Il 2019 in dodici libri






















Quando un anno finisce è il momento di tirare le somme. Vi sarete già imbattuti in tantissime liste dei libri più belli, più letti, più venduti, più importanti di questo 2019 (e probabilmente anche di questo decennio, dato che stiamo per dire addio agli anni Dieci e ci prepariamo a entrare nei Venti), ma è arrivato anche il momento della nostra: con l'aiuto delle nostre fidate bookblogger proviamo a ripercorrere gli ultimi dodici mesi attraverso dodici libri per noi significativi, tre per ogni stagione. 

INVERNO

https://www.goodbook.it/scheda-libro/chiara-ingrao/migrante-per-sempre-9788893881623-2533558.html?search_string=migrante%20per%20sempre&search_results=1Migrante per sempre di Chiara Ingrao (Baldini+Castoldi)
Scelto da Federica, Il lunedì dei libri

«Se ci ricordassimo davvero delle nostre esperienze passate, avremmo più empatia anche nei confronti di chi arriva in Italia. Soprattutto della solitudine delle donne». In queste parole, pronunciate da Chiara Ingrao in occasione della presentazione del libro in una bella sera d’estate, c’è tutto il cuore di Migrante per sempre, romanzo pubblicato a gennaio di quest’anno da Baldini+Castoldi.  Migrante per sempre è la storia di Lina e della sua famiglia, una storia autentica e comunissima a chiunque abbia dovuto lasciare il proprio paese, sentendosi così straniero due volte: quand’è partito, ma anche quand’è ritornato. La narrazione procede nel tempo, dagli anni Cinquanta all’inizio del Duemila, e nello spazio, macinando chilometri su chilometri, dal paesino in Sicilia, con le sue estati torride e gli stanzoni delle case spesso gelide d’inverno, passando per la vita usurante della fabbrica in Germania, fino al ritorno in Italia, non più sull’isola, ma nell’incertezza della capitale negli anni Ottanta, con uno sguardo ai paesi lontani da cui arrivano i migranti oggi. Da leggere, per riflettere, a fine 2019, ma anche nel 2020 e sempre.

https://www.goodbook.it/scheda-libro/eleonora-calesini-debora-grossi/il-movimento-dei-sogni-9788860446138-2589906.htmlIl movimento dei sogni di Eleonora Calesini e Debora Grossi (Fandango)
Scelto da Silvia, Il club dei lettori solitari

La notte del 6 aprile 2009 molti (troppi) studenti restarono a L’Aquila, nonostante le continue scosse di terremoto si fossero fatte, in quelle ultime ore, ancora più forti e frequenti. Ma quando si è giovani il movimento dei sogni è più forte della paura e anche Eleonora Calesini, divenuta il simbolo di quei giovani sopravvissuti al sisma in quanto ultima persona estratta viva dalle macerie, decise di fermarsi in vista dell’esame che avrebbe dovuto dare il giorno dopo. Ma il giorno dopo non è mai arrivato, lei stessa non sa dire dopo quante ore sia arrivato “il dopo”, le cronache diranno “quasi 48”. Eleonora, sorda dalla nascita, ha trascorso quasi due giorni a testa in giù sepolta fra il letto e una parete che le schiacciava una gamba, al buio, senza poter sentire, senza sapere se fuori si stessero attivando i soccorsi. Il movimento dei sogni è la storia dei giorni che hanno preceduto quella tragedia, vissuti con la giusta spensieratezza di una giovane al primo anno di università, e di quelli che sono invece venuti dopo e che Eleonora ha deciso di raccontare (non senza dolore) con l’aiuto di Debora Grossi. La sua è una tragedia che, nonostante tutto, ha un lieto fine raggiunto con una tenacia particolare, con la volontà e la voglia di rimanere attaccati alla vita, così come è riuscita a fare in quelle drammatiche ore sotto le macerie. Questo libro è una testimonianza di sogni infranti, di dolore e di rinascita mista a sensi di colpa verso chi non ha avuto questa possibilità. Eleonora ha riattivato “il movimento dei sogni” della ventenne che era e ha scelto di sorridere al futuro, quello che «ferocemente mi sono ripresa, quello che crudelmente è stato strappato ad altri. Sorrido a chi questo futuro non lo vivrà. Lo vivrò due volte, con più passione».

https://www.goodbook.it/scheda-libro/edurne-portela/meglio-lassenza-9788833531052-2489599.html?search_string=meglio%20l%27assenza&search_results=1Meglio l'assenza di Edurne Portela (Lindau)
Scelto da Valentina, La biblioteca di Babele

Meglio l’assenza
è un bellissimo romanzo di Edurne Portela pubblicato da Lindau a marzo 2019. Al centro della storia proprio i Paesi Baschi, luogo d’origine dell’autrice, in cui vive anche la protagonista, Amaia Gorostiaga, che racconta la sua crescita dal 1979, quando ha solo cinque anni, al 1992 in un clima che inizialmente non capisce ma di cui acquista sempre più consapevolezza. Un padre che non c’è mai, ed è meglio quando non c’è perché in sua presenza la madre è sempre fiacca e piena di lividi; dei fratelli che scelgono di allontanarsi per studio, si uniscono alla lotta armata o finiscono nel vortice della droga; una bambina affidata spesso alla nonna col suo coniglietto di peluche. Anche Amaia prende le distanze dalla sua casa e torna nel 2009, dopo 17 anni. Come affrontare ciò che ci si era lasciati alle spalle? Si può perdonare un padre così controverso? Mentre lo scopriamo, noi stessi diventiamo Amaia, proviamo le sue sensazioni e cresciamo con lei. Da non perdere!



PRIMAVERA

https://www.goodbook.it/scheda-libro/arno-camenisch/lultima-neve-9788899911454-2589263.htmlUltima neve di Arno Camenisch (Keller)
Scelto da Beatrice, Cose con la B

Dopo un lungo inverno arriva la primavera. In che senso? in questi anni strani, in cui l’inverno deve ancora iniziare e l’aria è frizzante ma non ovunque, il Natale è alle porte ma da qualche parte sembra di stare ai tropici, abbiamo tutti bisogno di cosine carine e coccolose, ma anche di grandi bagni di realtà perché insomma mica si può stare sempre dentro le palle di vetro – con la neve finta. Io direi che Ultima neve di Arno Camenisch, romanzo uscito a marzo per quelle meraviglie di Keller editore, è il libro perfetto per affrontare una molteplice casistica di momenti, per essere regalato praticamente a qualsiasi persona voi conosciate, per fare un’ottantina di viaggi comodamente stando seduti sulla superficie che desiderate. Un Lost in translation dei tempi antichi reso incredibile dalla traduttrice Roberta Gado, uno spazio-tempo inesistente ma saldamente ancorato ai Grigioni, una miriade di personaggi che vanno e restano nel tempo delle chiacchiere di Paul e Georg, i protagonisti della storia. Coppie oppositive adorabili, microcosmi da cui sarà difficile staccarsi, la neve che non c’è ma che si aspetta, come Godot. Fatevi e fate un cadeaux e leggete Camenisch, poi me lo venite a dire.

Se i gatti scomparissero dal mondo di Genki Kawamura (Einaudi)
Scelto da Linda, Books & Bijoux

Parto col dirvi di non preoccuparvi: questo non è un libro  horror! I nostri amici pelosi sono ancora qui, tutti miagolii e sventolii di coda, con i lori peli lasciati ovunque che quasi ci chiediamo come ci siano finiti sulla teglia ammaccata del forno, che non usiamo dal 73, e che è riposta da allora nella credenza dietro a centinaia di inutili attrezzi per tagliare le patate a forma di anatra. Se i gatti scomparissero dal mondo è la storia di un giovane postino che, recatosi dal medico per un perpetuo raffreddore, scopre di avere un tumore al cervello. Questo cosa insegna? Non andate dal dottore! Come? Ah niente, scusate, errore mio. Dicevo. Una notizia sconvolgente per il nostro giovane postino: ma, ehi! No problem, appare il Diavolo che gli offre un patto; un giorno in più di vita per ogni cosa che deciderà di far scomparire dal mondo. Allora... la polvere! Ehm, no, caro postino, con ci siamo capiti! Cose più importanti! Perchè non partiamo dai telefoni? E così tutti i telefoni scompaiono dal mondo. E poi questo, e poi quest'altro, e intanto il nostro protagonista vive. Finché l'idea del Diavolo di far scomparire i gatti non diventa troppo: vale la pena vivere un giorno in più senza il suo amato gatto, Cavolo? (No, non nel senso Che cavolo! Cavolo è proprio il nome del gatto).

Un'estate con la stega dell'Ovest di Kaho Nashiki (Feltrinelli)
Scelto da Jessica, Books & Freckles

L’incontro con la letteratura (e quindi, con la cultura) giapponese ha sempre un sapore particolare. Non ci sono grandi discorsi; ogni frase è fatta di misura e di essenziale, ogni singola parola è scelta con cura. Non ci sono grandi avvenimenti, né svolte improvvise, né gesti eclatanti. E, soprattutto, non manca una sacralità e un profondo rispetto della natura e dei sentimenti, sempre custoditi e mai cannibalizzati. Un’estate con la strega dell’Ovest è tutto questo. C’è una nipote (Mai), traumatizzata dal passaggio alla scuola media. C’è una madre, che si rende conto del disagio della figlia. C’è una nonna (la strega dell’ovest) – inglese – che meglio di tutti capisce cosa significa trovarsi in un mondo nuovo e doversi integrare pur rimanendo sé stessi (e l’adolescenza, con tutto ciò che ne consegue, è un affacciarsi su un mondo nuovo). Si può essere felici senza dover per forza mettersi in mostra ed avere successo? Si può essere sé stessi senza essere costretti ad omologarsi alla massa? Queste sono le domande cui Mai comincia pian piano a dare risposta grazie all’aiuto della nonna (che le ha rivelato di essere una vera strega!) ed ai suoi consigli (magici). Le settimane che Mai trascorre insieme alla nonna, nella sperduta campagna giapponese, sono come sospese fuori dal tempo, tra terra da curare, piante da coltivare, fragole selvatiche da raccogliere e vasetti di marmellata da riempire. C’è tutta la semplicità e la ritualità dei piccoli gesti. Ci sono pace ed equilibrio. E i tre racconti finali, aggiunti dall’autrice all’edizione del 2017 (la prima risale al 1994, ma il libro è stato pubblicato grazie a Feltrinelli soltanto quest’anno), costituiscono la quadratura del cerchio, un bis di poesia. Commuovono e rincuorano, e ce ne si separa con riluttanza, sperando di ritrovarsi ancora insieme ad esprimere un desiderio al prossimo arcobaleno.

ESTATE

Cambiare l'acqua ai fiori di Valérie Perrin (e/o edizioni)
Scelto da Claudia, Il giro del mondo attraverso i libri

Nella Borgogna c’è un cimitero la cui guardiana è Violette Toussaint, una donna che trascrive in un grande quaderno lo svolgimento dei funerali, che accoglie chiunque nella sua casetta, che ascolta con attenzione, che cura e pulisce le tombe altrui e che indossa l’estate sotto l’inverno. Attorno a Violette ruota una girandola di personaggi unici: padre Cédric, il sacerdote, i tre necrofori – Nono, Elvis e Gaston – e i fratelli Lucchini, proprietari di un’impresa funebre. Un’alba da Marsiglia giunge un commissario di polizia, Julien Seul: ha bisogno di trovare la tomba di un famoso avvocato, Gabriel Prudent, perché la sua defunta madre, Iréne, ha scritto nelle sue ultime volontà l’intenzione di essere sepolta accanto a quest’uomo. L’arrivo del commissario mette in moto la macchina dei ricordi di Violette. Attraverso una serie di flashback, viene raccontata la vita di Violette e lo sviluppo del lungo amore tra Iréne e l’avvocato Gabriel Prudent. Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin, tradotto da Alberto Bracci Testasecca per edizioni e/o, è un romanzo intenso e corposo, con una narrazione capace di passare in un attimo dall’ironia al dramma, sempre con una punta di romanticismo tipicamente francese.

I testamenti di Margaret Atwood (Ponte alle Grazie)
Scelto da Laura, Il tè tostato

La fine dell’estate del 2019 ha portato ai lettori l’atteso romanzo di Margaret Atwood I testamenti, sequel de Il racconto dell’ancella, pubblicato per la prima volta a metà degli anni ‘80 e di grande successo negli ultimi tempi grazie alla ripubblicazione per Ponte alle grazie. Il romanzo, che ha avvicinato molti lettori e soprattutto molte lettrici al genere distopico, ha con I testamenti una prosecuzione che consente di sciogliere alcuni nodi rimasti dal finale aperto e così torniamo nella Repubblica di Galaad, il regime teocratico totalitario che governa gli Stati Uniti e in cui le donne non hanno diritti. Ne I testamenti non ascolteremo più la voce dell’Ancella, ma sarà la spietata zia Lydia a raccontarci le crudeltà di Gilead e a diventare personaggio chiave per confrontarci con i paradossi e i violenti paradossi di una società in cui la donna è centrale ma odiata e il suo corpo è necessario ma allo stesso tempo soffocato, torturato, negato. Nel nuovo libro non avremo una sola donna da conoscere, ma Margaret Atwood, con la tessitura cui ci ha abituati, ci presenta nuove figure dalle quali ci lasceremo condurre fino in Canada. Lo stile limpido e la lingua tagliente della scrittrice contro il divieto di alfabetizzazione delle donne sotto il regime, la necessità di avere fattrici per incrementare le nascite e la loro contemporanea mortificazione, il malato moralismo del potere e la spinta alla libertà delle sottomesse, il bisogno di uscire da Galaad, ma anche di non dimenticarla, queste le suggestioni di un romanzo potente, di un sequel che sembra poter essere letto anche da solo. Chi ha amato Il racconto dell’Ancella si fida di Margaret Atwood tanto dalasciarsi portare ancora sotto il regime e tornare là dove c’era stata umanità, dove abbiamo conosciuto la ferocia e dove si è risvegliata la coscienza di molti lettori che hanno fatto di quell’opera un manifesto. Ponte alle grazie ci ha ridato una scrittrice che in Italia si era persa e con lei una voce che ha scavato in molte persone, forse soprattutto in molte donne, e contribuisce alla creazione di una coscienza che rifiuta ogni genere di oppressione.

La linea madre di Daniel Saldana Paris (Chiarelettere)
Scelto da Viviana, Emozioni in font

Nulla è perfettamente simmetrico. Nulla è perfetto come può sembrare. Il figlio di Teresa lo comprende solo dopo anni da quel giorno, disteso su quel letto a riavvolgere i fili della sua vita. Un bel giorno Teresa va via con quella sua enorme borsa e lascia la sua famiglia. Davvero il motivo è soltanto politico, per riaccendere il suo spirito combattivo e far parte dell'esercito zapatista? La verità è più dolorosa. Teresa perde la sua perfezione perché ha lasciato che il suo io venisse sopraffatto dal marito, un uomo semplice e ordinario. Ma cattivo. Teresa non è perfetta perché quella forza, quel farcela da sola che tanto il figlio ammirava e sperava di aver ereditato perdono di valore di fronte a una morte così poco valorosa come un incidente d'auto. Parlare di un libro in così poco spazio non riesce a dare la complessità di quei piccoli tasselli che l'autore inserisce per comporre un romanzo che solo all'apparenza vuole raccontare quali conseguenze comporti un abbandono. C'è una violenza manifesta ma anche più nascosta e quindi maggiormente spaventosa. Un pregiudizio su più fronti che non risparmia nessuno. E una solitudine forse inevitabile.

AUTUNNO

Il colibrì di Sandro Veronesi (La nave di Teseo)
Scelto da Giuditta, Giudittalegge

Il colibrì ha due caratteristiche: è il più piccolo uccello del mondo e muove velocemente le ali per restare fermo. Marco Carrera, denominato “Il Colibrì” da bambino, per la crescita ridotta in seguito a una patologia, che una volta curata lo porta a uno sviluppo improvviso quanto sorprendente, conserva il nomignolo anche da adulto, perché al pari dell’uccello avrà la capacità di rimanere fermo e immobile, per quanto la vita glielo consenta, mentre intorno a lui il (suo e il nostro) mondo si disgrega negli affetti, nelle relazioni, nelle perdite e nelle scomparse. Vita felice quella di Carrera. Non in senso utilitaristico e interessato, ma nel senso profondo e pieno di chi ha vissuto giustamente, che non vuol dire non commettere errori e sbagli, ma farlo in maniera disinteressata, con l’animo puro e il cuore sgombro. Il romanzo di Sandro Veronesi è una marchingegno perfetto, come la Natura. Tutto funziona: personaggi, eventi, scrittura, tempo narrativo e narrato, struttura. Ma soprattutto ha dentro il sé il potere di cambiare il lettore, tanto da rendere impossibile qualsiasi definizione, sempre limitante. Non si è più gli stessi dopo aver letto Il Colibrì e si ringrazia lo scrittore per la metamorfosi profonda che ha reso possibile pagina dopo pagina, fino al gran finale.

La vita bugiarda degli adulti di Elena Ferrante (e/o edizioni)
Scelto da Francesca, Gli amabili libri

«Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta». La storia di Giovanna parte da qui, da quel maledetto giorno in cui sentì distrattamente la conversazione che sua madre e suo padre stavano facendo, inconsapevoli che la loro figlia dodicenne stesse ascoltando. Con questo fulminante incipit inizia il nuovo romanzo di Elena Ferrante, La vita bugiarda degli adulti (Edizioni E/O), in cui la scrittrice del mistero ci porta nuovamente a Napoli, una Napoli diversa da quella del rione degradato di Linù e Lila. Giovanna è cresciuta in una famiglia borghese della Napoli del Vomero e di Rione Alto, una vita impregnata di cultura e valori che le sono stati trasmessi dai due genitori professori. Quando il padre paragona la bruttezza della figlia a quella della sorella Vittoria, scatta in Giovanna la voglia di conoscere quell'affetto che le è stato negato. La conoscenza della zia porterà Giovanna a confrontarsi con mondo degli adulti, un mondo fatto di bugie in cui inizierà a muoversi con estrema facilità; trasgredire sarà la sua missione, mentire il suo pane quotidiano. Elena Ferrante torna con un romanzo potente ed ammaliante come solo lei riesce a scrivere.

La casa delle voci di Donato Carrisi (Longanesi)
Scelto da Paola, Quisilegge

«A volte possediamo tutti gli elementi per conoscere la verità, solo che non vogliamo davvero saperla». Pietro Gerber è un ipnotista infantile, lo chiamano l’addormentatore di bambini; anche suo padre, il dottor B., lo era. Gerber ama il suo lavoro, la moglie Silvia e il figlio Marco, 3 anni. Un giorno, al telefono, una collega australiana gli chiede di seguire una paziente problematica che crede di avere ucciso suo fratello quando era bambina. Gerber, accettando, dovrà riportare la donna nella sua infanzia da incubo segnata dalla continua fuga dagli estranei, dai ritorni dalla terra dei morti e, soprattutto, dalla casa delle voci. Dopo ogni seduta, però, il passato della paziente si avvicina pericolosamente alla vita privata di Gerber che nasconde un indicibile segreto. Un thriller davvero geniale, un linguaggio essenziale capace di costruire intrecci inimmaginabili con continui colpi di scena da brividi. Amo Carrisi e ho letto tutti i suoi libri ma credo che con questo si sia davvero superato.  Del resto lui stesso ha detto «Se ho avuto paura io a scriverlo, figuratevi voi a leggerlo».


Buon Natale e Felice Anno Nuovo da GoodBook!
 
 
 

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