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Libri di Jean Baudrillard

La sparizione dell'arte

La sparizione dell'arte

di Jean Baudrillard

Libro

editore: Abscondita

anno edizione: 2022

pagine: 67

"L'arte è passata ovunque nella realtà. Si dice che l'arte si smaterializzi. È esattamente il contrario: l'arte oggi è passata ovunque nella realtà. È nei musei, nelle gallerie, ma altrettanto è nei detriti, sui muri, nelle strade, nella banalità di ogni cosa oggi sacralizzata senza altra forma di procedimento. L'estetizzazione del mondo è totale. Come abbiamo a che fare con una materializzazione burocratica del sociale, una materializzazione tecnologica del sessuale, una materializzazione mediatica e pubblicitaria del politico, così abbiamo a che fare con una materializzazione semiotica dell'arte. È la cultura intesa come ufficializzazione di tutto in termini di segni e di circolazione di segni. Ci si lamenta della commercializzazione dell'arte, della mercantilizzazione dei valori estetici. Ma questo è un vecchio ritornello borghese e nostalgico. Bisogna ben più temere, al contrario, l'estetizzazione generale delle cose. Molto più che la speculazione mercantile, bisogna temere la trascrizione di tutto in termini culturali, estetici, in segni museografici. Questo è la cultura, la nostra cultura dominante, l'immensa impresa di stoccaggio estetico, di risimulazione e reprografia estetica di tutte le forme che ci circondano. Questa è la più grande minaccia, è ciò che io chiamerei il grado Xerox della cultura."
13,00
Il complotto dell'arte

Il complotto dell'arte

di Jean Baudrillard

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2022

pagine: 96

«Tutta la duplicità dell'arte contemporanea sta proprio in questo: rivendicare la nullità, l'insignificanza, il nonsenso, mirare alla nullità essendo già nulla. Mirare al nonsenso essendo già insignificante. Aspirare alla superficialità in termini superficiali». Con uno scritto di Sylvère Lotringer.
13,00
America

America

di Jean Baudrillard

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2022

pagine: 144

«L'America è la versione originale della modernità, noi ne siamo la versione doppiata o sottotitolata. L'America esorcizza la questione dell'origine, non ha il culto dell'origine né il mito dell'autenticità, non ha un passato né una verità fondatrice. Non avendo conosciuto l'accumulazione primitiva del tempo, vive in una perenne attualità. Non avendo conosciuto l'accumulazione lenta e secolare del principio di verità, vive nella simulazione perpetua, nella perenne attualità dei segni. Essa non ha un territorio ancestrale; quello degli indiani è oggi circoscritto entro i limiti delle riserve che sono l'equivalente dei musei dove sono stipati i Rembrandt e i Renoir. Ma tutto questo non ha importanza - l'America non ha problemi di identità. La potenza futura è riservata ai popoli senza origine, senza autenticità, e che sapranno sfruttare sino in fondo questa situazione. [...] Gli Stati Uniti sono l'utopia realizzata. Non bisogna valutare la loro crisi allo stesso modo della nostra, quella dei vecchi paesi europei. La nostra è crisi di ideali storici posti di fronte a una realizzazione impossibile. La loro è crisi dell'utopia realizzata in relazione alla sua durata e alla sua permanenza. La convinzione idillica degli americani di essere il centro del mondo, la potenza suprema e il modello assoluto, non è falsa. E non si fonda tanto sulle risorse, le tecnologie e le armi, quanto sul presupposto miracoloso di un'utopia incarnata, di una società che, con un candore che può apparire insopportabile, si regge sull'idea di essere la realizzazione di tutto ciò che gli altri hanno sognato - giustizia, abbondanza, diritto, ricchezza, libertà: essa lo sa, ci crede, e finiscono per crederci anche gli altri. Nella crisi attuale dei valori, tutti finiscono col rivolgersi verso quella cultura che ha osato, con un atto di forza teatrale, materializzarli senza indugio, verso quella cultura che, grazie alla rottura geografica e mentale dell'emigrazione, ha potuto pensare di creare da tutti i singoli elementi un mondo ideale - e non si sottovaluti la consacrazione fantasmatica di tutto ciò da parte del cinema. Qualunque cosa accada, qualunque cosa si pensi sull'arroganza del dollaro o delle multinazionali, questa cultura affascina in tutto il pianeta persino coloro che ne sono vittime, in quanto nutrono l'intima e delirante convinzione che essa abbia materializzato tutti i loro sogni».
20,00
Simulacri e impostura. Bestie, Beaubourg, apparenze e altri oggetti

Simulacri e impostura. Bestie, Beaubourg, apparenze e altri oggetti

di Jean Baudrillard

Libro: Copertina morbida

editore: Pgreco

anno edizione: 2022

pagine: 130

Non è più il tempo della favola di Borges in cui i cartografi dell'Impero disegnano una carta così dettagliata che finisce per coprire con la massima precisione il territorio... e, se si dovesse riprendere la favola, oggi sono piuttosto i brandelli del territorio che imputridiscono lentamente sull'estensione della carta. Qui e là sono vestigia del reale che sussistono, e non della carta, nei deserti che non sono più quelli dell'Impero, ma il nostro. II deserto del reale stesso. Il grande evento di questo periodo, il grande trauma, è questa agonia dei referenti forti, l'agonia del reale e del razionale, che introduce a un'era della simulazione. Oggi si ha invece l'impressione che la storia si sia ritirata, lasciando dietro di sé una nebulosa indifferente. In questo vuoto, rifluiscono i fantasmi di una storia passata, la panoplia degli eventi, delle ideologie... leucemia della storia e della simulazione. Da oggi, la sola vera pratica culturale, quella delle masse, la nostra (più differenza) è una pratica manipolatoria, aleatoria: labirinto di segni, che non ha più senso... il simulacro puro e semplice della seduzione circola dovunque e, invece di essere l'incubo del discorso e portargli via la sua verità, serve semplicemente a lubrificarne i contorni.
10,00
Della seduzione

Della seduzione

di Jean Baudrillard

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2021

pagine: 192

«Un destino ineluttabile grava sulla seduzione. Stregonesca o amorosa che fosse, per la religione rappresentò sempre la strategia del demonio. La seduzione è sempre riferita al male. O al mondo. È l'artificio del mondo. Questa maledizione si è mantenuta inalterata attraverso la morale e la filosofia, e oggi attraverso la psicoanalisi e la "liberazione del desiderio". Può apparire paradossale che proprio oggi, nel momento in cui i valori del sesso, del male e della perversione sono divenuti promozionali e tutto quel che è stato maledetto festeggia la propria risurrezione spesso programmata, la seduzione sia comunque rimasta nell'ombra - vi sia definitivamente rientrata. [...] La seduzione è sempre all'erta, pronta a distruggere ogni ordine divino, foss'anche quello della produzione o del desiderio. Per tutte le ortodossie la seduzione continua a rappresentare il maleficio e l'artificio, una magia nera che perverte tutte le verità, una congiura di segni, un'esaltazione dei segni nella loro utilizzazione malefica. Ogni discorso è minacciato da questa improvvisa reversibilità o assorbimento nei propri segni, senza traccia di senso. È per questo che tutte le discipline, il cui assioma sia costituito dalla coerenza e dalla finalità del proprio discorso, non possono che esorcizzarla. Ed è qui che seduzione e femminilità si confondono, si sono sempre confuse. L'incubo del maschile è sempre stata la possibilità improvvisa di reversione nel femminile. Seduzione e femminilità sono ineluttabili come il rovescio stesso del sesso, del senso, del potere. Oggi l'esorcismo si fa più violento, più sistematico. Entriamo nell'era delle soluzioni finali, ad esempio quella della rivoluzione sessuale, della produzione e della gestione di tutti i godimenti liminali e subliminali, micro-processione del desiderio di cui la donna, produttrice di se stessa come donna e come sesso, è l'ultima incarnazione. Fine della seduzione. Oppure trionfo della seduzione molle, femminilizzazione ed erotizzazione bianca e diffusa di tutti i rapporti, in un universo sociale ormai esaurito. Oppure, ancora, niente di tutto questo. Perché niente potrebbe esser più grande della seduzione stessa, neppure l'ordine che la distrugge».
22,00
Parole chiave

Parole chiave

di Jean Baudrillard

Libro: Copertina morbida

editore: Armando Editore

anno edizione: 2021

pagine: 80

L'oggetto, il valore, la seduzione, l'osceno, la trasparenza del male, il virtuale, il caos, la fine, il destino, il pensiero, la dualità: un libro accessibile, scritto in piena libertà stilistica, che spiega i principali concetti filosofici della riflessione di Jean Baudrillard.
12,00
Il complotto dell'arte

Il complotto dell'arte

di Jean Baudrillard

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2020

pagine: 96

Il complotto dell'arte, pubblicato da Jean Baudrillard nel 1996, suscitando reazioni violente e un aspro dibattito, è uno spietato atto di accusa contro l'arte contemporanea, e un testo attualissimo nel dibattito, aspro oggi come allora, tra i suoi fautori e i suoi detrattori. «L'essenza dell'arte contemporanea» scrive Baudrillard «sta in questo: rivendicare la nullità, l'insignificanza, il nonsenso, mirare alla nullità essendo già nulla. L'arte contemporanea specula sul senso di colpa di quanti non capiscono niente di ciò che essa produce, e non hanno capito che non c'era assolutamente niente da capire. L'arte contemporanea non significa niente eppure esiste. Vi è una spartizione in via amichevole, conviviale, della nullità. È questo il complotto dell'arte contemporanea, perpetrato da tutti i vernissage, allestimenti, mostre, collezioni, con l'unico fine di alimentare la più vergognosa speculazione commerciale».
13,00
Lo specchio della produzione. Critica dell'industria del desiderio

Lo specchio della produzione. Critica dell'industria del desiderio

di Jean Baudrillard

Libro: Libro in brossura

editore: Mimesis

anno edizione: 2020

pagine: 146

Già negli anni Sessanta del Novecento Jean Baudrillard scrive alcuni testi di critica della società dei consumi, e lo fa in una prospettiva di marxismo eretico che prende le mosse sia da Henri Lefebvre sia da Guy Debord e dai situazionisti. Il suo intento fin dai primi lavori è allargare il raggio d’applicazione della critica dell’economia politica di Marx agli effetti sociali della circolazione delle merci. Baudrillard mira a trascendere la produzione e lo scambio economico delle merci, inserendo a pieno titolo nella produzione stessa ambiti invece considerati da Marx come residuali o sovrastrutturali, quali la cultura, l’informazione, la sessualità. E ciò perché tali ambiti, acquisiti nel ciclo della valorizzazione del capitale, rendono immediatamente produttivo anche il consumo. In questa logica, "Lo specchio della produzione" ipotizza una forma/segno che identifica la stessa forma/merce e che è ancor più influente nella determinazione del valore rispetto al mero calcolo del costo economico dato dal rapporto tra salario, prezzo e profitto. Alla critica della forma/merce Baudrillard intende sostituire una critica dell’economia politica del segno e della sua espressione suprema, il valore/desiderio, che si presenta come variabile indipendente dalla produzione e come il sistema che sussume ogni possibilità di radicale rottura con il sistema nel suo complesso. Introduzione e postfazione di Maurizio Ferraris.
14,00
All'ombra delle maggioranze silenziose. Ovvero la fine del sociale

All'ombra delle maggioranze silenziose. Ovvero la fine del sociale

di Jean Baudrillard

Libro: Libro in brossura

editore: Mimesis

anno edizione: 2019

pagine: 107

Le masse sono facilmente manipolabili dal potere e soggette al condizionamento dell’informazione? Secondo Baudrillard, esse costituiscono un’entità restia al dominio e a ogni tipo di impiego strumentale. Sono molto più potenti delle stesse forze che pretenderebbero, tradizionalmente, di controllarle, siano queste ultime poteri politici o economici, sondaggi o statistiche “scientifiche”. Mentre oggi assistiamo a una sorta di ipertrofia della dimensione sociale, ovunque evocata e richiamata per colmarne l’assenza di significato, Baudrillard presenta la tesi che il “sociale” non esista più, e che forse non sia nemmeno mai esistito altrove che nella teorizzazione scientifica. "All’ombra delle maggioranze silenziose" è un testo che mantiene inalterato, dopo quasi quattro decenni dalla prima pubblicazione, il suo carattere apertamente provocatorio e severamente critico nei confronti della logica del sistema socio-economico occidentale e delle stesse scienze sociali, in primis la sociologia. Da lungo tempo fuori commercio in Italia e a breve distanza dal decennale della scomparsa, questo libro costituisce un’introduzione al pensiero di Jean Baudrillard.
10,00
Le strategie fatali

Le strategie fatali

di Jean Baudrillard

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2019

pagine: 171

"L'enigma si è capovolto: una volta era la Sfinge che poneva all'uomo la domanda dell'uomo, che Edipo ha creduto di risolvere, che tutti noi abbiamo creduto di risolvere, oggi è l'uomo che pone alla Sfinge, all'inumano, la domanda dell'inumano, del fatale, della disinvoltura del mondo verso le nostre azioni, della disinvoltura del mondo verso le leggi oggettive. L'oggetto (la Sfinge), più sottile, non risponde. Ma bisogna pure che disobbedendo alle leggi, eludendo il desiderio, risponda in segreto a qualche enigma. Che cosa resta se non il volgerci dalla parte di questo enigma?". La catastrofe è già avvenuta, siamo oltre: a questo riconoscimento deve seguire, per Jean Baudrillard (1929-2007), il tentativo di pensare la nostra nuova condizione senza ricorrere a categorie superate. La scena della storia, dello scambio, del fantasma, del politico, del corpo sono finite; con la loro scomparsa ogni radicalità critica è diventata inutile. Non è più il modo di produzione, è il modo di sparizione a essere avvincente; e, in generale, le cose visibili non trovano fine nell'oscurità e nel silenzio, ma svaniscono nel più visibile del visibile, l'oscenità. Nell'iperreale - la forma estatica di un reale non più frenato dall'illusione - si installano l'inerzia, l'escrescenza, l'ipertelia, l'effetto speciale: le cose, svincolate dalla loro essenza, proliferano all'infinito, si potenziano, assumono una curvatura malefica che mette fine all'orizzonte del senso.
19,50
La trasparenza del male. Saggio sui fenomeni estremi

La trasparenza del male. Saggio sui fenomeni estremi

di Jean Baudrillard

Libro: Copertina morbida

editore: SugarCo

anno edizione: 2018

pagine: 192

«Dopo l'orgia, "momento esplosivo della modernità, della liberazione in tutti i campi"... verrebbero il trans-politico, il trans-sessuale, il trans-estetico, il trans-economico. Baudrillard descrive il crollo di tutti i codici, e ci si rende conto che questo "trans" non è un al di là, né un superamento, né la "fase ulteriore" di uno sviluppo, ma piuttosto la contaminazione reciproca di tutte le categorie, la confusione dei campi, la sostituzione di una sfera all'altra. Oggi solo i "fenomeni estremi" attirano quel poco di attenzione che ancora resta: l'Aids, i virus informatici, il terrorismo, i crack di Borsa. Tutti gli avvenimenti della vita sociale si "toccano" e si contaminano... ma non possono toccarci perché sono privi del loro referente, del loro contesto, della loro storia, di ciò che li definiva come fenomeni particolari e identificabili... "Le cose continuano a funzionare, ma sono scollegate dalla loro idea, dal loro valore, dalla loro origine, dalla loro destinazione"».
16,00
La sparizione dell'arte

La sparizione dell'arte

di Jean Baudrillard

Libro: Copertina morbida

editore: Abscondita

anno edizione: 2017

pagine: 67

"L'arte è passata ovunque nella realtà. Si dice che l'arte si smaterializzi. È esattamente il contrario: l'arte oggi è passata ovunque nella realtà. È nei musei, nelle gallerie, ma altrettanto è nei detriti, sui muri, nelle strade, nella banalità di ogni cosa oggi sacralizzata senza altra forma di procedimento. L'estetizzazione del mondo è totale. Come abbiamo a che fare con una materializzazione burocratica del sociale, una materializzazione tecnologica del sessuale, una materializzazione mediatica e pubblicitaria del politico, così abbiamo a che fare con una materializzazione semiotica dell'arte. È la cultura intesa come ufficializzazione di tutto in termini di segni e di circolazione di segni. Ci si lamenta della commercializzazione dell'arte, della mercantilizzazione dei valori estetici. Ma questo è un vecchio ritornello borghese e nostalgico. Bisogna ben più temere, al contrario, l'estetizzazione generale delle cose. Molto più che la speculazione mercantile, bisogna temere la trascrizione di tutto in termini culturali, estetici, in segni museografici. Questo è la cultura, la nostra cultura dominante, l'immensa impresa di stoccaggio estetico, di risimulazione e reprografia estetica di tutte le forme che ci circondano. Questa è la più grande minaccia, è ciò che io chiamerei il grado Xerox della cultura."
12,00

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