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Libri di Piero Camporesi

Camminare il mondo. Vita e avventure di Leonardo Fioravanti, medico del Cinquecento

di Piero Camporesi

Libro: Copertina morbida

editore: Il Saggiatore

anno edizione: 2021

pagine: 384

«Cupido di danaro ma ancor più di fama, avidissimo di conoscenze e di esperienze, spinto da una inesauribile curiosità di vedere, apprendere, fare e provare, aveva lasciato la "dolce patria" per esercitare la professione di medico vagabondo ed errante. Se dobbiamo credere alle sue numerose pagine autobiografiche, si trattò di una scelta soprattutto culturale. Fosse sincero o no, fosse ardore di conoscenza o più semplicemente bisogno di lavorare per sbarcare il lunario, la sua è una singolare autobiografia, unica nella storia medica e culturale italiana.» Partito da Bologna, Leonardo Fioravanti attraversa regni, principati, repubbliche; affina il mestiere guardando lavorare i colleghi, come pure i contadini e i pastori che curano i loro animali e gli animali che curano se stessi. Non si lascia inibire dai pregiudizi scolastici e dagli intoccabili canoni dettati dai luminari, ma crea una pratica medica nuova, basata sull'esperienza. A volte fa centro; spesso invece no. E soprattutto si attira le antipatie delle venerabili auctoritates della «cirugia». Forse proprio questa è la ragione del suo vagabondare: lo vediamo dunque a Tropea mentre assiste due barbieri che riattaccano un naso; a Palermo mentre asporta la milza della donna più bella della città; sulle coste mediterranee dell'Africa a salvare i soldati di Carlo V da un'epidemia mortale grazie ai bagni nel mare. Sempre inseguito da accuse di inettitudine e ciarlataneria; ma «la buona sorte sorrideva a questo bolognese che con il suo eloquio fluente e rassicurante, con la sua prosopopea teatrale condita da una spruzzata di saccenteria istrionica, sapeva conquistare la fiducia di malati d'ogni genere e di ogni ceto». Il Saggiatore prosegue la ripubblicazione del corpus delle opere di Piero Camporesi con "Camminare il mondo", narrazione dei viaggi rocamboleschi di Fioravanti. Avido lettore di ogni documento del passato, Camporesi restituisce al lettore moderno la biografia non di un medico, ma del mondo che calpesta, il gran secolo del Rinascimento; e lo fa con tutta la maestria che gli conosciamo: l'abilità nell'attraversare saperi, nel disgregarli e riassembrarli in nuove forme, dando loro la matericità delle «cose basse» e dando alle «cose basse» la sublime leggerezza della conoscenza.
27,00

Le belle contrade. Nascita del paesaggio italiano

di Piero Camporesi

Libro: Copertina morbida

editore: Il Saggiatore

anno edizione: 2016

pagine: 216

La meraviglia per la bellezza di un panorama è impensabile per gli uomini del Quattro e Cinquecento: il loro occhio coglie più la concretezza ambientale e la realtà della geografia umana che l'incanto estetico. È un'Italia, la loro, di cose e di genti, di mestieri e di antimestieri, di affari e di malaffari, una lunga sfilata di oggetti, manufatti, prodotti, attività, messa a fuoco e identificata non dal nobile senso della vista ma da quelli più popolari del tatto, del gusto, dell'olfatto. L'acquisizione culturale del paesaggio nasce in seguito, lentamente e faticosamente, e così la contemplazione disinteressata per gli ineffabili piaceri dello spirito, giustificate o indebite rêveries da consumare in morbidi circuiti suggestivi, perfino momenti di ascesi e alta meditazione religiosa. Piero Camporesi, servendosi di una ricca messe di fonti letterarie tardomedievali, umanistiche e rinascimentali, e con la consueta inventività di scrittura, racconta come nasce l'attenzione per l'ambiente e come cambia la percezione del paesaggio in età premoderna. Il mare, da superba e minacciosa distesa, si trasforma in amena e talvolta sensuale località per la villeggiatura; la promozione borghese della montagna - coadiuvata dall'estetica del sublime - fa di quell'aspra verticalità un requisito fondamentale per l'elevazione dello spirito e per l'esame della fragilità umana.
22,00

Le vie del latte. Dalla Padania alla steppa

di Piero Camporesi

Libro: Copertina morbida

editore: Il Saggiatore

anno edizione: 2020

pagine: 122

«Alimento vivente e vitale, il latte è linfa preziosa della pianta uomo, variante metaforica del sangue, atto a nutrire sia le menti dei sapienti come Pitagora, sia a innalzare i corpi ipertrofici dei Ciclopi, grandi consumatori di latticini e formidabili bevitori di latte oltreché di vino, secondo la tradizione classica che vuole i due gloriosi liquidi armonizzarsi e completarsi in equilibrato e positivo connubio. Nei sogni "faustiani" di reintegrazione e di rinnovamento che ossessionarono l'immaginario europeo nei secoli in cui la vita era breve e l'esistenza fragile, latte e sangue acquistarono il fascino irresistibile di magici elisir di lunga vita. Per questo erano concupiti dalle streghe, vecchie megere dalle nere mammelle rinsecchite e vizze che, nocturno tempore, si calavano dai camini per succhiare latte e sangue. Maliarde, stregoni, seguaci di Satana, sacerdoti di una liturgia blasfema, membri di una antichiesa capovolta e rovesciata, agenti segreti al servizio d'un potere mostruoso, di un ordine contro natura, possedevano l'innaturale potere di mungere latte sia da animali di sesso maschile sia da uomini e bambini o di colmare di latte seni e petti virili. Nell'inafferrabile elemento, ricco di germi, fermentante di inespresse latenze, si acquatta l'energia vitale primordiale, l'oscuro segreto dell'esistenza, della generazione, della fertilità, l'umido lievito che presiede ai meccanismi della nascita, della crescita, della rigenerazione.» Prefazione di Allan Bay.
19,00

I balsami di Venere. L'erotismo in Europa dal Medioevo al Settecento

di Piero Camporesi

Libro: Copertina morbida

editore: Il Saggiatore

anno edizione: 2019

pagine: 168

Il Saggiatore prosegue la ripubblicazione del corpus delle opere di Piero Camporesi con "I balsami di Venere", un'esplorazione storico-letteraria delle pozioni, delle pietanze e dei medicamenti ideati tra Medioevo ed età moderna per lenire o stimolare i piaceri della carne, aumentare o ridurre la fertilità, rinvigorire l'energia vitale o preservare quella della giovinezza. La conferma della capacità unica dello studioso di raccontare l'anima di un'epoca attraverso il suo corpo, e di leggere in esso le evoluzioni che hanno condotto al nostro presente. Prefazione di Elisabetta Rasy.
22,00

Il paese della fame

di Piero Camporesi

Libro: Copertina morbida

editore: Garzanti

anno edizione: 2018

pagine: 279

Questo libro è un'analisi di alcuni grandi miti folklorici (il carnevale, la cuccagna, il sabba) nei loro rapporti con le pratiche culinarie, e al tempo stesso una ricerca sulla dimensione alimentare e corporale delle cosmogonie popolari nella loro interazione con la letteratura aristocratica. Piero Camporesi, con la sua capacità di scavare negli anni della cultura alla ricerca «non dell'Italia delle parole, ma quella dei fatti e dei documenti», ci porta attraverso, lo spettro della fame e le delizie della cucina, tra giganti e uomini-gallina, ciarlatani e mendicanti. Vengono così esplorate le varie forme della scrittura, dal teatro di piazza alla poesia di corte. Passando dal Medioevo al Rinascimento, comprendiamo come la vitalità della cultura bassa abbia agito sulle arti più nobili.
15,00

La casa dell'eternità

di Piero Camporesi

Libro: Copertina morbida

editore: Il Saggiatore

anno edizione: 2018

pagine: 290

«Le mappe dell'inferno sono ormai illeggibili. Non solo non si sa come raggiungerlo, ma non è nemmeno più chiaro dove si trovi. Né se sia ancora aperto. Un prestigioso teologo poco tempo fa ha affermato, non si sa sulla base di quali informazioni, che l'inferno esiste ma probabilmente è vuoto. Dominatore della scena cristiana, punto di riferimento indispensabile all'Europa medievale e moderna, protagonista d'innumerevoli drammi spirituali, potente macchina di condizionamento continuamente perfezionata e aggiornata durante i secoli, questo grande collettore di terrori e di spasimi, inesauribile deposito di angosce e di incubi, si sta tranquillamente dissolvendo nella coscienza e nell'inconscio della gente. Si può ormai affermare che l'inferno è finito, che il grande teatro dei tormenti è chiuso a tempo indeterminato, che lo spettacolo dopo quasi duemila anni di rappresentazioni agghiaccianti non si replica più. La lunga, trionfale stagione è terminata. Sembra che rimanga il diavolo, signore della materia. Ma, come un sovrano deposto, come un re in esilio, chiusa la porta del doloroso regno, non ha più né una reggia, né una corte, né città, né castelli. Bancarottiere senza molto credito, campa stentatamente di rendita con i pochi spiccioli di quelle cattive azioni che la sua industria metallurgica, una volta fiorente, gli ha assicurato. Siamo entrati - bisogna che ce ne rendiamo chiaramente conto - nel postinferno.» (Piero Camporesi). "La casa dell'eternità" sonda le delizie dell'aldilà celeste e le nequizie del reame inferico. Camporesi scava nelle fonti letterarie e documentarie più disparate e traccia l'evoluzione degli oltremondi immaginati e anticipatamente vissuti dalle genti che nei secoli hanno popolato la Terra: dal larvale averno degli antichi, dimora di esangui e malinconiche ombre pagane, all'inferno cattolico, carnaio dei corpi marci e putrescenti dei dannati, guasti dal peccato. Fino ad arrivare a oggi, tempo in cui la casa del diavolo sembra rimasta senza inquilini e altre sono le fantasie che sconvolgono l'ordinato lavoro della mente umana.
24,00

Il brodo indiano. Edonismo e esotismo nel Settecento

di Piero Camporesi

Libro: Copertina morbida

editore: Il Saggiatore

anno edizione: 2017

pagine: 222

Vascelli olandesi e inglesi, spagnoli e francesi provenienti dall'estremo Occidente o dal lontano Oriente scaricano sui moli d'Europa casse di prodotti nuovi ed eccitanti: erbe indiane, polveri subtropicali, fiori inquietanti, e ovviamente tabacco e tè, cacao e caffè. Un alfabeto di geroglifici commestibili arricchisce con nuove meraviglie le già stipate credenze del vecchio continente. Nel XVIII secolo il regno di Bacco è segnato da un malinconico susseguirsi di rovesci: il caffè conosce una marcia trionfale, la cioccolata - il «brodo indiano» - suscita universali frenesie. Bere non rallegra e non ottunde più, come per millenni avevano fatto vino e birra, ma rende più acuti e attivi. È uno snodo fondamentale della storia e della cultura, quello che racconta Piero Camporesi tra le pagine di "Il brodo indiano". La fine del Seicento e l'inizio del Settecento vedono spostarsi l'asse del dominio culturale dal Mediterraneo al Mare del Nord; la crisi della coscienza europea coincide con la crisi della mensa di tradizione medievale, rinascimentale e barocca, della grande scuola romano-fiorentina: i lumi della corte degli ultimi Luigi bandiscono gli eccessi del passato, una cucina riformata condanna la sovraccarica, oppilante intemperanza del secolo precedente. Scompare dalle tavole il barbarico affastellamento, il caotico susseguirsi di gigantesche portate, le grasse e patriarcali processioni di selvaggina di piuma, selvaggina di pelo, carni nere, viscide e pesanti. La «querelle des anciens et des modernes» si trasferisce dallo scrittoio alla tavola: la società galante vuole delicatezza, leggerezza, misura. Questo esprit de finesse s'insinua nelle mense, nelle suppellettili, nei guardaroba, perfino nei letti dei nuovi sibariti. Il buon gusto detta le nuove leggi al nuovo genio dei tempi, inaugura nuovi cerimoniali, prescrive ritmi nuovi per corpi asciutti e scattanti, dispeptiche dame e alacri philosophes. Il Saggiatore continua la ripubblicazione del corpus delle opere di Piero Camporesi - iniziata con "Il pane selvaggio" e proseguita con Le belle contrade e "Il sugo della vita" -, l'artista della storiografia e virtuoso della parola che qui si cimenta in un'altra sorprendente, magistrale ricostruzione delle mutazioni della nostra società attraverso i secoli.
21,00

Il sugo della vita. Simbolismo e magia del sangue

di Piero Camporesi

Libro: Copertina morbida

editore: Il Saggiatore

anno edizione: 2017

pagine: 170

Santa Maria Maddalena de' Pazzi è preda di visioni in cui implora Gesù crocifisso stillante sangue dalle piaghe di irrorarla con il sacro liquido, in un bagno di «concupiscenzia siziente e saziante» che le avrebbe fatto raggiungere la beatitudine. In Spagna cuochi e pasticcieri non di rado utilizzano le carni degli squartati e i frammenti dei suppliziati per preparare sanguinolenti vol-au-vent. All'assassino del principe d'Orange, atrocemente torturato per quattro giorni prima di spirare dal dolore, il carnefice pratica una laparatomia sulla pubblica piazza, incanalando in catartico teatro di massa l'antico, inestirpabile istinto di Caino. È nel sangue, sul filo rosso fra puro e impuro, che si rappresenta l'inesausto dramma tra sacro e profano, tra storia del divino e storia di quell'umano che dell'umanità vuol disfarsi. Nel "Sugo della vita" Piero Camporesi prende in carico la narrazione di questa storia: con maestria racconta la potente carica metaforica del sangue che, rosso e dolciastro, cola sull'immaginario prescientifico a coagulare simboli ora terrifici ora salvifici, connessi alla dissoluzione e alla morte o alla rigenerazione e alla vita. Così il sangue di Cristo acquista la preziosità taumaturgica di un magico unguento che annichilisce i miasmi della malignità: il più squisito distillato, uscito non dalla bottega di un qualsiasi speziale ma dalla grotta meravigliosa del costato del Protomedico che ha sconfitto la morte. Viceversa, per strada le compagnie dei flagellanti si autopuniscono ferocemente salassandosi a staffilate: carnevali di afflizione, riti di violenza sacra, esorcismi collettivi per neutralizzare l'empietà che irrora il tessuto sociale. Poi l'antico enigma del sangue si è dissolto; la società postindustriale - asettica, anemica, emofobica - effonde solo il sangue altrui, nelle fiumane cruente della guerra.
20,00

Il pane selvaggio

di Piero Camporesi

Libro: Copertina morbida

editore: Il Saggiatore

anno edizione: 2016

pagine: 222

Nell'Europa fra Quattro e Settecento, larga parte della società era non solo schiacciata dal peso degli status piramidali, immodificabili per legge divina e volontà regale, ma anche oltraggiata dalla fame e dalla miseria, tiranneggiata dall'uso quotidiano di pani ignobili, spesso mischiati volontariamente con erbe e granaglie tossiche e stupefacenti. Mentre i Galilei, i Cartesio e i Bacone fabbricavano una macchina del mondo razionale e ordinata, la sottoalimentazione cronica e l'ubriachezza domestica generata da queste droghe campestri e familiari lanciavano il corpo sociale in un viaggio onirico di massa, in trance ed esplosioni dionisiache che coinvolgevano interi villaggi, nei meandri di un immaginario collettivo demonico e notturno che compensava un'esistenza invivibile, alle soglie dell'animalità. Nel "Pane selvaggio" Piero Camporesi, ricorrendo a un'ampia campitura di fonti letterarie d'età moderna, racconta un'umanità narcotizzata, preda di una colossale vertigine oppioide, che viveva in un mondo di squallida apatia intellettuale e morale e di disinteresse per le cause più alte, sprofondata in un universo fantastico. Un'umanità, tuttavia, che ancora conosceva la percezione extrasensoriale della realtà, forme di coscienza e di scienza diverse da quelle, a una sola dimensione, della razionalità, e che dunque ancora poteva attingere ai serbatoi onirici che l'interdizione delle erbe allucinogene ha poi distrutto. Prefazione di Umberto Eco.
22,00

La terra e la luna. Alimentazione, folclore, società

di Piero Camporesi

Libro: Copertina morbida

editore: Garzanti

anno edizione: 2011

pagine: 368

Dalle campagne e dalle mense contadine alle tavole borghesi, con le loro diverse liturgie, all'attuale contaminazione universale di modelli gastronomici. Dal paiolo che bolliva appeso alle catene del camino al focolare televisivo, dalle mitologie lunari e dal decollo della scienza galileiana all'attuale scenario postagrario e postindustriale, "La terra e la luna" esplora zone ed epoche cruciali della storia alimentare. Raccontandoci di pane, vino, formaggi, ma anche di grassi e olii, delle cucine regionali e delle tecniche industriali di conservazione, per arrivare a paninoteche, insalatone e spezzatini di soia, Piero Camporesi ripercorre dall'Alto medioevo a oggi l'evoluzione dei rapporti della società con il cibo per individuare, nell'incessante interazione tra la concreta materialità dei processi fisiologici e la dimensione simbolica e culturale, le continuità e le fratture nel costume e nelle abitudini quotidiane degli italiani.
26,00

Pellegrino Artusi e la sua Romagna. Note d'archivio

Libro: Copertina morbida

editore: CasArtusi

anno edizione: 2012

pagine: 240

Perché il grande gastronomo nonché eccellente divulgatore e costruttore della nascente lingua italiana, pure lui "ghibellin fuggiasco", si sente così forlimpopolese, da lasciare il suo patrimonio, pressoché intero, alla città da cui era scappato sbattendo la porta? Perché il sindaco Raffaello Righi, colpevole, assieme alla fedele Marietta, di aver voluto essere onesto e rigido esecutore della volontà del defunto, fu oggetto di tenebrosa ostilità che rese assai complesse le vicende testamentarie? Se c'è una risposta possibile questa va ricercata nel rapporto fra Artusi e la sua Romagna, la cui ricostruzione, su base documentaria, costituisce l'obiettivo primario di questa pubblicazione.
10,00

La carne impassibile. Salvezza e salute fra Medioevo e Controriforma

di Piero Camporesi

Libro

editore: Garzanti

anno edizione: 1995

pagine: 336

"La carne impassibile" è un viaggio affascinante e terribile nel territorio della corporalità dal Medioevo alla Controriforma. Oggetto di esorcismi e di mortificazioni, di torture e di cerimoniali terapeutici sacro-profani, affetto da malattie incurabili e da logoramento precoce, il corpo era lo specchio di un universo corruttibile, verminoso, putrescente, centro ossessivo di un immaginario tutto rivolto alla speranza della vita ultraterrena e alla "impassibilità" beata della carne santificata e incorruttibile.
16,00

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