti processuali

di Francesco Lisanti

Libro: Copertina morbida

editore: La Vita Felice

anno edizione: 2019

pagine: 269

Padova, 18 aprile 1969. A tarda sera, in un appartamento vicino alla Stazione, si ritrovano alcuni membri del gruppo di estrema destra Ordine Nuovo, un agente dei Servizi segreti italiani e un misterioso personaggio arrivato in treno da Roma. La riunione ha lo scopo di decidere cosa fare per alzare il livello della tensione in Italia. Da quella sera in avanti si susseguiranno su tutto il territorio italiano numerosi atti terroristici, compiuti sotto la regia comune di Ordine Nuovo e di un altro gruppo di destra, Avanguardia Nazionale. Alla Fiera di Milano, alla Stazione Centrale, nei Tribunali di Torino, Roma e Milano, arrivando infine alle bombe del 12 dicembre 1969, fra cui quella che alla Banca Nazionale dell'Agricoltura di piazza Fontana ucciderà 17 persone. Un progetto comune, appoggiato anche da alcuni politici e dai Servizi, nato con un unico scopo: destabilizzare il Paese facendo ricadere la colpa sugli anarchici per provocare un colpo di Stato.
16,50

Storia degli anarchici milanesi (1892-1925)

di Francesco Lisanti

Libro: Copertina morbida

editore: La Vita Felice

anno edizione: 2016

pagine: 312

Cesare Lombroso sosteneva che Milano era uno dei principali centri dell'anarchia italiana. Non si sbagliava. Pietro Gori era giunto all'ombra del Duomo per tentare di ricostruire un movimento falcidiato dai processi e dagli arresti, ma fino alla fine del secolo gli anarchici saranno dei fuorilegge. Costretti a riunirsi alla fioca luce delle osterie, ma pronti a tutto per liberare il popolo da una condizione di oppressione. Come fecero Caserio e Bresci. A inizio Novecento non più clandestini della politica, si batterono per i diritti dei lavoratori, contro il governo e la monarchia, e per una scuola libera e laica come quella ideata dal catalano Ferrer. Lottarono contro il colonialismo del governo italiano. Nel momento più buio della Grande Guerra i venti rivoluzionari che sferzavano la Russia portarono una nuova speranza. Ci sarà l'occupazione delle fabbriche, il ritorno di Malatesta e una rivoluzione che ormai sembrava vicinissima anche in Italia. Ma questa illusione svanirà presto. L'attentato al teatro Diana porterà una nuova repressione della Questura, nuovi arresti, lo smantellamento del Movimento anarchico milanese e il ritorno alla lotta clandestina. Sulla scena si alternarono Vigano, Galli, Molinari, Rafanelli, Ghezzi, Filippi e molti altri.
18,50

Expo 1906. Una storia e qualche documento

di Francesco Lisanti

Libro: Copertina morbida

editore: BOOK TIME

anno edizione: 2015

pagine: 76

L'Expo del 1906 fu un avvenimento straordinario per Milano. Si inventò una ferrovia sopraelevata, si mise la segnaletica stradale, si vide il primo ristorante self-service d'Italia. Inaugurato dal Re e dalla Regina, attirò, dicono le stime di allora, dieci milioni di visitatori. Di tutto quel progetto è rimasto soltanto l'Aquarium, che doveva essere demolito. E bruciarono preziosi codici del Duomo che il giovane Achille Ratti (poi papa Pio XI) cercò di salvare con la colla di pesce. Con un intervento di Armando Torno.
6,00

Apologia di Gaetano Bresci

di Francesco Lisanti

Libro: Copertina morbida

editore: BOOK TIME

anno edizione: 2014

pagine: 57

Monza, 30 luglio 1900. Tre colpi uccidevano Umberto I, il re buono. A premere il grilletto era stato Gaetano Bresci, anarchico tessitore giunto dal New Jersey. Ma a sparare con lui c'erano i poveri, gli affamati, gli arrestati, gli anarchici al confino, i morti di Adua. Il popolo era allo stremo, le proteste di piazza dei Fasci in Sicilia e dei cavatori di marmo in Lunigiana erano state represse duramente dall'esercito. Era stato proclamato lo stato d'assedio e istituito il tribunale di guerra. A Milano il generale Bava Beccaris aveva sfamato la folla che chiedeva pane e lavoro con il piombo dei cannoni. Gaetano Bresci era giunto dall'America per uccidere il tiranno. E non importava che le sue azioni facessero parte di un più grande complotto americano o borbonico. Lui non era venuto per uccidere Umberto I. Era venuto per uccidere un re, era venuto per uccidere un principio. Un caso di rivolta popolare nei primi anni dell'Italia unita.
5,00

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