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Carpe diem. Le poesie più belle

Carpe diem. Le poesie più belle
titolo Carpe diem. Le poesie più belle
autore
traduttore
argomento Poesia e studi letterari Poesia
collana Le strade
editore Fazi
formato Libro: Copertina morbida
pagine 109
pubblicazione 11/2016
ISBN 9788893250696
 
15,00
 
Disponibile normalmente in 72/96h
 

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Quasi tutti conoscono almeno un verso di Orazio, il grande poeta latino, uno dei più grandi di tutti i tempi: se non altro, il famosissimo e universale carpe diem. Pochi hanno avuto invece l'opportunità di leggerlo e goderne, se non sudando sul latino dei banchi di scuola. Ed è un peccato. Raffinatissimo e intenso, antico e moderno al tempo stesso, Orazio continua - a più di duemila anni dalla morte, avvenuta nell'8 a.C. - a far sentire la propria voce, a meditare sulla fuga del tempo, invitando gli uomini a non lasciarsi sfuggire la densità dell'istante, l'attimo da cogliere e vivere in pienezza. Scontroso e irascibile, innamorato della saggezza e del vino, fu uomo solitario, ma credette profondamente nell'amicizia. Amò le donne con passione, ma della passione ebbe sospetto e timore. Non ebbe figli, né eredi, ma scelse di lasciare al mondo l'inconsistenza della parola poetica: «Un monumento più eterno del bronzo, più alto delle piramidi». Minacciato da quel "male di vivere" che chiamò funestus veternus, cercò sempre un equilibrio interiore che non si lasciasse turbare dalle alterne vicende della vita, ma seppe anche accettare con un sorriso le debolezze proprie e altrui. La sua poesia insegue la perfezione e l'eleganza assolute, ma spesso i suoi versi raggiungono la vetta ben più ardua della semplicità. Aspira all'eternità, ma esalta la bellezza del momento presente. Vorrebbe pronunciare la parola "speranza", ma teme che sia un inganno. Non crede agli dèi, e se ne dispiace. E così Orazio consacra la sua voce a una dimensione intermedia, a quella terra di nessuno che sta nel mezzo, fra il cielo e la terra: nel "non più" degli dèi fuggiti, nel "non ancora" del Dio che viene.
 

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