Collana Le tavole d'oro - Ultime novità

Neri Pozza: Le tavole d'oro

Il rinnegato

di Ariel Toaff

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2021

pagine: 288

I racconti antichi non sempre seguono strade consuete. Chiedono al lettore dedizione e in cambio regalano sprazzi e ornamenti, nitida intelligenza e ironia, immaginazione e culto dei testi. "Il rinnegato" è un giallo letterario, ambientato in un'epoca vertiginosa e incerta, in un mondo di passaggio: all'inizio del XIX secolo. Segue le vicende di David Ajash, rabbino di origini algerine, ma nato e cresciuto in Italia. La sua famiglia è benestante. Ma a Livorno si distingue per la sua inclinazione a una vita dissoluta e spregiudicata. Tutti sanno che è un libertino, e tutti sanno che è un ebreo ateo che per convenienza e opportunismo arriverà a farsi un convinto sostenitore del cristianesimo. Non crede in niente Ajash, solo nella Kabbalah, l'unica bussola per capire un mondo confuso, pieno di segni e di presagi, che Ariel Toaff racconta come un miniatore meticoloso e maniacale. Ne esce un libro fitto di sfumature, dove la storia è maneggiata con cura ma senza soggezioni, e dove l'intreccio ti conduce di continuo altrove. Uomo senza pace, sempre in viaggio, irrequieto, irrisolto, Asjah verrà trovato morto sotto un ulivo a Nablus in Palestina, perché non poteva che finire così: «certi uomini ad aggiustarli si fa peccato». E da questo mistero, omicidio o forse suicidio, si snoda una vicenda fatta di talismani ed enigmi, di segni e rivelazioni, ma soprattutto di un ironico fatalismo e della chiara consapevolezza che l'universo delle possibilità è sempre infinito e che la ricerca del piacere non dà mai pace. Perché «l'abiezione è una scala che non conosce fine e va sempre più giù, fin dentro le viscere della terra».
18,00

L'arte dell'henné a Jaipur

di Alka Joshi

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2021

pagine: 304

Jaipur, 1955. La giovane Lakshmi Shastri si è lasciata alle spalle una vita di povertà e un marito violento per diventare una delle artiste dell'henné più richieste in città. Prima che arrivasse a Jaipur, per farsi decorare mani e piedi le sue clienti si rivolgevano a donne Shudra, che si limitavano a tracciare semplici puntolini, trattini e triangoli, quel poco che bastava per procurarsi i loro magri guadagni. Lakshmi offre invece una gamma di motivi assai più complessi, capaci di rispecchiare le storie delle donne alle quali sono destinati. I suoi vividi ghirigori color cannella non hanno mai deluso le sue clienti che, con il tempo, sono arrivate a convincersi che il suo henné abbia il potere di riportare nel loro letto un marito scapestrato, o di indurre il loro ventre a concepire un figlio. Ecco perché Lakshmi può pretendere una tariffa dieci volte più alta del prezzo richiesto dalle donne Shudra, e ottenerla. Con il tempo è arrivata perciò assai vicina a conquistare ciò che desidera: una casa tutta sua, con pavimenti di marmo, acqua corrente a volontà e una porta d'ingresso di cui essere la sola ad avere le chiavi. Un posto nel quale poter accogliere i genitori e chiederne il perdono per essere fuggita dal marito, rovinando così la loro reputazione. Un giorno, però, il passato bussa alla sua porta: suo marito è riuscito a rintracciarla, e ad accompagnarlo c'è una ragazzina sconosciuta, una tredicenne con gli occhi enormi, di un azzurro che vira al verde, iridescenti come le piume di un pavone. È Radha, sua sorella. Una sorella di cui la giovane donna ha sempre ignorato l'esistenza. Una sorella, soprattutto, destinata a portare uno scompiglio tale nella vita di Lakshmi da metterne a repentaglio carriera e reputazione. "L'arte dell'henné a Jaipur" è il vivace ritratto una donna che, nell'India degli anni Cinquanta, lotta contro antichi pregiudizi e convenzioni per conciliare la propria realizzazione personale con il rispetto e l'amore per la famiglia.
18,00

Nel castello di Fardaqan

di Youssef Ziedan

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2020

pagine: 288

Nel desolato settentrione della Persia, solitaria tra regioni brulle e selvatiche, sorge la fortezza di Fardaqan. Non c'è nulla intorno a lei, a parte una terra disabitata, senza costruzioni, alberi o verde, e un vento freddo, le cui raffiche fischiano sulle cime di rade colline. Perfino gli uccelli evitano di abitare o sorvolare questo luogo sterile, i cui anfratti sono simili a un deserto. Il comandante Mansur al-Muzdawaj, rintanato lì ormai da otto anni, pago del suo incarico di responsabile della fortezza e delle attività di informatori e spie che gli portano notizie da luoghi lontani e dalle regioni circostanti, attende con impazienza l'arrivo di un prigioniero. Non si tratta di un comune detenuto, bensì di un uomo di rango, rinomato come eccezionale sapiente. Avicenna è il suo nome, ed è stato arrestato a Hamadhan su ordine del principe, prima di essere spedito sotto scorta a Fardaqan, dove risiederà per un tempo imprecisato. Quando le guardie lo conducono nella fortezza, il medico e filosofo ha il turbante sciolto, il capo scoperto, l'animo affranto, lo sguardo spento, e si vergogna profondamente del proprio aspetto e delle catene rugginose che gli imprigionano mani e piedi. Ma l'accoglienza riservatagli da Mansur al-Muzdawaj sarà meno dura del previsto, poiché il comandante ha una richiesta da fare al prigioniero: nel castello ci sono circa centocinquanta uomini, e fra loro molti sono malati. Se Avicenna, noto per essere un eccezionale medico, potrà occuparsene, in cambio avrà carta e inchiostro con cui poter dare seguito alla sua opera. Hanno così inizio i centoquindici giorni che Avicenna trascorrerà agli arresti nella rocca di Fardaqan. Giorni di dolore, rabbia e sconforto, ma allo stesso tempo giorni luminosi dedicati alla scrittura delle sue opere più famose, destinate a diventare pietre miliari del sapere. Sono anche i giorni in cui Avicenna farà la conoscenza della bellissima Mahtab, una giovane donna colta e istruita che coltiva il sogno di redigere un trattato sulla medicina delle gestanti da portare ai librai sotto uno pseudonimo.
18,00

L'ultimo lenzuolo bianco

di Farhad Bitani

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2020

pagine: 208

«Sono tante, forse troppe, le cose che ho visto nei miei primi trentatrè anni di vita. Adesso le racconto. Ho lasciato le armi per impugnare la penna. Traccio i fatti senza addolcirli, senza velarli. Dopo aver vissuto l'infanzia, l'adolescenza e la prima giovinezza nell'ipocrisia, ho un tremendo bisogno di verità». Inizia così la sconvolgente testimonianza di Farhad Bitani, ex capitano dell'esercito, un giovane uomo che ha attraversato da osservatore privilegiato la storia dell'Afghanistan: dal potere dei mujaheddin ai talebani fino al governo attuale, che vive sotto l'ombrello occidentale. Farhad nasce a Kabul nel 1986, ultimo di sei fratelli. Suo padre è un generale dell'esercito di Mohammad Najibullah Ahmadzai, il quarto e ultimo presidente della Repubblica Democratica dell'Afghanistan. Ma, con la presa del potere da parte dei mujaheddin, el 1992, le cose cambiano. Solo rinnegando il passato e diventando un mujahed, il padre di Farhad avrà salva la vita. Da quel momento l'esistenza del giovane Farhad cambia radicalmente. La sua famiglia si trasferisce in una grande casa, presidiata dagli uomini della scorta. È a loro che Farhad chiede in prestito le armi, per i suoi giochi di bambino. Quello che sogna è un futuro da combattente, alla testa di un manipolo di uomini. Sparare, uccidere, avere potere e ricchezza: non c'è nulla che desideri di più. Ma le cose sono destinate a mutare ancora. Quando i talebani strappano il potere ai mujaheddin, la sua famiglia cade in disgrazia. Mentre suo padre si trova in prigione, Farhad conosce la fame, la miseria, l'indottrinamento forzato all'Islam. Condotto allo stadio, viene costretto ad assistere alle lapidazioni del venerdì, le punizioni per gli infedeli, coloro che trasgrediscono le leggi del fondamentalismo. Sarebbe facile cedere all'imbarbarimento, credere a ciò che viene inculcato, diventare come coloro che professano la pace, alimentando la guerra. Ma se fosse possibile un destino diverso? Si può attraversare l'inferno e uscirne redenti? Da guerriero islamista a dialogatore per la pace, attraverso questo libro possente e drammatico Farhad Bitani offre al mondo il vero volto dell'Afghanistan, raccontando in maniera vivida la guerra civile, la violenza gratuita, le perversioni del potere e l'uso della religione come strumento politico. Prefazione di Domenico Quirico.
17,00

Ribon messaggero d'amore

di Ito Ogawa

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2020

pagine: 288

La piccola Hibari vive con i genitori e l'eccentrica nonna Sumire, una ex cantante lirica appassionata di birdwatching. Un giorno, tornando da scuola, Hibari scopre che Sumire, dopo aver trovato tre uova abbandonate, le ha prese con sé per sottrarle alla voracità dei corvi. Per tenerle al caldo, aspettando il momento della schiusa, l'anziana donna le ha infilate nel sontuoso ed elegante chignon che ogni giorno si arrotola sulla sommità del capo. Da quel momento Sumire, come una mamma chioccia, protegge le uova nel calore del suo nido di capelli, mentre Hibari, da brava assistente, fa del suo meglio per aiutarla a far nascere i pulcini. A schiudersi, tuttavia, è un solo uovo, da cui esce un uccellino implume e minuscolo, subito ribattezzato Ribon, come il nastro invisibile che lega nonna e nipote. Crescendo, Ribon si rivela essere un magnifico esemplare di pappagallo calopsitta con una curiosa acconciatura e due vistose chiazze arancioni all'altezza delle guance, capace di portare gioia e armonia nella casa di Hibari e Sumiri. Un giorno, tuttavia, in cui lo sportellino della gabbia è aperto, Ribon si libra verso l'azzurro del cielo e va incontro al suo curioso destino di messaggero d'amore per cuori infelici. Volando di casa in casa, infatti, Ribon sarà in grado di riportare un alito di vita nella drammatica quotidianità di una donna che ha da poco perso il figlio; rallegrerà una speciale «casa degli uccelli» dove vengono accolti volatili feriti e in cui lavora il timido Torisu; verrà adottato da una donna a cui resta poco tempo da vivere, rendendo meno amare le sue giornate...
18,00

La memoria del cuore

di Jan-Philipp Sendker

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2020

pagine: 320

A Kalaw, una cittadina sperduta sulle montagne del Myanmar, in Birmania, vivono Bo Bo e suo zio, U Ba. Bo Bo è un bambino con un dono insolito: può leggere i sentimenti delle persone nei loro occhi. Un dono a volte scomodo, poiché spesso gli occhi della gente raccontano più di quel che lui vorrebbe sapere. Il padre di Bo Bo si reca a fargli visita una volta all'anno. Di sua madre, Julia, il ragazzino conserva pochi stentati ricordi. Che viva a Yangon e non se la passi molto bene è tutto ciò che Bo Bo sa di lei. Ma non sa spiegarsi per quale motivo lui viva a Kalaw con lo zio, e non con i suoi genitori. Se è vero che tutte le storie parlano d'amore, come U Ba ama sostenere, perché in quegli anni lo zio, consumato cantastorie, non gli ha mai raccontato l'unica storia che a Bo Bo interessa davvero ascoltare, ovvero la sua storia? Una sera, Bo Bo trova un plico di fogli accanto alla vecchia macchina da scrivere di U Ba. In quelle pagine si parla della storia d'amore dei suoi genitori e, davanti alla determinazione del ragazzino, U Ba comprende che non può più rimandare il momento della verità. È così che, dalla voce di U Ba, Bo Bo apprende della newyorkese Julia, scesa da un aereo già pronto a decollare per stare con un uomo che conosce appena, Thar Thar. Del loro travolgente amore e della misteriosa malattia che la ha costretta a rinunciare al loro bambino. Sarà per dare una risposta alle domande che U Ba non è riuscito a soddisfare che Bo Bo si metterà in viaggio, sulle tracce dei suoi genitori. Le atmosfere incantate della Birmania fanno da sfondo a una storia intima, delicata, poetica, degna conclusione della trilogia iniziata con "L'arte di ascoltare i battiti del cuore" e proseguita con "Gli accordi del cuore".
18,00

La gatta, Shozo e le due donne

di Jun'ichiro Tanizaki

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2020

pagine: 125

Shinako non può dimenticare Shozo, il marito che l'ha cacciata e si è subito accasato con l'altra, la rivale, la bella Fukuko. Certo dovrebbe odiare quell'uomo perfido e infedele, serbargli rancore, ma non soltanto non può, ma desidera ardentemente tenere con sé almeno un ricordo del loro matrimonio, della casa piena di felicità costruita insieme. E quale ricordo migliore di Lily per alleviare il dolore e la tristezza? Lily, la gatta così amata dal suo ex consorte da spingerlo a eccessi svenevoli e morbosi, come giochicchiare ogni sera con lei imboccandola con piccoli sugarelli marinati in salsa di soia e aceto? Quando Shinako viveva sotto lo stesso tetto di Shozo non sopportava di vedere il marito rivolgere le sue affettuose attenzioni alla gatta e, per ripicca, la trattava male di nascosto. Ora, però, prova un'immensa nostalgia per tutto ciò che c'era in quella casa e in particolare per Lily. La gatta l'aiuterebbe a non sentirsi sola e abbandonata, a colmare il vuoto delle sue lunghe giornate di noia. Ma Fukuko, la rivale che l'ha annientata, potrà provare un briciolo di compassione per la sua tristezza e solitudine? Brillante divertissement che si può apprezzare anche come una variazione sul tema dell'ossessione, La gatta, Shozo e le due donne narra di un ménage à trois in cui lo humour e l'ironia del grande scrittore giapponese trovano la loro più piena espressione, oltre a essere uno dei più riusciti ritratti di una gatta che sia dato trovare in letteratura: la splendida e viziatissima Lily, al centro - consapevolmente? - di un intrigo sentimentale in cui la seduzione e la vendetta si danno la mano.
17,00

Shantaram. La saga completa

di Gregory David Roberts

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2019

pagine: 2227

Il cofanetto contiene entrambi i volumi della saga: "Shantaram" e "L'ombra della montagna".
39,00

Nero su bianco

di Jun'ichiro Tanizaki

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2019

pagine: 265

Mizuno è uno scrittore. Le sue opere, dal tono decadente, appartengono al cosiddetto filone del «diabolismo». Narrano di fantasmi della mente e di apocalittiche, nichilistiche visioni del mondo. Il suo ultimo racconto, appena consegnato alla rivista Minshu, è un impeccabile esempio della sua vena. Narra la storia di un uomo che, ossessionato dal desiderio di sapere se sia possibile commettere un omicidio senza lasciare indizi, si mette alla ricerca della persona ideale da assassinare, la trova e realizza il delitto perfetto, sfuggendo a qualsiasi sospetto di colpevolezza. Per dar vita alla figura dell'assassino, Mizuno non è andato molto lontano, ha preso a modello sé stesso. Per la vittima si è ispirato a tale Kojima. Ha commesso, però, un imperdonabile errore. Ha lasciato nel romanzo il nome vero di quest'ultimo, un ex redattore di una rivista di intrattenimento culturale, collaboratore di un dizionario enciclopedico. Un tipo insignificante, con una faccia dal colore di una vecchia scarpa di cuoio. Mizuno si macera nel dubbio di aver commesso una sciocchezza irreparabile, dalle possibili, nefaste conseguenze, tra cui una davvero sconvolgente: qualcuno potrebbe assassinare realmente Kojima nello stesso identico modo descritto nel racconto, facendo cadere in tal modo la colpa sull'autore. Con "Nero su bianco", Tanizaki mette in scena un noir in cui è possibile ritrovare, ben mescolati, gli ingredienti classici del genere: un omicidio privo di movente e di alibi, un'amante senza nome che sparisce senza lasciare traccia, una relazione piccante e segreta, un ispettore scettico. Ciò che, tuttavia, maggiormente colpisce di quest'opera è il modo in cui Tanizaki si cala con humour nei panni di uno scrittore diabolico e pigro che finisce con l'essere vittima della sua stessa impostura. Un modo che svela tutti i segreti della sua narrativa, innanzi tutto le situazioni equivoche e perverse attraverso le quali l'invenzione romanzesca afferra il reale. Un modo, infine, che fa di questo noir una rocambolesca celebrazione della letteratura.
17,00

Il cuore delle ragazze arde più forte

di Shobha Rao

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2018

pagine: 350

Una volta al mese, la giovane Poornima sale al tempio sull'Indravalli Konda a pregare per la madre, spentasi dopo una lunga malattia. Sedici anni, la pelle scura come il cielo della notte e cinque fratelli più piccoli di cui prendersi cura, Poornima trascorre le giornate a filare seduta al charkha e a immaginare per sé un destino migliore di quello che ha approntato per lei suo padre. Uomo brusco e autoritario che appartiene alla casta dei tessitori, il padre la vorrebbe infatti maritata il prima possibile, poiché dopo la morte della moglie ha bisogno di nuove braccia che lo aiutino nella tessitura di sari. Un giorno, entrando in casa, Poornima scorge una ragazza seduta al telaio di sua madre: indossa un modestissimo sari di cotone e sull'avambraccio destro ha una grossa voglia rotonda. Eppure, quella giovane sconosciuta brilla di una luce speciale. Savitha, questo il nome della ragazza, ha tre sorelle minori che passano la giornata a perlustrare i mucchi d'immondizia per raggranellare qualche rupia, la madre fa le pulizie nelle case altrui e il padre, dopo anni di alcolismo, ha smesso di bere quando la sua artrite reumatoide si è aggravata al punto da impedirgli di reggere in mano un bicchiere. Eppure, nonostante questo, Savitha non perde mai il sorriso. Tra le due ragazze si instaura una profonda amicizia, un legame fortissimo che accende in entrambe la scintilla della ribellione al mondo che le vorrebbe miti e sottomesse. Fino a quando, una notte, Poormina viene svegliata da un gemito sommesso che arriva dal capanno della tessitura... Da questo momento, l'esistenza che le due ragazze hanno sempre condotto verrà spazzata via, e soltanto l'amicizia che le lega l'una all'altra saprà condurle, in un pericoloso viaggio attraverso un'India sconosciuta e spietata, verso le difficili prove che la vita porrà loro davanti.
18,00

La città d'oro

di Sabrina Janesch

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2018

pagine: 432

Questo romanzo è l'avventurosa storia di Rudolph August Berns, l'uomo che per primo scoprì Machu Picchu, l'antica città perduta degli Inca, quarantaquattro anni prima che l'esploratore americano Hiram Bingham ottenesse fama e fortuna rivendicando a sé la sensazionale scoperta. Come hanno fatto numerose ricerche storiche recenti, questo libro ripara perciò un torto della storia, narrando della vita e della figura di un affascinante avventuriero che, nel 1887, fu celebrato dalle gazzette di Lima come colui che aveva restituito al mondo la misteriosa El Dorado. Tutto ha inizio in Germania, nella prima metà dell'Ottocento, quando il piccolo Rudolph August Berns, primogenito del commerciante Johann Berns e della moglie Caroline, passa il suo tempo nella bottiglieria del padre a fantasticare sui miti e le leggende delle epoche passate. I suoi sogni a occhi aperti riguardano soprattutto le cronache del viaggio in Perù di Johann Jakob von Tschudi, dove si narra delle meraviglie di quel paese, di giacimenti d'oro e gioielli preziosi, di vestiti, strumenti e strade d'oro, e dove si afferma che, all'arrivo degli Spagnoli, gli Inca furono costretti a rivelare i propri segreti. Tutti, tranne uno: El Dorado, la città sacra, interamente fatta di oro purissimo: i ponti, le case, le strade, le terme... una meraviglia dell'architettura, che avrebbe lasciato a bocca aperta, entusiasmato e contemporaneamente arricchito chiunque l'avesse ritrovata. Nel corso degli anni in molti si erano cimentati nel suo ritrovamento: Gonzalo Pizarro l'aveva cercata inutilmente, arrivando a scoprire soltanto il Rio delle Amazzoni. Alexander Von Humboldt, l'avventuriero venerato da Rudolph, si era recato in Perù e aveva soggiornato a lungo sulle Ande, senza venire a capo di nulla. Determinato a trovare la città d'oro, Berns intraprende così un pericoloso viaggio in Perù, sulle tracce della città abbandonata nel fitto nella giungla o da qualche parte tra le montagne.
18,00

Ghachar ghochar

di Vivek Shanbhag

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2018

pagine: 111

Un punto di forza delle famiglie è fingere di desiderare l'inevitabile. E così è per la famiglia di Bangalore di cui si narra in queste pagine: una coppia, dei genitori, uno zio e una sorella maggiore tornata dopo aver lasciato il marito. Per ognuno di loro è inevitabile vivere insieme, ma ognuno di loro finge di desiderarlo. Modesta da generazioni, negli ultimi anni la famiglia è stata toccata da un'improvvisa e inaspettata fortuna. Zio Venkatachala, un uomo col pallino del lavoro, ha avviato un giorno un'impresa, la Sona Masala, che in breve tempo è diventata fonte di guadagno per tutti con la sua semplice attività: ordinare grossi quantitativi di spezie dal Kerala, confezionarle in bustine di plastica e poi rivenderle ai negozi di alimentari della città. Un'idea brillante in virtù della quale, nella casa a due piani in cui si è spostata la famiglia dopo anni trascorsi in un'angusta baracca di un sovraffollato quartiere, lo zio gode della più alta considerazione. I suoi pasti, i suoi gusti, i suoi comodi sono di suprema importanza per tutti e beneficia di ogni privilegio destinato a un capofamiglia. Al mattino, appena è sveglio, qualcuno gli prepara il tè. Non ha ancora finito di lavarsi, e la padella per la colazione è già sui fornelli. Può lasciare i vestiti in bagno, in un angolo della camera o in qualunque altro punto della casa, e li ritroverà lavati e stirati in camera sua. Un compito dettato dalla necessità di preservare una preziosa fonte del benessere, un compito che tuttavia non può evitare che una sottile vena di crudeltà e risentimento si insinui nella casa a due piani. Acclamato come il miglior romanzo indiano del decennio, Ghachar Ghochar è il cechoviano ritratto di una famiglia nell'India che ambisce al benessere. Con una impeccabile e graffiante scrittura, Vivek Shanbhag mostra il lato oscuro di questa ambizione, in cui si dileguano irrimediabilmente antichi valori e tradizioni.
13,50

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