Acquista libri e DVD su GoodBook: libreria online comoda ed economica

Libri di Sebastião Salgado

Altre americhe

di Sebastião Salgado

Libro: Copertina rigida

editore: Contrasto

anno edizione: 2022

pagine: 128

Contrasto pubblica la seconda edizione di "Altre Americhe", il leggendario primo libro di Sebastião Salgado. Punto di riferimento per la fotografia di documentazione, l'edizione italiana di "Altre Americhe" contiene i testi originali di Claude Nori, che racconta la genesi del libro, Sebastião Salgado, Gonzalo Torrente Ballester, e l'introduzione di Alan Riding all'edizione americana. Pubblicato per la prima volta nel 1986 dall'editore Contrejour con il titolo "Atres Ameriques", il volume raccoglie una serie di fotografie frutto dei numerosi viaggi compiuti da Salgado in America Latina, tra il 1977 e il 1984: un corpus di immagini racconta con grande forza evocativa la persistenza delle culture contadine e indiane in quelle terre. L'intensità delle fotografie in bianco e nero, la loro potenza plastica, l'impaginazione pensata da Lélia Wanick Salado con la maggior parte delle immagini in doppia pagina, decretarono il successo del progetto.
39,00

Dalla mia terra alla terra

di Sebastião Salgado, Isabelle Francq

Libro: Copertina morbida

editore: Contrasto

anno edizione: 2021

pagine: 176

"Dalla mia Terra alla Terra" è il primo libro che raccoglie le riflessioni scritte in prima persona da Sebastião Salgado: un lungo racconto orientato alla sensibilità ecologica del fotografo brasiliano in cui descrive la realizzazione dell'Instituto Terra in Brasile e il suo percorso di uomo e testimone del nostro tempo. Dopo F. Scianna e M. Calabresi, la collana "In parole" si arricchisce di un'altra voce autorevole, protagonista della fotografia a livello internazionale, rivelando così al pubblico lo scrittore Salgado, capace di trascinare il lettore con una prosa coinvolgente, in paesi lontani che sono territori di immensa bellezza ma anche di profonde ingiustizie. Le fotografie di Sebastião Salgado hanno fatto il giro del mondo. Qui il fotografo ce le racconta: il bianco e nero di ritratti di uomini e donne sconosciuti, di lavoratori o rifugiati, e più di recente il suo progetto Genesi volto alla conservazione dei luoghi più belli del nostro pianeta. Con una gentilezza e una semplicità disarmanti, Salgado ricostruisce il suo percorso, espone le sue convinzioni, ci rende partecipi delle sue emozioni. Viene fuori così il suo talento di narratore e l'autenticità di un uomo che sa coniugare militanza e professionismo, talento e generosità. All'interno del volume ci sono i racconti appassionanti dell'Africa, del Brasile, delle Americhe, del Mozambico e del Ruanda e poi ancora la nascita dell'Instituto Terra, del reportage Genesi, dall'agenzia Magnum Photos fino ad Amazonas Images.
19,90

Kuwait. A desert on fire. Ediz. inglese, francese e tedesca

di Sebastião Salgado, Lélia Wanick Salgado

Libro: Copertina rigida

editore: Taschen

anno edizione: 2017

pagine: 208

Sebastião Salgado documenta gli incendi dei pozzi petroliferi in Kuwait Nel gennaio e febbraio 1991, man mano che la coalizione guidata dagli Stati Uniti respingeva l'esercito iracheno dal Kuwait, le truppe di Saddam Hussein risposero scatenando l'inferno. Circa 700 pozzi petroliferi e un numero imprecisato di depressioni sommerse di petrolio furono dati alle fiamme, scatenando enormi incendi divampanti; la regione fu coperta da grandi nubi nere e l'aria si riempì di migliaia di tonnellate di protossido di azoto e anidride carbonica. Mentre i disperati tentativi di contenere e spegnere le fiamme erano ancora in corso, Sebastião Salgado si recò in Kuwait per assistere di persona alla situazione di crisi. Le condizioni erano insopportabili. Il calore era tale che il suo obiettivo più piccolo si deformò. Un giornalista e un fotografo rimasero uccisi quando una chiazza di petrolio prese fuoco mentre la stavano attraversando. Rimanendo sempre vicino ai pompieri, e con la sua caratteristica sensibilità per le sorti umane e ambientali, Salgado immortalò le terrificanti proporzioni di quel "gigantesco teatro grande quanto il pianeta": il paesaggio devastato; le temperature estreme, l'aria soffocante per via della sabbia bruciata e della fuliggine; i resti ricoperti di bolle dei cammelli; le bombe a grappolo ancora sparse sul terreno; e infine le fiamme e il fumo che si innalzavano verso il cielo, impedendo alla luce del sole di filtrare e sovrastando i pompieri ricoperti di petrolio. Le epiche foto di Salgado apparvero per la prima volta sul New York Times Magazine nel giugno 1991 e in seguito furono ampiamente ripubblicate altrove, arrivando a vincere l'Oskar Barnack Award della World Press Photo Foundation, premio assegnato a fotografie di eccezionale valore sul tema del rapporto tra uomo e ambiente. Kuwait: A Desert On Fire è la prima monografia dedicata a questa serie sbalorditiva. Al pari di Genesi, Exodus e Children, è tanto un importantissimo documento di storia moderna quanto una straordinaria opera fotografica.
50,00

Exodus

di Sebastião Salgado, Lélia Wanick Salgado

Libro: Copertina rigida

editore: Taschen

anno edizione: 2017

pagine: 432

È passata quasi una generazione da quando Sebastião Salgado ha pubblicato Exodus per la prima volta, eppure la storia narrata - quella di snervanti migrazioni umane in tutto il mondo - è cambiata poco negli ultimi 16 anni. I fattori di partenza e richiamo sono mutati e la zona calda si è spostata dal Ruanda alla Siria, ma chi è costretto ad abbandonare la propria casa racconta sempre la stessa storia fatta di privazioni, avversità e barlumi di speranza, lungo un percorso estenuante dal punto di vista fisico e psicologico. Salgado ha trascorso sei anni con i migranti, visitando oltre 35 Paesi per documentare il loro viaggio sulla strada, negli accampamenti e nei sovraffollati bassifondi dove spesso finiscono i nuovi arrivati. Nel suo reportage troviamo latinoamericani che attraversano il confine degli Stati Uniti, ebrei che abbandonano l'ex Unione Sovietica, kosovari che fuggono in Albania, rifugiati hutu del Ruanda e i primi barconi di arabi e africani subsahariani che tentano di raggiungere l'Europa attraverso il Mediterraneo. Le sue immagini ritraggono persone che sanno dove stanno andando e altre che sono semplicemente in fuga, liete di essere vive e ancora in grado di correre. I loro volti mostrano dignità e compassione nelle circostanze più difficili, ma anche innumerevoli segni di violenza, odio e avidità. Con il suo occhio per i particolari e il movimento, Salgado immortala gli angosciosi istanti del movimento migratorio, così come il flusso della massa. Troviamo così camion carichi, barconi stipati e accampamenti che si estendono fino al nero orizzonte, ma anche la piccola gamba fasciata, l'impronta di un dito su una pagina, l'intervista a una guardia di frontiera, un bambino in fasce stretto al seno della madre. Insistendo sulla portata del fenomeno migratorio, Salgado mette in luce, con caratteristico umanitarismo, le storie personali di cui si compongono i grandi numeri. Contro i volti indistinti dei servizi televisivi e le masse racchiuse in un titolo di giornale, qui vediamo ritratti di persone dotate di una propria individualità, persino dopo aver perso la terra, la casa e, spesso, i propri cari. Al contempo, Salgado dichiara l'universalità della condizione migrante come esperienza globale e condivisa, chiamandoci non solo come spettatori della sofferenza di esuli e rifugiati, ma anche come attori nei cambiamenti sociali e politici internazionali determinati dall'informazione, dall'urbanizzazione, dai danni ambientali e dalle profonde disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza; tutti fattori che contribuiscono ai movimenti migratori. In un'epoca in cui i barconi sobbalzanti lungo le coste greche e italiane hanno riportato il fenomeno migratorio in Europa a livelli mai raggiunti dopo la Seconda guerra mondiale, Exodus ci impone di essere non solo più consapevoli, ma anche più responsabili e impegnati. Di fronte ai corpi segnati dalle cicatrici, alle centinaia di piedi nudi sull'asfalto rovente, il nostro imperativo non è guardare con compassione ma, nelle parole di Salgado, cambiare il nostro comportamento politico, economico e ambientale per rendere possibile un "nuovo regime di coesistenza".
80,00

Kuwait. A desert on fire

di Sebastião Salgado, Lélia Wanick Salgado

Libro: Copertina rigida

editore: Taschen

anno edizione: 2016

Nel gennaio e febbraio 1991, man mano che la coalizione guidata dagli Stati Uniti respingeva l'esercito iracheno dal Kuwait, le truppe di Saddam Hussein risposero scatenando l'inferno. Circa 700 pozzi petroliferi e un numero imprecisato di depressioni sommerse di petrolio furono dati alle fiamme, scatenando enormi incendi divampanti; la regione fu coperta da grandi nubi nere e l'aria si riempì di migliaia di tonnellate di protossido di azoto e anidride carbonica. Mentre i disperati tentativi di contenere e spegnere le fiamme erano ancora in corso, Sebastião Salgado si recò in Kuwait per assistere di persona alla situazione di crisi. Le condizioni erano insopportabili. Il calore era tale che il suo obiettivo più piccolo si deformò. Un giornalista e un fotografo rimasero uccisi quando una chiazza di petrolio prese fuoco mentre la stavano attraversando. Rimanendo sempre vicino ai pompieri, e con la sua caratteristica sensibilità per le sorti umane e ambientali, Salgado immortalò le terrificanti proporzioni di quel "gigantesco teatro grande quanto il pianeta". Le epiche foto di Salgado apparvero per la prima volta sul New York Times Magazine nel giugno 1991 e in seguito furono ampiamente ripubblicate altrove, arrivando a vincere l'Oskar Barnack Award della World Press Photo Foundation, premio assegnato a fotografie di eccezionale valore sul tema del rapporto tra uomo e ambiente. La Collector's Edition firmata e in tiratura limitata di Kuwait: A Desert on Fire è la prima monografia dedicata a questa serie sbalorditiva. Al suo interno, oltre 80 immagini in riproduzioni di grande formato sono stampate con la tecnologia più all'avanguardia (High Definition Skia Photography) e protette da fogli di carta trasparente. Questa nuovissima tecnologia di stampa permette per la prima volta di trasferire su carta tutti gli elementi visibile catturati dalla fotocamera, raggiungendo in questo modo una capacità visiva molto vicina ai limiti percettivi dell'occhio umano e un nuovo livello di tridimensionalità sulla pagina.
800,00

Children. I bambini di Exodus. Ediz. italiana, spagnola e portoghese

di Sebastião Salgado, Lélia Wanick Salgado

Libro: Copertina rigida

editore: Taschen

anno edizione: 2016

pagine: 124

In ogni situazione di crisi, i primi a farne le spese sono sempre i bambini. La loro debolezza fisica li rende soggetti a fame, malattie e disidratazione più degli adulti. Estranei ai giochi di potere che regolano il mondo, non riescono a capire perché esista il pericolo, perché qualcuno voglia fare loro del male, o perché debbano partire, spesso da un momento all'altro, e abbandonare la scuola, gli amici e la propria casa. In questa serie, che si collega direttamente a Exodus, Sebastião Salgado presenta 90 ritratti di giovani esuli, migranti e rifugiati. I suoi soggetti provengono da diversi paesi e diverse situazioni di crisi, ma sono tutti in fuga, e tutti sotto i 15 anni. Durante il suo ampio reportage, Salgado è rimasto colpito non solo dall'intrinseca innocenza di quei bambini, ma anche dalle loro impressionanti riserve di energia ed entusiasmo, persino nelle circostanze più deprimenti. Nei rifugi allestiti ai lati delle strade in Angola e in Burundi, così come nelle baraccopoli brasiliane e negli estesi accampamenti in Libano e in Iraq, i bambini rimanevano tali: erano pronti alla risata come al pianto, giocavano a calcio, sguazzavano nell'acqua sporca, facevano i monelli con gli amici, e in genere erano affascinati dall'idea di essere fotografati. Per Salgado, la loro esuberanza costituiva un curioso paradosso. Come può un bambino sorridente essere simbolo di privazione e angoscia?
40,00

Kuwait. Un deserto in fiamme. Ediz. italiana, spagnola e portoghese

di Sebastião Salgado, Lélia Wanick Salgado

Libro: Copertina rigida

editore: Taschen

anno edizione: 2016

pagine: 208

Nel gennaio e febbraio 1991, man mano che la coalizione guidata dagli Stati Uniti respingeva l'esercito iracheno dal Kuwait, le truppe di Saddam Hussein risposero scatenando l'inferno. Circa 700 pozzi petroliferi e un numero imprecisato di depressioni sommerse di petrolio furono dati alle fiamme, scatenando enormi incendi divampanti; la regione fu coperta da grandi nubi nere e l'aria si riempì di migliaia di tonnellate di protossido di azoto e anidride carbonica. Mentre i disperati tentativi di contenere e spegnere le fiamme erano ancora in corso, Sebastião Salgado si recò in Kuwait per assistere di persona alla situazione di crisi. Le condizioni erano insopportabili. Il calore era tale che il suo obiettivo più piccolo si deformò. Un giornalista e un fotografo rimasero uccisi quando una chiazza di petrolio prese fuoco mentre la stavano attraversando. Rimanendo sempre vicino ai pompieri, e con la sua caratteristica sensibilità per le sorti umane e ambientali, Salgado immortalò le terrificanti proporzioni di quel "gigantesco teatro grande quanto il pianeta": il paesaggio devastato; le temperature estreme, l'aria soffocante per via della sabbia bruciata e della fuliggine; i resti ricoperti di bolle dei cammelli; le bombe a grappolo ancora sparse sul terreno; e infine le fiamme e il fumo che si innalzavano verso il cielo, impedendo alla luce del sole di filtrare e sovrastando i pompieri ricoperti di petrolio.
50,00

Amazônia

di Sebastião Salgado

Libro: Copertina rigida

editore: Taschen

anno edizione: 2021

pagine: 528

Per sei anni Sebastião Salgado ha viaggiato attraverso l'Amazzonia brasiliana per immortalarne l'impareggiabile bellezza. Con la sua foresta, i suoi fiumi, le sue montagne e i popoli che la abitano, questa regione straordinaria rappresenta un insostituibile patrimonio dell'umanità. Nella sua prefazione a questo libro il fotografo scrive: "Per me questa è l'ultima frontiera, un misterioso universo a sé stante, in cui l'immenso potere della natura si percepisce come in nessun altro luogo terrestre. Questa foresta sconfinata ospita un decimo di tutte le specie vegetali e animali esistenti, è il laboratorio naturale più grande del pianeta". Salgado ha visitato una decina di tribù indigene che vivono in piccole comunità sparse per la più grande foresta tropicale del mondo. Ha documentato la vita quotidiana di popoli come gli Yanomami, gli Asháninka, gli Yawanawá, i Suruwahá, gli Zo'é, i Kuikuro, i Waurá, i Kamayurá, i Korubo, i Marubo, gli Awá e i Macuxi: i loro intensi legami familiari, la caccia e la pesca, la preparazione e la condivisione dei pasti, il loro meraviglioso talento nel dipingere volti e corpi, l'importanza dei loro sciamani, le loro danze e i loro rituali. Sebastião Salgado ha dedicato questo libro ai popoli indigeni dell'Amazzonia brasiliana: "Spero con tutto il mio cuore, la mia energia e la mia passione che da qui a 50 anni questo libro non sarà la testimonianza di un mondo perduto. L'Amazzonia deve continuare a vivere".
100,00

Gold. Ediz. inglese, francese e tedesca

di Sebastião Salgado

Libro: Copertina rigida

editore: Taschen

anno edizione: 2019

pagine: 208

Quando, nel settembre del 1986, Sebastião Salgado ricevette finalmente l'autorizzazione a visitare la Serra Pelada dopo che per sei anni le autorità militari brasiliane glielo avevano impedito non era pronto per lo straordinario spettacolo che lo attendeva sulla cima di quella remota collina ai confini della foresta amazzonica. Davanti ai suoi occhi si estendeva un enorme buco, di circa 200 metri di ampiezza e altrettanti di profondità, brulicante di decine di migliaia di uomini semi-nudi. Metà di loro saliva lungo scale di legno portando sulle spalle dei sacchi che pesavano fino a 40 chilogrammi, gli altri scivolavano giù lungo i pendii fangosi e tornavano nelle fauci della caverna. I loro corpi e i loro volti erano color ocra, macchiati dal minerale ferroso contenuto nella terra che stavano scavando. Dopo la scoperta dell'oro in uno dei suoi corsi d'acqua nel 1979, la Serra Pelada si trasformò in un agognato El Dorado, arrivando a essere la miniera d'oro a cielo aperto più grande del mondo, in cui circa 50.000 cercatori d'oro lavoravano in condizioni disumane. Oggi quella selvaggia corsa all'oro è ormai poco più di una leggenda, mantenuta in vita da pochi ricordi felici, da molti dolorosi rimpianti - e dalle fotografie di Sebastião Salgado. Quando Salgado realizzò questi scatti, il colore dominava le pagine patinate delle riviste. La scelta del bianco e nero fu rischiosa, ma il portfolio sulla Serra Pelada portò in seguito a un ritorno all'eleganza della monocromia in fotografia, nel solco di una tradizione e di grandi maestri come Edward Weston e Brassaï, Robert Capa ed Henri Cartier-Bresson che avevano segnato l'inizio e la metà del XX secolo. Quando le fotografie della Serra Pelada di Salgado arrivarono al New York Times Magazine, accadde qualcosa di straordinario: il silenzio totale. "In tutta la mia carriera al New York Times" ricorda il photo editor Peter Howe, "non ho mai visto i redattori reagire in quel modo a nessun altro servizio fotografico". Ancora oggi, nonostante le incursioni della fotografia nel mondo dell'arte e della manipolazione digitale, il portfolio di Salgado mantiene un aspetto quasi biblico e possiede un'immediatezza che rende il suo significato vividamente contemporaneo. Anche se la miniera della Serra Pelada è chiusa da molto tempo, l'intensità di quella corsa all'oro emerge in tutta la sua drammaticità da queste immagini. Questo libro raccoglie l'intero portfolio realizzato da Salgado nella Serra Pelada attraverso riproduzioni di qualità museale, corredato da una prefazione dell'autore e un saggio di Alan Riding.
50,00

Gold

di Sebastião Salgado

Libro: Copertina rigida

editore: Taschen

anno edizione: 2019

pagine: 196

Quando, nel settembre del 1986, Sebastião Salgado ottenne finalmente il permesso di visitare Serra Pelada, dopo essere stato bloccato per sei mesi dalle autorità militari brasiliane, non era preparato ad affrontare l'incredibile spettacolo che lo attendeva su questa vetta remota ai margini della foresta amazzonica. Di fronte a lui si apriva una larga voragine, che misurava circa 200 metri in larghezza e profondità, brulicante di decine di migliaia di uomini mezzi svestiti. La metà di loro trasportava pesi fino a 40 chili su per scale di legno, gli altri tornavano nelle fauci della cava saltando giù per pareti inclinate e fangose. Avevano i volti e i corpi color dell'ocra, macchiati dal minerale ferroso presente nella terra che avevano scavato. Dopo la scoperta dell'oro in uno dei suoi fiumi nel 1979, Serra Pelada sembrò incarnare l'El Dorado da tempo promesso e divenne la miniera a cielo aperto più grande del mondo, impiegando 50.000 scavatori in condizioni spaventose. Oggi la più sfrenata corsa all'oro del Brasile è diventata materia di leggenda, tenuta in vita da pochi ricordi felici, molti dolorosi rimpianti... e le fotografie di Sebastião Salgado. Al tempo in cui Salgado scattò queste foto, il colore imperversava sulle pagine patinate delle riviste. Quella del bianco e nero era una scelta rischiosa, ma le immagini di Serra Pelada sarebbero state all'origine di un ritorno all'eleganza della fotografia monocroma, nel solco di una tradizione i cui maestri, da Edward Weston e Brassaï a Robert Capa e Henri Cartier-Bresson, avevano segnato la prima metà del Novecento. Quando le immagini di Salgado arrivarono al The New York Times Magazine, accadde qualcosa di straordinario: scese un completo silenzio. "In tutta la mia carriera presso la rivista" ricorda il photo editor Peter Howe, "non ho mai visto gli editor avere davanti a un'altra serie di immagini una reazione simile a quella suscitata da Serra Pelada". Oggi che la fotografia è ormai assorbita dal mondo dell'arte e dalle tecniche di manipolazione digitale, il portfolio di Salgado ha un respiro biblico e un'immediatezza che lo rende assolutamente contemporaneo. La miniera di Serra Pelada è chiusa ormai da tempo, ma il dramma della corsa all'oro emerge con forza da queste immagini. Questa edizione firmata comprende riproduzioni impeccabili, di grande formato e qualità museale delle fotografie in bianco e nero. Collector's edition (N. 101-1100), ciascuna numerata e firmata da Sebastião Salgado. Edizione in lingua inglese.
800,00

Gold. Ediz. italiana, spagnola e portoghese

di Sebastião Salgado

Libro: Copertina rigida

editore: Taschen

anno edizione: 2019

pagine: 208

Quando, nel settembre del 1986, Sebastião Salgado ricevette finalmente l'autorizzazione a visitare la Serra Pelada dopo che per sei anni le autorità militari brasiliane glielo avevano impedito non era pronto per lo straordinario spettacolo che lo attendeva sulla cima di quella remota collina ai confini della foresta amazzonica. Davanti ai suoi occhi si estendeva un enorme buco, di circa 200 metri di ampiezza e altrettanti di profondità, brulicante di decine di migliaia di uomini semi-nudi. Metà di loro saliva lungo scale di legno portando sulle spalle dei sacchi che pesavano fino a 40 chilogrammi, gli altri scivolavano giù lungo i pendii fangosi e tornavano nelle fauci della caverna. I loro corpi e i loro volti erano color ocra, macchiati dal minerale ferroso contenuto nella terra che stavano scavando. Dopo la scoperta dell'oro in uno dei suoi corsi d'acqua nel 1979, la Serra Pelada si trasformò in un agognato El Dorado, arrivando a essere la miniera d'oro a cielo aperto più grande del mondo, in cui circa 50.000 cercatori d'oro lavoravano in condizioni disumane. Oggi quella selvaggia corsa all'oro è ormai poco più di una leggenda, mantenuta in vita da pochi ricordi felici, da molti dolorosi rimpianti - e dalle fotografie di Sebastião Salgado. Quando Salgado realizzò questi scatti, il colore dominava le pagine patinate delle riviste. La scelta del bianco e nero fu rischiosa, ma il portfolio sulla Serra Pelada portò in seguito a un ritorno all'eleganza della monocromia in fotografia, nel solco di una tradizione e di grandi maestri come Edward Weston e Brassaï, Robert Capa ed Henri Cartier-Bresson che avevano segnato l'inizio e la metà del XX secolo. Quando le fotografie della Serra Pelada di Salgado arrivarono al New York Times Magazine, accadde qualcosa di straordinario: il silenzio totale. "In tutta la mia carriera al New York Times" ricorda il photo editor Peter Howe, "non ho mai visto i redattori reagire in quel modo a nessun altro servizio fotografico". Ancora oggi, nonostante le incursioni della fotografia nel mondo dell'arte e della manipolazione digitale, il portfolio di Salgado mantiene un aspetto quasi biblico e possiede un'immediatezza che rende il suo significato vividamente contemporaneo. Anche se la miniera della Serra Pelada è chiusa da molto tempo, l'intensità di quella corsa all'oro emerge in tutta la sua drammaticità da queste immagini. Questo libro raccoglie l'intero portfolio realizzato da Salgado nella Serra Pelada attraverso riproduzioni di qualità museale, corredato da una prefazione dell'autore e un saggio di Alan Riding.
50,00

Scent of a dream

di Sebastião Salgado

Libro: Copertina rigida

editore: Contrasto

anno edizione: 2015

pagine: 320

59,00

Iscriviti alla nostra newsletter

Per restare aggiornato sulle novità in uscita, ricevere anteprime, contenuti aggiuntivi e promozioni

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice per attivare il servizio.