Coronavirus: riaprono le librerie

Dopo settimane di chiusura totale, dal 14 aprile la stretta su librerie e cartolibrerie si è allentata, con la possibilità di riaprire. Dopo la decisione del Governo, numerose ordinanze regionali hanno però diversificato la situazione sul territorio nazionale: librerie e cartolibrerie restano chiuse in Lombardia, Piemonte, Trentino e Campania; in Veneto potranno aprire solo due giorni a settimana (rigorosamente non festivi o pre-festivi); la ripartenza è stata posticipata al 20 aprile in Lazio e al 26 aprile in Sardegna. Per gli esercizi commerciali che riaprono (qui una pratica lista in costante aggiornamento) sono comunque previste misure di sicurezza molto rigide: guanti, mascherine dove non è possibile assicurare il distanziamento interpersonale, sanificazione dei locali, ingressi contingentati, distanza di sicurezza e gel igenizzante all'ingresso e vicino ai Pos. Ma la realtà è che, anche dove possibile, molte librerie e cartolibrerie hanno deciso autonomamente di non riaprire. La scelta del Governo prevista dal dpcm del 10 aprile, infatti, ha scatenato un enorme dibattito all'interno del mondo dell'editoria. Molti librai si sono detti preoccupati per l'impossibilità di garantire le misure di sicurezza richieste: i loro negozi sono spesso molto piccoli e complessi da sanificare per la quantità di merce esposta; altri hanno messo in dubbio la sostenibilità della decisione in un momento in cui la circolazione dei cittadini è ancora molto ristretta: ha senso aprire se in libreria non può venire quasi nessuno? Alcuni hanno riconosciuto in questa decisione un valore simbolico dell'importanza del libro e della cultura in momenti di crisi: come ha detto Edoardo Scioscia, amministratore del gruppo Libraccio, a Repubblica: “Quante volte abbiamo esaltato il ruolo sociale e culturale dei librai, e ora? Noi apriamo per spirito di servizio al di là della convenienza”. Ma proprio contro questa romanticizzazione del ruolo del libro e della lettura si sono scagliati in molti, ad esempio gli oltre 150 librai firmatari di una lettera aperta, nata dal lavoro collettivo di discussione e confronto sviluppato all’interno del gruppo LED – Librai Editori Distribuzione in rete. Se continuiamo a considerare l'editoria e il mondo del libro importanti solo dal punto di vista simbolico, senza garantire l'attenzione, gli incentivi e l'urgenza che riserviamo al resto dell'industria, come possiamo sperare che un settore già in grande difficoltà si risolleverà dalla grande crisi che ci aspetta? Ma soprattutto, come sta andando la ripartenza?



LE OPINIONI

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Nicola Lagioia su Internazionale del 14/04/2020
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Gianluca Briguglia su Il Post del 11/04/2020
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Federico Giannini su Finestre sull'Arte del 11/04/2020
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La conversazione Facebook tra librai condotta da Maria Carmela e Angelica Sciacca della Libreria Vicolo Stretto di Catania



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