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Sellerio Editore Palermo: Il contesto

Il feudo

di David Lopez

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2019

pagine: 228

Jonas è un pugile di un certo talento, ha una ragazza che lo chiama per fare sesso ma da lui non vuole altro, attorno una banda di amici, gli stessi dai tempi delle scuole elementari, ed è con loro che trascorre le giornate e la vita in un limbo sociale, uno di quei luoghi tra la periferia e la campagna, né sobborgo né quartiere chic, «troppo cemento per poterci considerare veri campagnoli, troppo verde per assimilarci alla feccia suburbana». Jonas e gli altri non sono teppisti di strada e neppure dei figli di papà che si danno delle arie da duri. Fumano hashish e coltivano erba, giocano a carte, litigano, bevono, parlano di boxe, di sesso, di rap, i loro dialoghi si intrecciano e si sovrappongono continuamente in una partitura ultrarealistica, densa e ipnotica. David Lopez, in questo romanzo di esordio, racconta il gruppo e il loro feudo, lo spazio di cui sono padroni e schiavi, nell'abbandono al tempo che passa, ai giorni che si succedono; è un ruvido cenacolo di giovani senza particolari qualità e prospettive, ragazzi che potrebbero cambiare la loro condizione ma che ostinatamente rimangono fermi, senza prendere iniziative, annoiandosi senza autodistruggersi, lamentandosi senza lottare, in apparenza privi di un qualsiasi desiderio di riscatto. Nel loro atteggiamento cova un rifiuto radicale, esistenziale, essenziale, delle regole sociali, una negazione definitiva di ogni volontà del mercato, del consumo, delle energie trascinanti e distruttive del capitalismo, ma in loro non sembra mai esserci un secondo fine, un istinto di critica sociale. Eppure dall'indolenza, dall'apparente apatia scaturisce la materia preziosa e sorprendente dei rapporti umani con le sue emozioni folgoranti, l'amarezza improvvisa, la comicità scomposta e inattesa, la rabbia e poi la quiete, grazie a un lavoro sulla scrittura e sull'oralità caratterizzato da un linguaggio innovativo, colloquiale, di forte musicalità, che come nel rap assesta frasi e immagini spiazzanti, poesia istantanea e imprevedibile, mai artificiale, sempre crudamente vera.
16,00

Barzellette per miliziani

di Mazen Maarouf

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2019

pagine: 150

È giusto inseguire l'amore durante un conflitto? Come fa un bambino a restituire la dignità a un padre vigliacco e deriso da tutti? Si può riuscire a sopravvivere anche nella più assurda delle situazioni, magari assieme a una mucca in un cinema sventrato dalle bombe? In una città indefinita, dilaniata da una guerra che sembra non avere termine, una serie di personaggi guarda e racconta un mondo spietato in cui nonostante tutto, con ogni mezzo, si cerca di resistere. Maarouf fonde la quotidianità domestica e la feroce irrealtà della violenza bellica, e crea una galleria di adulti, ragazzi e bambini, di soldati e di civili, che provano a restare a galla nell'unico modo possibile: contaminando una realtà di insostenibile concretezza con la materia impalpabile dei sogni, l'acido corrosivo dello scherzo e del sarcasmo, la leggerezza fiduciosa di chi testardamente insiste a immaginarsi un futuro. Vi sono echi di Etgar Keret e di Roald Dahl nella logica deviata della sopravvivenza a tutti i costi e nella folle fantasia di chi si aggrappa a ogni speranza per riuscire a redimere anche la più estrema delle situazioni. Nelle narrazioni dei personaggi si fondono l'innocenza, l'ottimismo, il desiderio di vendetta, l'accettazione dell'assurdo, l'attesa ostinata di un domani migliore, la risata che sbeffeggia il potere e la crudeltà. E con uno stile originalissimo, ritmato, ipnotico, tra un'immagine poetica e un rovesciamento satirico, Maarouf dà vita a un racconto dei racconti tutto contemporaneo, in cui l'incanto e la paura, la magia e l'orrore diventano sostanza letteraria di un'analisi e di una cronaca del nostro presente.
15,00

La Spagna vuota

di Sergio Del Molino

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2019

pagine: 393

La Spagna, come altri paesi europei tra cui, l'Italia, ha visto svuotarsi nel corso dei decenni parte del suo territorio. Questo fenomeno inizia nel dopoguerra con l'abbandono delle campagne e delle province e il rapido processo di inurbamento prima verso Madrid e Barcellona e poi a favore di città di medie dimensioni come Saragozza, dove vive l'autore Sergio del Molino. È da qui che inizia un viaggio nel tempo e nello spazio, attraverso le zone profonde e semidisabitate della penisola iberica, nella densità della Storia e nella rarefazione del presente della «Spagna vuota», termine da lui coniato e che è entrato nel lessico contemporaneo. Dosando eventi storici, fatti di cronaca, letteratura, cinema, cultura alta e popolare, lo scrittore indaga cause e circostanze, e riflette sulle conseguenze di tale desertificazione umana sulla vita sociale, politica e privata degli spagnoli. Studiando il fenomeno del Molino scopre cose inaspettate: forse una «Spagna piena» non è mai davvero esistita, e attorno a quegli agricoltori che oggi sono oggetto di un recupero nostalgico esistono dei miti, delle leggende nere di cupa ferocia che narrano di folli atti di violenza. Al tempo stesso rintraccia un orgoglio che a partire dagli anni Trenta, dalle Missioni pedagogiche che portano la cultura nei villaggi, arriva ai nostri giorni, ai giovani maestri e professori destinati alle scuole di campagna che si sobbarcano ore di viaggio per raggiungere luoghi dove non c'è quasi più nulla e nessuno. Emerge così un ritratto letterario, politico e culturale rivelatorio anche per i lettori italiani, perché come scrive del Molino nella prefazione a questa edizione, «esiste un'Italia vuota, soprattutto nel sud, dove i fenomeni dei paesi abbandonati, dell'invecchiamento della popolazione e dello spopolamento sono analoghi a quelli spagnoli». Il suo libro è un gesto d'amore per il carattere di una nazione, per la peculiarità della sua demografia, per la temperatura sentimentale del suo territorio e dei suoi abitanti.
16,00

Lo strano caso di Henri Girard

di Philippe Jaenada

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2019

pagine: 661

Un triplice omicidio commesso nel 1941 in Dordogna vide accusato e poi scagionato un ragazzo viziato e incostante, Henri Girard. Philippe Jaenada ha studiato l'inchiesta e il processo, scovato nuovi indizi, gettando una luce nuova sulla vicenda con questo romanzo, a metà tra reportage e saga famigliare, che ha vinto nel 2017 il Prix Femina. Una mattina di ottobre del 1941, in un castello isolato in Dordogna, il giovane Henri cerca soccorso: durante la notte il padre, la zia e la cameriera sono stati massacrati a colpi di roncola. Lui è il solo sopravvissuto. Tutte le porte sono chiuse, nessun segno di scasso. Il ragazzo due giorni prima aveva chiesto in prestito ai vicini l'arma usata per il crimine. Dopo l'omicidio dei suoi parenti è diventato a ventiquattro anni l'unico erede delle fortune di famiglia: il castello, numerosi immobili, terreni, milioni in azioni e obbligazioni. Nel 1943, in piena guerra, alla fine di un processo clamoroso e torbido, Henri Girard viene assolto e l'inchiesta chiusa nonostante l'opinione pubblica fosse convinta della sua colpevolezza. Nel 1947 parte per il Venezuela e tornerà in Francia dieci anni più tardi. Porta con sé il manoscritto di un romanzo firmato con lo pseudonimo di Georges Arnaud, "Il salario della paura", che avrà grande successo e da cui verrà tratto un celebre film con Yves Montand. La vita di Girard riserverà ancora molte sorprese, diventerà giornalista, autore di testi teatrali, sosterrà la causa algerina, e morirà a Barcellona nel 1987. Il mistero del triplice omicidio nel castello di Escoire non è stato mai risolto e intorno alla vita dell'unico sospettato è nato un mito di ambiguità nera e demoniaca. Philippe Jaenada ha vestito i panni dell'investigatore e si è immerso negli archivi, ha scovato indizi, ha studiato l'inchiesta e il processo sullo sfondo della Francia degli anni '40. Il suo Girard è un uomo tormentato e brillante, insopportabile e combattivo, un difensore dei deboli e degli sventurati, sempre in guerra con quelli che simboleggiano l'ordine, la serietà, la legge. Da questa immersione profonda nei fatti, nelle parole e nei silenzi, scaturisce un racconto che contamina il reportage con l'umorismo, il romanzo di famiglia con l'arte della digressione, ed è il ritratto fluviale e appassionante dell'intera, enigmatica esistenza di Henri Girard.
18,00

Hotel Tito

di Ivana Bodrozic

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2019

pagine: 177

È il 1991, e a Vukovar, sulle sponde del Danubio al confine tra Croazia e Serbia, sta arrivando la guerra. Una famiglia, due figli, l'improvviso irrompere della violenza, la fine di ogni sicurezza. I genitori nascondono alla bambina e al ragazzo la gravità della situazione e preferiscono tenerli lontani e al sicuro, mandandoli da soli al mare, in vacanza. Alla fine dell'estate anche la madre li raggiunge e da qui in poi la loro trasferta si trasforma a poco a poco in esilio. Vukovar viene devastata e non si ricevono più notizie del padre scomparso durante l'assedio da parte della milizia serba. I tre alloggiano all'Hotel Zagorje, un albergo costruito a Kumrovec, città natale di Tito, sede negli anni '70 della Scuola del Partito Comunista, da loro ribattezzato «Hotel Tito». È un campo esuli e un asilo di protezione per chi è riuscito a sottrarsi al conflitto, e la bambina vede la sua vita e quella della sua famiglia cambiare in modo radicale. Il distacco, l'isolamento, la guerra, si prolungano sempre di più, e quella che sembrava una situazione straordinaria diventa la normalità. Per sette anni, in quell'hotel, la bambina non perde mai la speranza e il coraggio, stringe nuove amicizie, diventa grande nella lotta incessante per qualche metro quadrato in cui stringersi con la madre, perennemente preoccupata per la sparizione del padre, accanto al fratello, sempre indocile e in collera per l'immobilità del governo. Ed è lei a raccontare un intero mondo che sta sparendo, lo stravolgimento della storia, la rivoluzione di un presente che arriva a sradicare le abitudini e gli affetti, i sogni e le speranze per il futuro.
15,00

Diciannove donne

di Samar Yazbek

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2019

pagine: 331

«In questo libro le donne non pretendono di possedere la verità» scrive Samar Yazbek accingendosi a lasciare la parola alla voce e allo sguardo delle sue testimoni. Le storie da lei raccolte dall'inizio della guerra civile siriana nel 2011 sono di donne provenienti da famiglie della classe media, mogli, studentesse universitarie, insegnanti, giornaliste. Quasi tutte per sfuggire alla persecuzione e alla morte sono uscite dalla Siria e si trovano ora nei paesi confinanti o in Europa. Consapevoli che non faranno mai ritorno in patria vivono immerse in una forte nostalgia e in una grande costernazione per la perdita di umanità e per le tragiche condizioni in cui versa oggi il loro paese, diviso e abbandonato anche dalla comunità internazionale. La repressione, l'obbligo di indossare il velo integrale, il divieto di partecipare alle manifestazioni o di uscire di casa nelle zone controllate dagli islamisti radicali; il racconto delle scuole clandestine per i bambini, le battaglie quotidiane per la scarsità del cibo, la mancanza perenne di elettricità e di connessione internet; gli ospedali improvvisati, le carceri dove vengono inflitte torture fisiche e psicologiche, la fuga dai bombardamenti, dalle armi chimiche lanciate sulla popolazione. Le diciannove donne, e una moltitudine come loro, hanno vissuto tutto questo, e in coro unanime si chiedono come sia possibile che una «rivoluzione» possa avere portato un tale peggioramento delle condizioni di vita: il prima era molto meglio dal punto di vista della libertà individuale. Sul banco degli accusati siede il potere maschile, cieco e autoreferenziale, qualunque esso sia: quello della dittatura di Assad, dell'Esercito siriano libero, del Fronte al-Nusra e di Da'esh, mescolato alla secolare questione della convivenza, in una regione di cristiani, drusi, alawiti e musulmani sunniti. Yazbek ha scritto queste pagine per «responsabilità morale e patriottica nei confronti delle vittime, per rendere loro giustizia e risarcirle in qualche modo, che è poi l'aspetto più importante della nostra guerra contro l'oblio». Chi leggerà questo libro saprà di aver accolto una parte di questa eredità.
16,00

Maternità

di Sheila Heti

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2019

pagine: 290

Il desiderio di maternità è un insieme di forze contrastanti che non riguarda solo la procreazione, la famiglia, il padre e la madre, i figli, ma uno spazio emotivo più ampio in cui convivono infelicità e speranza, realizzazione di sé e smarrimento. Ed è da questo assunto, a tratti paradossale, che scaturisce uno degli sguardi più originali e potenti degli ultimi anni su un tema che suscita prese di posizione sempre più inconciliabili. In questo racconto che oscilla tra il romanzo autobiografico e il saggio intimo, il pamphlet provocatorio e un'umoristica indagine filosofica, la narratrice Sheila si avvicina ai quarant'anni, e accanto a sé ha la maggioranza delle amiche che sta considerando la possibilità di avere un figlio o già l'ha avuto. La donna si ritrova a ponderare una scelta che le appare difficilissima, pone a se stessa domande continue e feroci, interroga l'I Ching, si affida al caso beffardo di un lancio di dadi. Il dubbio si insinua come un tarlo, cresce a dismisura, svanisce e ricompare monopolizzando il suo quotidiano, il suo lavoro, la sua relazione sentimentale. «Dovrei fare un figlio con Miles? No. In generale, dovrei avere un figlio? Sì. Allora devo lasciare Miles? No». Ma esiste davvero una soluzione? Sheila si informa, parla con medici, amici, parenti, si confronta con il compagno, non arriva mai ad una risoluzione e fatica a trovare una risposta che le sembri giusta, saggia, moralmente accettabile. Sogni ricorrenti dovuti all'ansia, un insistito scrutinio del proprio corpo, tutto le appare iniquo. Soprattutto la sconvolge il destino già scritto in ogni giovane donna, quello di un imperativo culturale e naturale a cui è impossibile sottrarsi. Heti si aggira in un territorio ostile e poco esplorato, alla ricerca di una nuova maturità come artista e come donna. "Maternità" è un libro tutto giocato sull'ironia e sull'eccentricità del candore. E una disamina della procreazione dal punto di vista etico, sociale e psicologico, è la cronistoria di un'illuminazione esistenziale che si fa strada faticosamente, e insegue, consapevole della difficoltà della sfida, la possibilità di una nuova stesura delle regole della femminilità.
16,00

L'assassino timido

di Clara Usón

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2019

pagine: 186

Sandra Mozarovski era una giovanissima attrice nella Spagna degli anni Settanta, una celebre lolita di un cinema sexy ed erotico chiamato "Destape", «spogliarello», che il regime franchista, nei suoi ultimi anni, preferiva non censurare per diffondere una scollacciata menzogna di modernità e libertà. Nata a Tangeri, figlia di un diplomatico russo, Sandra muore nel 1977 all'età di 18 anni, dopo essersi gettata dal balcone di casa. Ma la sua morte ha sempre suscitato sospetti, e l'ipotesi più diffusa è che sia stata uccisa dai servizi segreti a causa di una relazione con il re Juan Carlos del quale era rimasta incinta. Nessuna inchiesta ha mai fatto seguito al tragico avvenimento. Nata tre anni dopo Sandra, Clara Usón racconta la storia della ragazza, analizza i suoi film, le sue interviste, le sue foto, si accosta a lei in un corpo a corpo feroce, per scrutarne l'enigma. Al tempo stesso si immerge nelle emozioni della propria giovinezza, ne indaga l'irrequietezza e l'indole autodistruttiva, rivive il complesso rapporto con la madre, il desiderio di libertà e di eccessi, il sogno di ribellione in un periodo storico di grande trasformazione per un paese che si stava faticosamente lasciando alle spalle i decenni bui della dittatura. E attorno alle storie vere di Sandra e di Clara, due ragazze convinte che il futuro fosse nelle loro mani, emergono in controcampo altre figure, filosofi e scrittori, Albert Camus, Ludwig Wittgenstein, Cesare Pavese, le cui riflessioni illuminano una trama tesa, sostenuta da una scrittura erudita e implacabile, sempre sospesa fra ironia e tenerezza, tragedia e commedia, e in cui Usón esalta gli elementi presenti in tutta la sua opera: la costante indagine del confine tra documentazione e immaginazione, tra verità e apparenza, tra realtà e desiderio.
15,00

Una nave di carta

di Scott Spencer

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2019

pagine: 487

Sono gli anni del processo a O.J. Simpson, e gli Stati Uniti sembrano dividersi lungo una frontiera di classe, di razza, di genere. Daniel Emerson è un avvocato bianco di New York non ancora quarantenne, tornato a vivere nella sua città natale lungo il fiume Hudson. Accanto a lui, la fidanzata Kate è una scrittrice che fatica nella stesura del secondo romanzo, distratta dalle vicende del campione di football accusato dell'omicidio di due donne. Daniel accudisce Ruby, la figlia di lei, e sembra perfettamente inserito nella comunità, finalmente appagato dalla vita di famiglia alla quale aveva sempre aspirato. Ma un incontro scuote quella perfezione, e la rende più torbida e drammatica. Iris Davenport è una donna nera che frequenta un dottorato in un college della zona, il marito è consulente finanziario a New York e rientra solo nei fine settimana, il figlio è compagno di giochi di Ruby. Iris è per Daniel l'incarnazione di un sogno, sentimentale ed erotico, e diventa presto un'ossessione. La segue in macchina, studia i suoi orari, spesso la nomina quando parla con Kate, ma non crede che le sue fantasie avranno un seguito. Poi il caso, o forse l'implacabile meccanica del desiderio, accelera gli eventi, e provoca una lacerazione capace di disgregare un ordine familiare e sociale la cui solidità si rivelerà quanto mai effimera.
17,00

Il futuro è storia

di Masha Gessen

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2019

pagine: 706

Masha Gessen è nata a Mosca e poi è cresciuta negli Stati Uniti. Giornalista in Russia durante gli anni Novanta, ha vissuto gli eventi che hanno profondamente trasformato il suo Paese nativo, e per raccontarli ha dato ritmo romanzesco alla ricerca saggistica e seguito lungo diversi decenni la vita quotidiana di un gruppo di individui attraverso i quali guardare e comprendere la realtà che li circonda. Sono nati quando l'Unione Sovietica esisteva ancora, ma la loro esperienza si è formata quasi interamente sotto la presidenza di Viadimir Putin. Hanno condiviso con il resto del paese la speranza di una nuova epoca democratica e l'avvento di trasformazioni radicali e inaspettate. Accanto a loro, di una precedente generazione, quelli che hanno, attraversato la fine del comunismo cercando di immaginare nuove modalità per riempire il vuoto lasciato dal tramonto di un'era. A partire dalle inaspettate liberalizzazioni di Gorbacëv, attraverso due guerre con la Cecenia fino all'ascesa di Putin, all'annessione della Crimea e alla rivoluzione ucraina, i protagonisti di Gessen si confrontano con le trasformazioni sociali e politiche spinti dal desiderio di costruirsi un proprio percorso di uomini e di donne liberi, di imprenditori o di attivisti politici, di studiosi capaci di riuscire a comprendere il rinnovato panorama di una nazione dalla storia complessa e contraddittoria. Questo è il racconto del loro destino e l'analisi di un nuovo regime che guarda indietro nel tempo al mito della Grande Russia. È la cronaca dell'ascesa di uno stato invincibile che condanna ogni diversità politica e di genere ergendosi a difensore dei valori cristiani e familiari più tradizionali, non più l'antagonista per eccellenza dei valori democratici ma specchio delle stesse pulsioni reazionarie e autoritarie che ispirano il pensiero conservatore e anti europeo divenuto programma politico e di governo in Europa e negli Stati Uniti. È un reportage che mette in guardia dalla vulnerabilità delle istituzioni e del potere.
18,00

Vicolo dell'immaginario

di Simona Baldelli

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2019

pagine: 245

Clelia è una ragazza di poco più di vent'anni, vive in un paesino della Bassa, in provincia di Reggio Emilia e lavora in una fabbrica di giostre. In questo modo sostiene la famiglia, una madre vedova, incattivita col mondo, che non perde occasione per incolparla di tutto, e la sorella Marisa, affetta da poliomielite. La giovane ha però una vita laterale, un punto di osservazione tutto suo dal quale si immerge nei sentimenti, nelle opportunità, nei grandi cambiamenti che avvengono alla fine degli anni '50, e poi le prime rivendicazioni sociali degli anni '60 col presagio di un periodo più buio e conflittuale. Un amore perduto la porterà ad abbandonare l'Italia, a voltare pagina e a inventarsi una nuova vita, diventando Amalia. Amalia giunge a Lisbona all'inizio degli anni '70 cercando di capire il perché di una piccola e nitida ombra nera che l'accompagna da qualche tempo. Per sopravvivere si prende cura di una signora anziana, Francisca Josefa, ammalata d'amore, che attende l'arrivo della nebbia che sale dal fiume Tago accompagnando il ritorno di Sebastiano I, il re condottiero scomparso in battaglia alla fine del XVI secolo. Nei ritagli di tempo Amalia cuce abiti e alla sera lavora nella trattoria di Tia Marga, nel Beco do Imaginàrio, il vicolo dell'immaginario, che l'accoglie nella sua particolare comunità. Lì incontra Antonio, un ragazzo che porta sempre un garofano all'occhiello, e i suoi amici, studenti universitari appassionati di letteratura e di politica. Nella trattoria si consuma un'attesa legata alla leggenda delle anime del fiume che si mischiano ai viventi nelle notti in cui la bruma scende a coprire strade e case. Tornano per cenare e discutere, per affrontare rimorsi e rimpianti. Baldelli reinventa con naturalezza le atmosfere del realismo magico, racconta lo scontro tra la paura e la passione, tra i desideri e lo smarrimento della fine di un'epoca, e sancisce il primato della fantasia e della letteratura come materia e fondamento di ogni gesto quotidiano. Insieme, con sorprendente realismo, dipinge una città, la sua storia, la sua atmosfera, e la trasforma nella casa solida e concreta di un sogno collettivo.
16,00

Khalil

di Yasmina Khadra

Libro: Copertina morbida

editore: Sellerio Editore Palermo

anno edizione: 2018

pagine: 252

Servire Dio e vendicarsi. Questo è nel cervello di un ragazzo che si prepara a commettere un attentato, e che ha deciso di donare la propria vita per una causa più alta. In fondo chi sono i criminali, quelli che si fanno esplodere o coloro che le loro azioni, le loro parole inopportune, hanno reso possibile, e magari necessaria, la carneficina? Khalil e Rayan sono di origini marocchine, cresciuti insieme in Belgio. Rayan si è integrato senza problemi mentre Khalil è preda di un furore disordinato, e litiga costantemente con la sua famiglia. Frequentando la moschea incontra dei nuovi amici, e il suo pensiero, la sua determinazione, iniziano a cambiare. Un sentimento ispirato e tragico lo spinge all'azione, e lo prepara a commettere l'impensabile. Fin quando a Parigi, su un vagone gremito della metropolitana all'uscita dello stadio di Saint-Denis, Khalil recita un'ultima preghiera e preme il detonatore della sua cintura esplosiva. Chi è Khalil? Quali passioni lo muovono, quali visioni lo portano verso il suo destino? Il romanzo di Yasmina Khadra scruta nella mente di un terrorista seguendone ogni percorso e sfumatura, dall'indottrinamento carico di odio alla presa di coscienza, costringendo chi legge a sospendere ogni giudizio morale, a riconsiderare ogni parere e convinzione. È tra le poche opere letterarie contemporanee ad offrire una riflessione approfondita sul concetto di multiculturalismo, di islamofobia, che sappia raccontare la ghettizzazione, l'intolleranza religiosa, il fascino per la violenza. Khadra nel corso degli anni non ha mai smesso di denunciare il terrorismo islamico e le menzogne del fanatismo religioso, con prese di posizione costanti e decise. Con questo romanzo, attraverso Khalil, Rayan e gli altri personaggi, apre una porta sul mondo dell'integrazione e del suo rifiuto, sulle difficoltà che si incontrano per mantenere viva e vitale la propria cultura, per plasmare la propria identità.
16,00

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